Board BCE, oggi parla Draghi e la Germania chiede rialzo tassi e stop a stimoli

Riunione della BCE oggi, il giorno dopo che dalla Germania sono arrivate richieste per porre fine agli stimoli monetari e all'era dei tassi zero. Cosa dirà Mario Draghi?

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Riunione della BCE oggi, il giorno dopo che dalla Germania sono arrivate richieste per porre fine agli stimoli monetari e all'era dei tassi zero. Cosa dirà Mario Draghi?

Si tiene oggi il sesto board dell’anno della BCE, un appuntamento molto atteso sui mercati finanziari per valutare cosa dirà il governatore Mario Draghi alla consuete conferenza stampa delle 14.30 a Francoforte. Le attese sono per un mancato annuncio del “tapering”, il taglio progressivo degli stimoli monetari. L’euro si è rafforzato mediamente del 6% quest’anno contro le altre valute e contro il dollaro segna guadagni del 13%. Analisti e traders sono convinti che un cambio molto più forte non potrà che impattare negativamente sull’inflazione, allontanandola ancora di più dal target della BCE “di poco inferiore al 2%”. Lo stesso istituto è consapevole che l’annuncio dell’avvio del “tapering” oggi spingerebbe il cambio euro-dollaro oltre quota 1,20, risultando nel medio termine in un rallentamento della crescita economica e dell’inflazione nell’Eurozona. (Leggi anche: Super-euro fa sorridere Draghi, ecco perché a settembre non sarà “tapering”)

Per questo, è improbabile che Draghi oggi prepari i mercati alla svolta monetaria, anche se qualcosa potrebbe dirla, considerando che il “quantitative easing”, il piano di acquisto di assets per 60 miliardi al mese, scade ufficialmente a dicembre. Prima di allora, restano due appuntamenti ufficiali a Francoforte, ma nei fatti solo quello di ottobre, prima che arrivi l’ultimo mese dell’anno e degli stimoli. Per questo, oggi il governatore dovrebbe mostrarsi relativamente soddisfatto dei segnali provenienti dall’economia nell’area, ponendo l’accento sull’accelerazione della crescita, la quale per quest’anno e il 2018 sarebbe anche rivista al rialzo dal +1,9% e +1,8% rispettivamente stimati a giugno.

Viceversa, l’inflazione attesa per quest’anno resterebbe invariata all’1,5%, almeno secondo gli analisti interpellati da Bloomberg, mentre per l’anno prossimo potrebbe essere rivista al ribasso dall’1,3% di giugno. Proprio questo dato pone la BCE in una condizione complicata. Da un lato, gli stimoli monetari appaiono non più sostenibili a lungo, dall’altro non vi sarebbero ancora le condizioni per sopprimerli del tutto, non essendo stato centrato il target d’inflazione.

Germania contro tassi zero e stimoli BCE

La BCE risulta avere acquistato alla fine di agosto qualcosa come circa 2.000 miliardi di euro in titoli di stato, Abs, covered e corporate bonds. Entro dicembre, la cifra dovrebbe salire nei pressi di 2.300 miliardi, ma il punto è che non resterebbero grossi margini di manovra sui Bund, i titoli di stato tedeschi, le cui emissioni sono negative (la Germania ha i conti pubblici in attivo e non emette nuovo debito) e che, pertanto, tendono a divenire sempre più carenti sul mercato secondario.

Draghi potrebbe anche modificare la “capital key”, la regola che lega gli acquisti degli assets alle dimensioni delle economie nazionali, ma se la dovrebbe vedere con una Germania tutt’altro che accomodante in questa fase, specie quando siamo a poche settimane dalle elezioni federali. Ieri, sono arrivati segnali piuttosto espliciti da Berlino perché sia posta fine all’era degli stimoli monetari e dei tassi zero. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, in videoconferenza con Francoforte, dove si teneva una riunione bancaria, ha posto l’accento sull’esigenza di “normalizzare la politica monetaria” nell’Eurozona e di alzare i tassi, invitando la BCE a smettere di inondare i mercati di moneta. (Leggi anche: Stimoli monetari delle banche centrali difficili da abbandonare)

Cosa accadrà dopo dicembre?

Gli ha fatto eco il ceo di Deutsche Bank, John Cryan, che mette in guardia dalla creazione di bolle, che egli nota sarebbero sorte ovunque, “anche dove non ci aspettavamo”. Il manager loda l’uscita dagli stimoli della Federal Reserve e le discussioni recenti in tal senso anche nella BCE, sostenendo che i bassi tassi avrebbero consentito alla sua banca di accedere a grossi quantitativi di liquidità, ma che questi ne avrebbero colpito la redditività.

Insomma, in Germania è un crescendo di voci contro la prosecuzione degli stimoli monetari, anche perché i tedeschi temono che con un’economia in crescita al 2%, tale politica possa condurre a una destabilizzazione dei prezzi e che i governi dell’area possano essere eccessivamente compiaciuti dei bassi rendimenti sovrani, perdendo l’impulso a varare riforme strutturali. La verità è che la BCE non potrà uscire così facilmente e con immediatezza dal QE, dovendo gestire una transizione morbida e potenzialmente anche lunga.

Le previsioni per dopo dicembre si sprecano: acquisti tagliati di 10 miliardi al mese fino ad annullarsi alla metà del 2018? Riduzione a scatti ogni 2-3 mesi di una ventina di miliardi e durata fino a settembre? E sui tassi? Dovrebbero risalire pian piano solo a QE cessato, partendo con ogni probabilità non da quelli di riferimento, bensì da quelli sui depositi overnight delle banche, oggi pari a-0,4%. Nel tentativo di trovare un’intesa con i tedeschi, Draghi potrebbe, però, optare per una soluzione di compromesso: estendere il QE più a lungo delle attese, ma contestualmente ritirando la misura più estrema dei tassi negativi, iniziando ad alzarli già nei prossimi mesi. In questo modo, i tassi si normalizzerebbero, senza che vengano toccati quelli di riferimento, migliorando i margini delle banche, mentre gli stati continuerebbero a giovarsi di costi di rifinanziamento bassi, grazie alla domanda della BCE, ufficialmente tenuta in piedi per centrare l’obiettivo d’inflazione. (Leggi anche: Quantitative easing, ecco perché gli stimoli della BCE di Draghi non finiranno presto)

 

 

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