Board BCE: Lagarde “giocherà” con l’inflazione, ecco cosa significherà per l’euro

La BCE di Lagarde debutterà con l'avvio dei lavori per rivedere il target d'inflazione, anziché concentrarsi sull'utilizzo degli strumenti, come durante il mandato di Draghi. I rischi di questa scelta non mancano.

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La BCE di Lagarde debutterà con l'avvio dei lavori per rivedere il target d'inflazione, anziché concentrarsi sull'utilizzo degli strumenti, come durante il mandato di Draghi. I rischi di questa scelta non mancano.

Questo giovedì, la BCE tiene il suo primo board dell’anno, il secondo guidato dal governatore Christine Lagarde. Gli analisti guardano alla riunione come un “non evento”, nel senso che non si aspettano novità di politica monetaria. E quasi certamente, hanno ragione.

Francoforte non annuncerà nuove misure o il ritiro (parziale o totale) di quelle sin qui messe in campo. La riattivazione del “quantitative easing” è avvenuta a decorrere dal mese di novembre, mentre sui tassi la “forward guidance” spiega che verranno tenuti fermi almeno fino alla metà di quest’anno.

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Ma al suo debutto a dicembre, Lagarde ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro, inclusivo persino di “persone comuni” (“ordinary people”), con l’obiettivo di rivedere strumenti e target della BCE. Che cosa significa? Mario Draghi ha lasciato la cassetta degli attrezzi sostanzialmente vuota, sebbene dentro l’istituto si sia costretti a raccontare l’esatto contrario per non mostrarsi disarmati dinnanzi all’evoluzione degli scenari macro. Più che azzerare i tassi, di acquistare assets per svariate decine di miliardi al mese e di iniettare liquidità a pioggia alle banche dell’area non resterebbe granché da fare, anche possedendo una fervida immaginazione.

E se gli strumenti sono stati nei fatti già tutti utilizzati, ecco che il mandato di Lagarde segnerebbe una svolta con il mutamento dell’obiettivo. Il target d’inflazione per l’Eurozona è fissato ad oggi “vicino, ma di poco inferiore al 2%” per il medio periodo. Si tratta di una definizione non puntuale, seppure nemmeno difficile da capire. Il principale dibattito di questi anni sul punto è ruotato attorno a una considerazione: se l’inflazione non centra il tasso-obiettivo ormai da inizio 2013, la BCE dovrebbe tollerare una sua lievitazione al di sopra di esso per un congruo periodo, per un fatto di “simmetria”? In altre parole, dovrebbe consentire ai prezzi di crescere anche sopra il 2% per qualche anno senza intervenire con una politica monetaria restrittiva?

Il problema del target d’inflazione

Draghi ha più e più volte sostenuto tale principio, pur solo informalmente.

Adesso, serve codificarlo per renderlo certo agli occhi del mercato. Solo così, investitori, imprese, lavoratori, risparmiatori e consumatori saprebbero senza alcun dubbio che l’inflazione-obiettivo perseguita dall’istituto tenga conto dell’andamento pluriennale e, quindi, le loro aspettative si surriscalderebbero in una fase come questa, avverando la profezia e rendendo più efficace la politica monetaria. Questo, stando ai desiderata di gran parte della BCE. Esiste una forte opposizione di Bundesbank e alleati a tale mutamento, per il timore che la stabilità dei prezzi sfugga di mano.

Infine, lo stesso obiettivo verrebbe ridefinito in maniera più puntuale: l’inflazione a cui la BCE tenderà in futuro sarebbe “around 2%”, cioè “attorno al 2%”, un’espressione in sé più pulita di quella tortuosa sin qui utilizzata, ma al contempo anche più flessibile. Essa consentirebbe al board di tollerare la crescita tendenziale dei prezzi al ribasso e al rialzo rispetto al target del 2%. In una fase come questa, ad esempio, non vi sarebbero problemi formali nel far tendere l’inflazione tra il 2% e il 2,5%, mentre in altre situazioni si accetterebbe senza problemi una discesa in area 1,5-2%. Ma la revisione rischia di concretizzarsi in un’arma a doppio taglio: che ne sarebbe della credibilità dell’istituto, se continuasse a non centrare il target nei prossimi anni, malgrado la maggiore flessibilità di cui godrebbe?

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