Bollo auto addio, ma aumentano le accise? Ecco chi ci perde

L'abrogazione del bollo auto sarebbe compensata dall'aumento delle accise sul carburante. Ma chi ci perderebbe?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'abrogazione del bollo auto sarebbe compensata dall'aumento delle accise sul carburante. Ma chi ci perderebbe?

Su “Matteo risponde”, la settimana scorsa il premier Matteo Renzi ha lanciato online l’ipotesi di eliminare il bollo auto, vecchio cavallo di battaglia anche del centro-destra. Rispondendo a un utente, ha avallato anche l’ipotesi di compensare integralmente l’intero gettito perduto di oltre 6 miliardi di euro con l’abrogazione, attraverso un aumento delle accise per 16 centesimi al litro. Non si tratterebbe, quindi, di pagare una tassa in meno, bensì di spostarla da una scadenza fissa a ogni volta che facciamo benzina. Qualcuno potrebbe sorridere dinnanzi a una tale iniziativa. Che senso avrebbe? Semplice, da l’illusione di non pagare più l’odiata tassa, ma allo stesso tempo comporta anche un effetto di redistribuzione del carico fiscale in sfavore di alcune determinate categorie.

Accise carburante, quanto costa l’addio al bollo

In teoria, a subire un possibile aggravio dell’onere sarebbero le auto di grossa cilindrata e gli automobilisti che percorrono nell’anno solare un numero elevato di chilometri. Questo, perché le prime consumano di più al litro e i secondi devono fare carburante più spesso. Ne conseguirebbe, stando ai calcoli della Cgia di Mestre, che chi possiede oggi una macchina a gasolio di 1.900 di cilindrata e che, quindi, paga 227 euro di bollo, inizierebbe a rimetterci dopo appena 20.000 km all’anno. Un’auto a benzina da 1.600 di cilindrata, invece, paga oggi 199 euro, ma ugualmente inizierebbe a perderci dopo 20.000 km. In realtà, il discorso sarebbe un po’ più complesso di quanto appaia a un’analisi superficiale: le auto di minore cilindrata, verosimilmente di proprietà degli automobilisti con redditi meno elevati, rischiano di essere anch’esse tra le svantaggiate dalla misura, perché se è vero che consumando relativamente di meno, si sobbarcherebbero di meno del maggiore peso delle accise, è altrettanto vero che si tratta di quei veicoli che oggi pagano un bollo più basso e la cui abrogazione, quindi, inizierebbe a non essere più conveniente anche con un numero di km percorsi medio-basso. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Niente #bollo auto? Ma con + #accise ci perdiamo un po’ tutti[/tweet_box]    

Le categorie svantaggiate

Si consideri anche che i consumi di carburante dipendono anche dal modello dell’auto: quelle nuove consumano di meno di quelle con data di immatricolazione più vecchia, a parità di cilindrata. Ma questo implica che a subire potenzialmente il peso dell’aggravio fiscale sarebbero gli automobilisti meno fortunati, quelli che non possono permettersi di cambiare auto con frequenza. Il discorso diventa ancora più interessante, se si compie un altro ragionamento: chi compie più km con la macchina e, quindi, potrebbe essere svantaggiato dallo spostamento delle tasse dal bollo auto alle accise? Chiaramente, i lavoratori pendolari, gli artigiani, i liberi professionisti, i tassisti, coloro che devono muoversi da un posto all’altro durante la propria giornata lavorativa; infine, vengono più colpiti coloro che vivono nelle periferie, che devono fare più km per spostarsi nelle aree urbane, dove si concentrano i servizi e i posti di lavoro.

Costi anche per consumatori

Per non parlare di un altro effetto collegato all’aumento delle accise, ovvero l’aumento del costo dei beni trasportati su gomma, pari all’86% del totale in Italia. Sempre la Cgia ha stimato che l’aggravio sarebbe pari a 154 euro all’anno, che si somma ai 192 euro di maggiori accise e IVA sul carburante, a fronte di un bollo auto medio, che oggi è pari a 228 euro. In altri termini, tra costi diretti e indiretti, l’abrogazione del bollo comporterebbe su ciascun automobilista un aggravio netto di 118 euro, alla faccia del risparmio. E come sempre capita, quando una tassa viene sostituita da un’altra, si hanno effetti redistributivi sui redditi. Qui, saremmo in presenza di un beneficio netto potenzialmente solo per qualche automobilista anziano o casalinga, a discapito di una più vasta platea di consumatori e di automobilisti stessi. Non ultimo, anche tra regione e regione vi sarebbe in Italia una profonda differenza nella relativa convenienza: un automobilista toscano paga oggi mediamente 189 euro all’anno di bollo auto, uno laziale di 184 euro, uno veneto 177 euro, mentre in fondo alla classifica troviamo Sardegna (86 euro), Sicilia (100 euro) e Calabria (105 euro). A conti fatti, in Toscana bastano in media circa 970 litri di benzina all’anno per iniziare a non avvertire alcun beneficio dall’abrogazione del bollo auto, mentre in Sardegna ne bastano appena 440. Anche in questo caso, sembra che a subire un danno netto dalla misura sarebbero coloro più svantaggiati, i residenti nelle regioni meridionali.        

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia