Riunione BCE, Draghi stretto tra collera dei mercati e quella dei tedeschi

Riunione BCE giovedì. Stimoli monetari a rischio dall'anno prossimo, ma il governatore Mario Draghi potrebbe accompagnare il "tapering" con azioni a tutela dell'Italia.

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Riunione BCE giovedì. Stimoli monetari a rischio dall'anno prossimo, ma il governatore Mario Draghi potrebbe accompagnare il

Due parole spaventano la BCE più di ogni altra cosa in questa fase: “taper tantrum”. L’espressione, che in inglese significa letteralmente “collera da riduzione” fu utilizzata nel 2013 per descrivere la reazione dei mercati all’annuncio della Federal Reserve nella primavera di quell’anno di un taglio graduale degli stimoli monetari entro il dicembre successivo. I rendimenti dei Treasuries a 10 anni, che avevano chiuso all’1,66% in aprile, schizzarono al 3% alla fine di dicembre.

Il dollaro, per contro, perde mediamente il 5% contro le altre valute in appena 12 mesi, segnalando quanto ingenti furono i deflussi dei capitali dal comparto obbligazionario USA, non pienamente compensati dal pur +10% messo a segno da Wall Street dall’annuncio alla fine dell’anno.

Un balzo dei rendimenti sovrani non farebbe bene ai conti pubblici degli stati dell’Eurozona, né aiuterebbe un presumibile apprezzamento dell’euro. Il rischio per il governatore Mario Draghi è di ritrovarsi in pochi mesi con un’inflazione più bassa e una crescita in decelerazione nell’area. (Leggi anche: Stretta BCE, Draghi avverte sui rischi e teme l’asse franco-tedesco)

Il compromesso necessario di Draghi

Resta il fatto che dopodomani, quando la BCE terrà a Tallin il suo quarto board dell’anno, il board non potrà ignorare il miglioramento della crescita nell’Eurozona ai massimi degli ultimi sei anni e la risalita dell’inflazione “core” sopra l’1%, per quanto ancora debole. Quanto meno, l’istituto potrebbe convincersi a lanciare un messaggio ai mercati sul taglio prossimo degli acquisti mensili di assets realizzati con il “quantitative easing”. Non forse questo giovedì, ma entro l’anno di sicuro, magari a ridosso di dicembre, mese ultimo previsto per l’attuale programma di stimoli monetari.

Draghi fiuta il rischio di esacerbare le tensioni in paesi deboli finanziariamente e politicamente come l’Italia, alla vigilia di elezioni in due stati-chiave dell’area, ovvero proprio l’Italia e la Germania. Per questo, se fosse messo alle strette dalla Bundesbank e i suoi alleati, potrebbe dovere mutare linguaggio, segnalando che la BCE non sia più intenzionata a tagliare i tassi futuri a livelli inferiori di quelli attuali, ma al contempo potrebbe strappare ai tedeschi un compromesso: l’ennesimo aggiustamento in corsa del QE, di modo da renderlo compatibile con la stabilità finanziaria dell’area.

(Leggi anche: Come Draghi potrebbe allontanare le elezioni anticipate al board di giugno)

Draghi tra collera mercati o dei tedeschi

Come? Esercitare quella flessibilità già ottenuta a inizio anno sulla “capital key”, la regola che lega gli acquisti di bond alle dimensioni delle economie nazionali (e relativo capitale detenuto da ogni banca centrale presso la BCE). Deviazioni temporanee e limitate sono già possibili, ma Francoforte potrebbe realmente iniziare a spostare i suoi acquisti sui BTp e altri titoli relativamente deboli per evitare che un potenziale “taper tantrum” possa colpirli, generando una frammentazione interna dei mercati finanziari.

Se i livelli assoluti dei rendimenti restano bassi ovunque, una divaricazione degli spread, specie quello tra Italia e Germania (ma anche tra Italia e Spagna) non deporrebbe in favore della credibilità dell’Eurozona quale unione monetaria fuori dalla crisi di identità. Nei mesi precedenti le elezioni italiane, quindi, Draghi potrebbe incrementare gli acquisti di BTp, se ritenesse che ciò possa giovare alla salvaguardia dell’euro in un ambiente tendenzialmente meno accomodante. Un buon compromesso per l’Italia, anche se difficilmente potrebbe essere raggiunto senza un credibile impegno di Roma sui conti pubblici. I tedeschi accuserebbero il governatore di monetizzare il debito pubblico italiano e si opporrebbero duramente in consiglio. Per questo, da giovedì Draghi dovrà fare l’equilibrista tra opposte esigenze, avendo cura di non scatenare nessuna collera, sia essa dei mercati o di Berlino. (Leggi anche: Fiscal Compact, tassi BCE e l’accerchiamento possibile dell’Italia)

 

 

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