Board BCE, il debutto di Lagarde tra moneta digitale e dilemma tassi negativi

Prima riunione del board della BCE sotto la presidenza di Christine Lagarde. Il mercato oggi scruterà con estrema attenzione la conferenza stampa del nuovo governatore, stretto tra ipotesi di "criptovaluta" e analisi benefici-costi sui tassi negativi.

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Prima riunione del board della BCE sotto la presidenza di Christine Lagarde. Il mercato oggi scruterà con estrema attenzione la conferenza stampa del nuovo governatore, stretto tra ipotesi di

Et voilà! Madame Christine Lagarde debutta oggi come governatore della BCE alla prima riunione del board da lei presieduto. La conferenza stampa delle ore 14.30, per quanto non dovrebbe annunciare alcuna novità, non sarà come le altre, perché i mercati nel primo pomeriggio scruteranno con estrema attenzione ogni singola parola che la francese pronuncerà.

Per fortuna, almeno stavolta il compito sarà meno arduo per Lagarde, dato che i governatori centrali dell’Eurozona e i consiglieri esecutivi non saranno chiamati a varare nuovi stimoli monetari o a tagliarli. Ciononostante, il board resta diviso e l’ex numero uno del Fondo Monetario Internazionale dovrà esibire le sue proverbiali capacità politiche, le quali sovrastano certamente le conoscenze in tema di politica monetaria.

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Bloomberg ha riportato nei giorni scorsi che ieri, alla cena informale che precede la riunione, i governatori avrebbero discusso del possibile lancio di una moneta digitale della BCE. A differenza di Mario Draghi, Lagarde si mostra più aperta all’idea e la ritiene un’ipotesi inclusiva per i consumatori, consentendo anche a chi ancora oggi risultasse sprovvisto di un conto corrente di effettuare operazioni finanziarie e pagamenti online. Sbagliato definirla il Bitcoin di Francoforte, perché dalla “criptovaluta” per eccellenza si distinguerebbe, anzitutto, per il fatto di non essere una moneta decentrata. L’emissione sarebbe sempre monopolio della BCE, mentre la distribuzione e l’utilizzo avverrebbero tramite registro digitale.

Ad ogni modo, la moneta digitale non sarà la principale preoccupazione del neo-governatore. La Bundesbank la solleciterà a dire la sua sugli effetti collaterali dei tassi negativi, i quali colpiscono i margini bancari e finirebbero per deprimere i prestiti, anziché sostenerli, potenzialmente allontanando il target dell’inflazione a poco meno del 2%. E proprio a proposito di quest’ultimo, nelle sue prime dichiarazioni dopo l’insediamento, Lagarde ha esternato l’intenzione di apportare qualche precisazione, così da rendere l’obiettivo della stabilità dei prezzi nell’Eurozona meno ambiguo.

Tassi negativi e svolta ambientale

Tornando ai tassi negativi, il dilemma non appare risolvibile nell’immediato.

Eliminarli significherebbe da un lato ridurre la pressione sulle banche, dall’altro inviare ai mercati un segnale da “falco”, con il rischio di far scontare un rialzo imminente del costo del denaro e di provocare un terremoto finanziario, cosa che la BCE non vuole permettersi. Del resto, ignorare che le banche, specie tedesche e francesi, soffrano per via degli interessi gravanti sull’eccesso di liquidità parcheggiata a Francoforte non serve a niente. Il problema esiste e sta contribuendo ad aggravare la crisi di istituti sistemici come Deutsche Bank, su cui la BCE ha appena ridotto i requisiti patrimoniali. Chissà che la mossa non serva alla Lagarde per tenere a bada l’opposizione tedesca nel board e guadagnare tempo per rafforzare l’unità interna.

Altro capitolo spinoso: i “green bond”. Il governatore vorrebbe puntarci per spingere l’Eurozona verso una maggiore sostenibilità ambientale, ma nel concreto significherebbe discriminare tra gli emittenti, cosa che non rientra nei compiti di una banca centrale e che provocherebbe forti distorsioni in fase di acquisto degli assets con il “quantitative easing”. Ancora una volta, la Bundesbank sta fieramente all’opposizione. E, infine, il QE. I tedeschi vorrebbero fissare un termine al nuovo programma di acquisti, legandolo all’andamento dei dati macro. Lagarde non dovrebbe discostarsi nel breve dalla linea flessibile di Draghi e al contempo non asseconderebbe alcuna stretta in vista nel 2020, almeno fino a quando l’area non si mostrerà solida, l’inflazione tendente all’obiettivo e le tensioni internazionali scemino significativamente, a partire da dazi USA-Cina, USA-UE e Brexit.

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