Board BCE, Draghi potenzierà ancora il QE giovedì

La BCE dovrebbe rafforzare gli stimoli monetari al board di giovedì, ipotesi poco probabile fino a pochi giorni fa. Ecco cosa potrebbe annunciare Mario Draghi.

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La BCE dovrebbe rafforzare gli stimoli monetari al board di giovedì, ipotesi poco probabile fino a pochi giorni fa. Ecco cosa potrebbe annunciare Mario Draghi.

Il sesto board dell’anno della BCE sarebbe dovuto essere interlocutorio per gli analisti, almeno fino a pochi giorni fa. Poi, alcuni dati macroeconomici hanno evidenziato la debolezza dell’Eurozona e costringerebbero il governatore Mario Draghi a rafforzare gli stimoli monetari, noti come “quantitative easing”. L’inflazione nell’area è rimasta stabile allo 0,2% in agosto, ma le previsioni erano per un’accelerazione fino allo 0,6%.

E i prezzi “core” hanno rallentato la loro crescita. Ad oggi, la BCE prevede di centrare il target di medio periodo non prima del 2018. Deboli è stata anche la lettura di Markit sulla crescita dell’Eurozona, con l’indicatore ai minimi degli ultimi 19 mesi.

Per questo, sul tavolo di Francoforte dovrebbero essere studiate diverse novità. La prima sarebbe il prolungamento della durata del QE, che ufficialmente dovrebbe finire nel marzo del 2017, già esteso di 6 mesi. L’ipotesi più accreditata è che il piano di acquisti di titoli di stato, obbligazioni private, covered bond e Abs prosegua almeno fino al settembre dell’anno prossimo.

Rendimenti Bund troppo bassi

C’è un problema tecnico, che verosimilmente spingerà la BCE ad associare al prolungamento anche una qualche altra misura: la carenza di offerta dei bond. Già oggi, alle regole attuali, Francoforte non potrebbe acquistare la stragrande maggioranza dei Bund, visto che i loro rendimenti sono negativi per l’80% dei titoli negoziati sul mercato secondario e che fino alla scadenza dei 7 anni (inclusi) viaggiano al di sotto della soglia del -0,4%, che per l’istituto funge da limite minimo accettabile, in linea con i tassi overnight.

Per questo, la BCE potrebbe adottare almeno una delle seguenti novità: sganciare gli acquisti dalla dimensione economica degli stati (“capital key”); tagliare i tassi sui depositi overnight delle banche.

 

 

 

Le due ipotesi principali

Nel primo caso, Draghi consentirebbe ai suoi funzionari di concentrarsi maggiormente sui titoli di stato, la cui offerta risulti più abbondante sul mercato, evitando di scontrarsi con la carenza di Bund, che bloccherebbe gli acquisti anche degli altri titoli, in ossequio al criterio di proporzionalità con le quote detenute dalle banche centrali nazionali nella BCE.

 L’aggancio potrebbe aversi con la dimensione dei debiti pubblici dei membri dell’Eurozona, anche se la questione appare molto controversa, rischiando la misura di favorire i paesi meno virtuosi.

In alternativa, ma forse anche come misura complementare alla precedente, potrebbero essere tagliati i tassi overnight, in modo da accrescere automaticamente la platea dei titoli acquistabili. Questo provvedimento avrebbe due effetti indesiderati: spingerebbe i rendimenti sovrani ancora più in basso e nel giro di poco tempo i titoli di stato “liberati” dal taglio dei tassi non sarebbero ugualmente più acquistabili; erode i margini delle banche, che non possono trasferire del tutto l’onere sui clienti.

Altre ipotesi possibili, ma poco probabili

Sembra poco probabile, invece, che vengano aumentati gli acquisti mensili, perché la carenza dei bond diverrebbe un problema imminente e forse insormontabile. Né dovremmo attenderci l’inserimento nella lista dei titoli acquistabili di altre classi di assets, almeno non per il momento. Infine, escludiamo che sia innalzata la percentuale di titoli detenibili dalla BCE su ciascuna emissione, oggi fissata al 33% dal 25% iniziale, altrimenti si rischierebbe di incrinare la fiducia del mercato sulla capacità degli investitori privati di incidere sul piano decisionale per i casi di ristrutturazione del debito.

Tramite il QE, la BCE ha già acquistato oltre 1.300 miliardi di euro di titoli, di cui 1.000 miliardi riguardanti bond sovrani. Il piano ad oggi punta ad oltre 1.700 miliardi, ma nel caso di estensione di 6 mesi della durata, arriverebbe fino a superare i 2.200 miliardi. Mediamente, ogni mese gli uomini di Draghi hanno acquistato 55,5 miliardi di titoli di stato.

 

 

 

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