Board BCE, giovedì sarà battaglia tra la Bundesbank e Draghi. Cosa accadrà?

Al board della BCE di questo giovedì potrebbero esserci scintille tra Bundesbank e Mario Draghi. La prima resta fermamente contraria al varo di un QE europeo, voluto fortemente dal governatore per tentare di evitare che l'Eurozona scivoli verso la deflazione.

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Giovedì si riunisce il board mensile della BCE, chiamato ad esprimersi sulla politica monetaria del mese di settembre. Se non è attesa alcuna novità in tema di tassi – già tagliati a giugno – l’incontro è considerato cruciale dagli investitori per verificare se davvero il governatore Mario Draghi deciderà di passare dalle parole ai fatti sul varo di un piano di “quantitative easing”, il famoso QE europeo in stile Federal Reserve, che dovrebbe stimolare la crescita e l’inflazione, tramite acquisti massicci di titoli di stato e di obbligazioni private garantite. Contro la nuova maxi-iniezione di liquidità si sono schierati sin dall’inizio i tedeschi con la Bundesbank, così come il fronte del Nord Europa, che considera l’allentamento monetario contrario alla stabilità dei prezzi e un incentivo a indebitarsi e a non fare le riforme strutturali.   APPROFONDISCI – La Bundesbank ribadisce il no a nuovi stimoli BCE: si cresce solo con le riforme   Da Jackson Hole, negli USA, Draghi ha fatto appello una settimana fa, affinché si conceda ai governi più tempo per risanare i conti pubblici, in cambio di riforme. La proposta ha fortemente indispettito la Germania, che sperava nell’incrollabile fedeltà dell’istituto centrale e che adesso teme di essere più sola nel chiedere il rigore. Le pressioni sulla BCE arrivano anche dalla Francia, dove il riconfermato premier Manuel Valls ha chiesto che Francoforte faccia di tutto per indebolire l’euro, che sarebbe sopravvalutato. Ma il mandato assegnato a Draghi non gli consente di compiere un’operazione del genere. Tuttavia, il governatore potrebbe sempre spiegare che misure di allentamento monetario per indebolire la moneta unica sarebbero necessarie per assicurare proprio la stabilità dei prezzi, questa volta evitando che l’inflazione non scenda sotto lo zero e che si riporti man mano vicino all’obiettivo del 2% annuo.

Il dibattito in Germania

La Bundesbank potrebbe alzare le barricate e dare vita a uno scontro sinora evitato in termini duri. Per capire le ragioni dei tedeschi, bisogna considerare il dibattito pubblico in Germania sull’euro. Il partito della cancelliera Angela Merkel, la CDU-CSU, pur essendo indiscutibilmente primo nei consensi – tanto da avere vinto ieri le elezioni regionali in Sassonia con il 39,5% dei voti – vede crescere alla sua destra il partito anti-euro, quell’Alternativa per la Germania (AfD), che dopo avere ottenuto quasi il 7% alle elezioni europee, ieri ha trionfato in Sassonia con il 10,2%. E a differenza dei partiti euro-scettici del Sud Europa, qui l’AfD chiede che o la Germania esca dall’euro o che siano espulsi i membri spendaccioni, che si attui una politica di serio rigore fiscale e che Berlino non contribuisca più ai salvataggi pubblici di banche stati stranieri, che danneggiano i contribuenti tedeschi. Altro principio-cardine degli euro-scettici in Germania è la difesa della stabilità dei prezzi e della forza della moneta.

BCE verso scontro interno?

Una parte crescente dell’opinione pubblica tedesca crede, cioè, che il Sud Europa possa mettere a rischio il benessere della Germania, attraverso svalutazioni dell’euro e politiche inflazionistiche. Se la Bundesbank cedesse alle ragioni dei francesi e degli italiani, in primis, si troverebbe accerchiata in casa, similmente a quanto avvenuto a giugno, quando pur avendo votato per i nuovi stimoli monetari e per il taglio dei tassi, si è trovata a fronteggiare una vera rivolta delle banche e dei risparmiatori tedeschi. Dal canto suo, la debolezza dell’economia dell’Eurozona spinge Draghi a ritenersi dalla parte della ragione. Per questo, il board di settembre potrebbe essere l’inizio di uno scontro davvero duro tra tedeschi e Nord Europa da una parte e Francia e Piigs dall’altra.   APPROFONDISCI – La Bundesbank torna all’attacco: i governi non usino stimoli monetari a fini fiscali  

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