Rendimenti dei bond in salita? Ecco quanto perderai ai prezzi attuali

Rendimenti dei bond gelidi, è in corso una potente bolla finanziaria. Ma quanto ci perdi con una risalita dei rendimenti?

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Rendimenti dei bond gelidi, è in corso una potente bolla finanziaria. Ma quanto ci perdi con una risalita dei rendimenti?

Con aumento rendimenti, prezzi bond in calo e perdite sul capitale potenzialmente enormi. Alla fine di aprile, stando all’agenzia di rating Fitch, sul mercato globale risultavano collocati titoli di stato con rendimenti negativi per ben 9.900 miliardi di dollari. Da quando le banche centrali di mezzo pianeta hanno iniziato a comprare bond governativi e privati, i loro prezzi sono esplosi e di converso, i rendimenti sono precipitati. Insomma, hanno provocato una vera e propria “bolla finanziaria”. Volete un esempio? Il Giappone. Con un debito pubblico del 240% del pil, il suo governo dovrebbe emettere titoli a rendimenti stellari per trovare qualche investitore coraggioso disponibile a comprarseli, mentre oggi riesce a piazzare i suoi bond con rendimenti sotto lo zero fino alla scadenza dei 10 anni. Abbiamo già evidenziato in più di un articolo quanto sia rischioso acquistare titoli ai prezzi attuali, specie se sono con scadenze medio-lunghe. Infatti, man mano che i tassi sul mercato si normalizzeranno (prima o poi si normalizzeranno, fatevene una ragione!), i rendimenti inizieranno a lievitare e vi ritroverete in possesso di bond con prezzi sempre più bassi, in moltissimi casi inferiori a quelli nominali che vi saranno rimborsati alla scadenza. Dunque, non solo potreste dovere incorrere in una qualche perdita nel caso di rivendita sul mercato secondario, ma anche attendendo la scadenza del bond potrebbe essere inutile, in quanto il vostro capitale investito ne risulterebbe ugualmente intaccato. Ma di quanto?

Perdite su capitale investito

Chiaramente, dipende da titolo a titolo. Non esiste una correlazione univoca tra variazione dei rendimenti e quella dei prezzi. Il discorso deve, quindi, essere fatto per ciascuna emissione e relativamente a ogni bond. Geniale un simulatore del Wall Street Journal, che consente al lettore di scorrere con la barra dei rendimenti dal -1% al +3%, simulando così che questi diminuiscano rispetto ai livelli attuali dell’1% o che aumentino fino al 3%, esitando le variazioni corrispondenti dei prezzi dei seguenti titoli: BTp a 5 anni, Bund a 10 anni, Treasuries a 10 anni, bond del Giappone a 40 anni, Btf francesi a 50 anni.      

Correlazione tra alcuni prezzi dei bond e rendimenti

Simuliamo un aumento dei rendimenti dell’1%, che allo stato attuale non sembra molto probabile nell’immediato, ma certamente lo è di molto in un’ottica di medio periodo. Si consideri che un BTp quinquennale oggi rende lo 0,5% e che in uno scenario normalizzato dovrebbe rendere, appunto, intorno all’1,5%, se non di più. Ebbene, in questo caso, il prezzo del bond scenderebbe del 5%, mentre per il decennale tedesco si avrebbe un crollo del 9%, uguale a quello dei Treasuries di pari scadenza, ma per i quarantennali nipponici si perderebbe ben il 24%, il 27% per quelli francesi a 50 anni. Simuliamo adesso un aumento dei rendimenti del 2% e vi preannunciamo che sarebbero dolori atroci: sui quinquennali italiani si perderebbe “solo” il 9% del capitale, sui decennali tedeschi e americani il 17%, mentre sui titoli a lunghissima scadenza di Giappone e Francia si subirebbe un quasi dimezzamento dell’investimento con rispettivamente il 40% e il 44% in meno. E passiamo all’ipotesi più estrema, un aumento dei rendimenti del 3%: -14% sul BTp a 5 anni, -24% sui Bund e i Treasuries a 10 anni, -50% sui bond a 40 anni del Giappone e -56% su Btf a 50 anni. Consolatevi con un calo (improbabile, ma mai dire mai) dei rendimenti di un altro 1% dai livelli attuali. In questi casi, realizzereste un guadagno del 5% sui BTp 2021, del 10% sui titoli tedeschi e americani a 10 anni, del 51% su quelli giapponesi a 40 anni e del 41% sui titoli a mezzo secolo francesi.      

Occhio a effetto cambio

In questo discorso non stiamo tenendo conto del fattore cambio. Immaginando che chi legge questo articolo sia un investitore dell’Eurozona, ovvero che utilizza l’euro in casa propria, è nella moneta unica che dovrebbe ragionare in prospettiva, nel senso che dovrebbe tramutare i prezzi dei bond a una certa data nella divisa europea. Tralasciando i titoli italiani, francesi e tedeschi, che sono già emessi in euro, l’unica possibilità che si ha di arginare in tutto o in parte le perdite sopra elencate sarebbe un rafforzamento del cambio della valuta in cui sono denominati i titoli di USA e Giappone, ma lo stesso dicasi per tutti gli altri bond stranieri qui non presi in considerazione. Esempio: abbiamo detto che aumentando i rendimenti dell’1%, il bond a 40 anni del Giappone perderebbe il 25%, quello a 10 anni degli USA il 9%. Un investitore dell’Eurozona dovrebbe sperare che quando ciò accadrà, il dollaro si sarà rafforzato contro l’euro rispetto a oggi di almeno il 9% e lo yen di non meno del 25%. Con rendimenti ancora più elevati, il nostro cambio dovrebbe indebolirsi ancora di più per compensare il crollo dei prezzi subito da questi bond. Insomma, stiamo scherzando con il fuoco. Non dite un giorno che non eravate state avvertiti.    

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