Board BCE: Draghi al test dei mercati su nuovi stimoli “soft”

Oggi board della BCE. Mario Draghi non dovrà deludere i mercati. Ecco le possibili novità in arrivo.

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Oggi board della BCE. Mario Draghi non dovrà deludere i mercati. Ecco le possibili novità in arrivo.

Si tiene oggi a Francoforte il sesto board dell’anno della BCE, chiamata ad annunciare le sue prossime mosse di politica monetaria. La riunione odierna è tutt’altro che facilmente decifrabile. Se a luglio sembravano quasi certi nuovi stimoli monetari in arrivo a settembre, in queste ore i banchieri centrali dell’Eurozona dovranno valutare una situazione ambigua. Da un lato, l’inflazione ad agosto nell’area è rimasta ferma e ha deluso le attese con il pallido +0,2% annuale, circa un decimo del target perseguito dall’istituto.

Dall’altro lato, però, i dati economici appaiono meno negativi di quanto s’immaginasse e, soprattutto, l’effetto Brexit sui mercati finanziari è svanito.

Le mosse della BCE devono tenere conto, poi, di quelle delle altre banche centrali. La Federal Reserve si starebbe accingendo ad alzare i tassi di un quarto di punto percentuale per la seconda volta in oltre un decennio, dopo l’avvio della stretta monetaria nel dicembre scorso. Il punto di domanda riguarda la tempistica di questo nuovo aumento, perché il mercato crede poco al fatto che arrivi questo mese. Se avesse ragione, quasi certamente se ne riparlerebbe a dicembre, dopo le elezioni presidenziali.

Un mancato aumento dei tassi USA a settembre, però, avrebbe l’effetto di rafforzare temporaneamente le altre valute, tra cui l’euro, rendendo ancora più difficile per il governatore Mario Draghi centrare l’obiettivo sull’inflazione, visto che un cambio più forte abbassa i costi dei beni importati.

Draghi in campo contro euro forte

Al netto di queste considerazioni, già oggi Morgan Stanley stima che il cambio euro-dollaro si apprezzi del 5% entro l’anno, anche se in media le previsioni degli analisti parlano di un indebolimento a 1,09 da 1,1250 attuale. Riteniamo che proprio per evitare un temporaneo rafforzamento della moneta unica, Draghi dovrà presentarsi oggi in conferenza stampa con una qualche novità. Quale?

Quasi nessuno si attende un nuovo taglio dei tassi, essendo possibile che abbiano già toccato il livello minimo. Molto probabile, invece, che sia estesa di altri sei mesi la durata del “quantitative easing”, il programma di acquisto dei titoli di stato, obbligazioni corporate e altri assets dell’Eurozona.

In assenza di proroghe, il QE finirebbe nel marzo prossimo, troppo presto per registrare un’accelerazione dell’inflazione al target.

 

 

 

Tassi negativi, limatura inappropriata

C’è un problema: la BCE acquista mensilmente 80 miliardi di euro di vari titoli, di cui la stragrande maggioranza sono bond sovrani. L’estensione del programma ridurrebbe l’offerta già carenza di assets sul mercato secondario, minacciandone l’esecuzione. Per questo, Draghi potrebbe essere costretto ad associare un’altra misura: taglio dei tassi overnight, oggi al -0,4% e/o rimozione del limite del 33% di acquisti di titoli per una medesima emissione.

La BCE può acquistare oggi, infatti, titoli con rendimento almeno pari al -0,4%, uguale ai tassi overnight imposti sui depositi delle banche. Ciò implica, però, che i Bund non possano più essere acquistati fino alla scadenza dei 7-8 anni. Una nuova limatura ai tassi amplierebbe l’offerta di titoli eleggibili, ma al contempo aumenterebbe le pressioni sui margini bancari.

Questione di credibilità

Ci sentiamo di escludere che possano essere adottate oggi misure più estreme, come la fine della “capital key”, legando gli acquisti alle dimensioni dei debiti degli stati dell’Eurozona. Ricordiamo che questo pomeriggio saranno fornite le nuove stime macroeconomiche sull’area per il triennio in corso 2016-2018.

La BCE non prevede che il target d’inflazione sia centrato prima del 2018, quando è già da 3 anni e mezzo che viene ormai disatteso. Solo due analisti su tre intervistati da Bloomberg crede oggi che Draghi completerà il suo mandato nel 2019, avendo raggiunto l’obiettivo sulla crescita dei prezzi. Per Francoforte si pone un forte problema di credibilità, perché se davvero trascorressero 5-6-7 anni senza che l’inflazione sia in linea con il target desiderato, il mercato metterebbe in discussione la capacità della banca centrale di perseguire i suoi obiettivi.

 

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