Bolla obbligazionaria peggiore di Lehman Brothers, ecco perché minaccia i nostri risparmi

La bolla obbligazionaria sui mercati ha oltrepassato i limiti, come segnala l'ultimo caso allarmante del colosso dei giocattoli americani. Bond "spazzatura" comprati come fossero sicuri.

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La bolla obbligazionaria sui mercati ha oltrepassato i limiti, come segnala l'ultimo caso allarmante del colosso dei giocattoli americani. Bond

La richiesta di bancarotta di Toys “R” Us ha fatto scalpore ieri. Il colosso americano dei giocattoli non ce l’ha fatta a tenere testa alla concorrenza online e a quella retail più a buon mercato e intende adesso ristrutturare il suo debito da 7,5 miliardi di dollari, dopo che già nella primavera scorsa aveva lanciato con successo un’operazione di “swap” sui suoi bond 2017 e 2018, emettendo una nuova obbligazione con scadenza 2021 e con cedola annua dell’8,75%.

In parte, il caso ricorda quello di Seat PG. Anche qui, la società fu comprata a debito dai fondi Bain, Kkr e Vornado nel 2006, che hanno scaricato sui conti della controllata le passività derivanti dall’operazione di acquisizione. In questo articolo, tuttavia, vogliamo evidenziare un’altra stortura, quella riguardante l’andamento del mercato obbligazionario. (Leggi anche: Il giocattolo s’è rotto, tecnologia prende posto di bambole e soldatini)

Pochi giorni fa, l’agenzia S&P aveva declassato il debito di Toys “R” Us da “B-” a “CCC+”, peggiorando la già drammatica valutazione dei suoi bond, considerati ancora più “spazzatura” di prima. Eppure, l’obbligazione 15 ottobre 2018 prezzava vicino alla pari fino al 5 settembre scorso, quando valeva 96 centesimi di dollaro, salvo precipitare nelle sedute successive sulle voci di un’imminente bancarotta della società emittente, arrivando a un minimo di 18 centesimi nella seduta di lunedì. In pratica, il bond ha segnato -81% in una decina di sedute. Ieri, ha chiuso a 25,52 centesimi. Non è andata meglio al bond 01 settembre 2021, che stava sopra la pari il 24 agosto scorso, prezzando 101,4 e che alla fine di agosto si aggirava in area 98-99, quando l’altro ieri sprofondava a 12, segnando -88% in tre settimane. Al termine della seduta di ieri, il bond schizzava a quasi 27 centesimi.

Bolla obbligazionaria anche su mercato cds

E che dire del mercato dei “credit default swaps” (cds), i titoli che dovrebbero segnalarci con i loro prezzi il rischio crac di un soggetto emittente debito? All’inizio del mese, risultava ancora possibile acquistarli per appena 300.000 euro, a fronte di bond Toys “R” Us coperti per il valore nominale di 10 milioni di euro, implicando un rischio default del 10% (medio-basso).

Pagando solo il 3% del valore del debito da coprire, quindi, ci si poteva assicurare contro l’eventuale fallimento. Al termine della prima settimana di settembre, però, il costo dei cds saliva a 2,5 milioni, comportando un esborso pari al 25% del debito assicurato, mentre lunedì esplodeva a 7,7 milioni, implicando un rischio default praticamente certo.

E’ come se il proprietario di un immobile dal valore di mercato di 100.000 euro pagasse 3.000 euro per assicurarsi contro il rischio incendio dalla probabilità prossima al 100%, senza che la compagnia di assicurazione valuti per bene il fatto che la casa si trovi a pochi metri da un deposito di bombole di gas, da uno stabilimento di fuochi di artificio e che diversi vicini dell’assicurato siano piromani recidivi. (Leggi anche: Paura sui mercati, questo dato sui bond allarma)

Peggio di Lehman Brothers, mercato ignora rating

Sembra di tornare ai tempi di Lehman Brothers, quando le agenzie valutavano la banca con rating “A” fino al giorno del suo fallimento. La storia si ripete maledettamente, ma stavolta sembra molto più grave, perché a differenza dell’era pre-crisi, le agenzie di rating non starebbero tacendo o sottovalutando le condizioni finanziarie critiche delle società emittenti; a farlo è il mercato, che continua a prezzare il debito “spazzatura” come se fosse oro. Per capire di cosa stiamo parlando, vi offriamo solo qualche dato: i prezzi dei bond “high yield”, quelli con rating “non investment grade”, emessi dalle società dell’indice S&P 500, sono cresciuti dal crac di Lehman ad oggi del 130%, rendendo mediamente dal 2008 quasi il 10% all’anno. Al momento, rendono mediamente meno del 4,4%, intorno alla metà dell’era pre-crisi. E se allarghiamo lo sguardo a tutti i corporate bond nel mondo con rating “junk”, scopriamo che il loro rendimento medio sarebbe in area 2,50%, praticamente poco sopra quello dei decennali del Tesoro americano.

Il mercato si è ammattito? E’ l’effetto dell’azzeramento dei tassi presso tutte le economie avanzate a provocare un simile andamento dei prezzi.

Le banche centrali si sono spinte fino a tagliare i saggi d’interesse in territorio negativo e allo stesso tempo continuano a inondare i mercati principali di liquidità con piani di acquisto di assets. Ciò sostiene i prezzi di azioni e obbligazioni, riducendo i rendimenti di queste ultime. Tuttavia, esiste un rendimento-limite minimo accettabile per chi investe, superato il quale ci si sposta alla ricerca di assets più rischiosi e per questo anche più redditizi. Proprio i corporate bond “high yield” sono diventati oggetto di acquisto per il loro offrire rendimenti appetibili, nonostante implichino un rischio default più elevato. Al mercato poco importa, perché l’esigenza immediata degli investitori istituzionali, in particolare, diventa quella di creare valore per i clienti. Da qui, la sottovalutazione del rischio.

E’ così che si è alimentata la bolla obbligazionaria, con prezzi a non rispecchiare più i fondamentali di chi emette i bond (lo stesso accade per le azioni). Ci siamo incamminati su un percorso assai pericoloso, perché il passato ci segnala che quando le bolle esplodono, i primi e più potenti schizzi colpiscono la faccia di chi ha investito sui bond meno solidi. E il caso di Toys “R” Us di questi ultimi giorni dovrebbe suonare come pre-allarme di un andamento assai più generale che si rischia quando le banche centrali ritireranno gradualmente i loro piani di accomodamento monetario e le valutazioni degli assets si riporteranno ai loro fondamentali. Che sia per questo che nessun governatore riesce a svolare su QE e tassi? (Leggi anche: Obbligazioni spazzatura veri vincitori della crisi, ma mercato pagherà la sbornia)

 

 

 

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