QUANTITATIVE EASING, CAMBIO EURO-DOLLARO, MARIO DRAGHI, BCE, BOND SOVRANI

Board BCE, come Draghi smuoverà i mercati giovedì

Mario Draghi è atteso dai mercati alla conferenza stampa dopo il board BCE di giovedì prossimo. Ecco le possibili conseguenze su cambio euro-dollaro e bond.

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di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mario Draghi è atteso dai mercati alla conferenza stampa dopo il board BCE di giovedì prossimo. Ecco le possibili conseguenze su cambio euro-dollaro e bond.

Mancano 5 giorni alla prossima riunione del board della BCE, molto attesa dopo che i mercati finanziari hanno iniziato a scontare il ritiro graduale degli stimoli monetari o “tapering”, a partire dai prossimi mesi. Il cambio euro-dollaro si è portato ai massimi da 14 mesi, mentre i rendimenti sovrani sono aumentati, con i decennali tedeschi più che raddoppiati in un paio di settimane e ora oscillanti intorno allo 0,60%, circa 170 punti base in meno degli omologhi BTp. Eppure, qualcosa potrebbe accadere il 20 luglio, quando è probabile che il governatore Mario Draghi si mostri più “dovish” di quanto previsto alla consueta conferenza stampa post-board. (Leggi anche: Fuga dai bond euro con Draghi falco, ecco i titoli che stanno pagando)

Diverse ragioni ci inducono a ipotizzare che il linguaggio sarà ancora molto da “colomba”, accomodante. In primis, l’inflazione nell’Eurozona a giugno si è allontanata dal target (di poco inferiore al 2%), scendendo all’1,3% dall’1,4% di maggio e, soprattutto, dall’1,9% di aprile. In due mesi, ha registrato una decelerazione di un terzo, più che sufficiente per fermare le richieste di quanti, Bundesbank in testa, propugnano un’uscita immediata dal “quantitative easing”, il piano di acquisti di assets per 60 miliardi mensili, il cui termine è fissato al dicembre prossimo.

Vero è che dal Portogallo lo stesso Draghi ha rassicurato che la discesa recente dell’inflazione sarebbe conseguenza di “fattori temporanei”, ma le previsioni della stessa BCE parlano di un tasso di crescita tendenziale dei prezzi nell’area al di sotto dell’obiettivo fino a tutto il 2019. Ciò significa che formalmente la BCE avrebbe tutte le ragioni per presentarsi all’appuntamento di luglio senza annunciare alcun cambio di rotta in fatto di politica monetaria.

Cambio euro-dollaro e bond, quali mutamenti possibili

E ancora: il rafforzamento dell’euro (+7,5% in 3 mesi contro il dollaro) impatterebbe negativamente sui prezzi, abbassando il costo dei beni importati. Se proseguisse, poi, rischierebbe di frenare la ripresa nell’Eurozona, che negli ultimi mesi si sta consolidando oltre le attese, consentendo una discesa della disoccupazione ai minimi da 8 anni.

Per questo, Draghi potrebbe volersi prendere qualche mese ancora prima di parlare di “tapering” e l’ipotesi più realistica è che lo faccia a uno dei board tra settembre e ottobre, quando ci si avvicinerà alla scadenza del QE e bisognerà segnalare ai mercati cosa accadrebbe dal gennaio prossimo. Se vi saranno segnali di irrobustimento della crescita, oltre che dell’inflazione, gli acquisti mensili saranno quasi certamente tagliati progressivamente, fino ad annullarsi entro la metà del 2018. (Leggi anche: Draghi si muove con cautela sugli stimoli, ma resta il caso inflazione)

Giovedì, però, dovrebbe essere un non evento, cosa che indebolirebbe il cambio euro-dollaro e farebbe tornare agli acquisti sui bond, anche se per poco. Già dalla tarda estate si tornerebbe a speculare sull’annuncio della svolta monetaria e si riproporrebbe lo scenario delle ultime settimane.

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Argomenti: quantitative easing, Cambio euro-dollaro, Mario Draghi, Bce, bond sovrani

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