Board BCE, ultimo atto: con gli stimoli di oggi è la fine dei giochi

Ecco tutte le misure al vaglio del board della BCE oggi e i loro possibili effetti collaterali.

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Ecco tutte le misure al vaglio del board della BCE oggi e i loro possibili effetti collaterali.

Si riunisce stamattina il board della BCE per la seconda volta in quest’anno. La prima riunione è stata il 21 gennaio scorso. Alle 13.45 puntuali, Francoforte emetterà il comunicato sulle decisioni adottate sui tassi, ma l’attenzione si concentra, in particolare, sulla conferenza stampa del governatore Mario Draghi, a partire dalle 14.30.

C’è molta attenzione sui mercati per quanto dovrebbe decidere l’istituto. Gli operatori e gli analisti prevedono che sarà annunciato un ennesimo taglio ai tassi sui depositi overnight delle banche, ovvero sulla liquidità parcheggiata dagli istituti presso la BCE. A dicembre, sono stati tagliati di 10 punti base al -0,3%, meno delle attese; oggi, dovrebbero essere abbassati ancora al -0,4/-0,5%.

Le misure al vaglio del board BCE

Tra le altre misure al vaglio del Consiglio dei governatori (oggi, la Bundesbank non ha diritto di voto per il meccanismo di rotazione tra i 19 membri), c’è il potenziamento degli acquisti mensili di titoli di stato, Abs e “covered bond” con il cosiddetto “quantitative easing”, finora pari a un controvalore di 60 miliardi di euro. Secondo le stime, potrebbero salire a 70-80 miliardi. Inoltre, il programma, già prorogato di 6 mesi a dicembre fino al marzo del 2017, potrebbe ancora una volta essere allungato di 6-9 mesi, praticamente durando fino a tutto il prossimo anno. E sempre con riferimento al QE, qualcuno scommette anche che sia ampliata la gamma dei titoli acquistabili, magari includendo nel programma anche i titoli obbligazionari e persino azionari del settore privato. Questo scenario, in verità, appare poco verosimile, mentre sarebbe più probabile (ma non troppo), che la BCE si decida a rimuovere alcune limitazioni operative agli acquisti, come il famoso limite del 33% dei bond acquistabili per ciascuna emissione.      

Stime Eurozona attese in calo

Infine, dovrebbero essere annunciate alcune novità anche sul fronte delle aste Tltro, ovvero della liquidità iniettata alle banche dell’Eurozona fino a 4 anni e al tasso di appena lo 0,05%. Ad oggi sono state previsti 4 appuntamenti all’anno, di cui uno proprio questo mese, ma a questo punto potrebbero essere sia aumentati di numero, sia migliorati ulteriormente nelle condizioni di erogazione.

Rispetto alle aste Ltro di fine 2011-inizio 2012, queste vincolano gli istituti ad utilizzare la liquidità per fare prestiti a famiglie e imprese, altrimenti dovranno restituire il denaro a tassi penalizzanti. Grosso modo, quelle appena enunciate sono le misure allo studio del board, che oggi esaminerà anche le stime macroeconomiche sull’Eurozona per il triennio in corso, attese in peggioramento sul pil e l’inflazione, rispetto a quelle di 3 mesi fa.

Le difficoltà tecniche del QE

Il potenziamento del QE e i tassi negativi sui depositi delle banche sono legati tra di loro. Infatti, nel gennaio dell’anno scorso, in sede di varo del piano di acquisti, si decise che i bond eligibili dovessero avere una scadenza minima di 2 anni, una massima di 30 anni e un rendimento minimo pari ai tassi overnight, in quanto così si assicurerebbe un equilibrio finanziario per l’istituto, nel senso che le operazioni non avverrebbero in perdita. Abbassando i tassi overnight, quindi, la BCE automaticamente aumenta la platea dei titoli eligibili, allontanando lo spettro di una carenza di bond, materializzatosi sin dalle prime settimane di attuazione del QE, specie per i titoli emessi dalla Germania, i cui rendimenti sono negativi fino alla scadenza degli 8 anni.      

Rendimenti Bund glaciali

Tuttavia, il taglio dei tassi overnight crea il tipico meccanismo del cane che si morde la coda. Infatti, ciò spinge le banche a impiegare liquidità nell’acquisto di bond a breve termine, come alternativa al costo da sostenere per depositarla presso la BCE; ma ciò, unitamente a un aumento degli acquisti col QE, provoca una riduzione dei rendimenti sovrani, per cui si torna al punto di partenza. Sembra ormai assodato, infatti, che i rendimenti sovrani tedeschi per le scadenze più brevi abbiano come limite proprio i tassi overnight. Il problema è che oggi come oggi, quand’anche questi ultimi fossero tagliati di 10 bp, la BCE non potrebbe acquistare Bund con scadenza residua fino a 5 anni, a dimostrazione dei problemi di natura “tecnica” della prosecuzione del programma, che più viene potenziato, meno diventa attuabile operativamente.

Ma la vera questione è un’altra. Per la prima volta dal varo degli stimoli monetari, il mercato sta mettendo in serio dubbio la sostenibilità dei tassi negativi, specie in previsione di un loro ennesimo abbassamento. Tassi sotto zero sui depositi delle banche rappresentano un costo per queste ultime, che in teoria le spingerebbe a impiegare altrove i loro eccessi di liquidità e/o a caricare la clientela dell’onere, tagliando i tassi sui depositi presso i loro sportelli.    

Gli effetti collaterali dei tassi negativi

Tuttavia, quest’ultima misura è considerata poco praticabile, perché metterebbe in fuga i risparmiatori, già alle prese con una remunerazione nulla della loro liquidità accantonata. Questo significa, però, che o le banche sterilizzano il costo, aumentando i tassi sui prestiti concessi a famiglie e imprese o che subiscono una riduzione dei loro margini. Nel primo caso, la redditività sarebbe salva, ma il mercato del credito ne soffrirebbe, esattamente il contrario dell’obiettivo formalmente perseguito dalla BCE con i tassi negativi. Nel secondo, poi, a soffrire sarebbero le banche, che restringerebbero comunque i cordoni della borsa, rendendo meno facili le condizioni di accesso al credito. Gli effetti collaterali dei tassi negativi sarebbero, dunque, peggiori della malattia che si vorrebbe curare.

Con oggi è ultimo atto della BCE

Eppure, Draghi e i suoi uomini difficilmente potranno tirarsi indietro su questo piano, essendosi già esposti parecchio e avendo stimolato elevate attese sui mercati. Inoltre, i tassi negativi sono considerati una misura potente per indebolire l’euro contro le altre valute, cosa che sosterrebbe le esportazioni e la ripresa nell’Eurozona e, anzitutto, farebbe lievitare l’inflazione, attraverso l’aumento dei costi dei beni e servizi importati. Rispetto a dicembre, quando i mercati sfogarono la loro delusione per un potenziamento degli stimoli inferiore alle attese, stavolta c’è maggiore prudenza da parte degli investitori, ma soprattutto consapevolezza che l’allentamento continuo delle condizioni monetarie è il riflesso di un’economia eccessivamente dipendente dalle azioni della banca centrale, i cui provvedimenti finora sono stati in gran parte inefficaci e sempre meno lo saranno nel futuro.

Benché ne dica Draghi, con oggi sarebbero pressoché esaurite tutte le misure realmente disponibili. Dopodiché, la BCE avrà fatto tutta la sua parte, il compito di rafforzare la ripresa nell’Eurozona spetterà ad altri.

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