Board BCE, cosa dirà oggi Draghi in conferenza stampa?

Prima riunione della BCE del 2017. Ecco cosa dovrebbe dire Mario Draghi in conferenza stampa.

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Prima riunione della BCE del 2017. Ecco cosa dovrebbe dire Mario Draghi in conferenza stampa.

Si tiene oggi la prima riunione della BCE del nuovo anno, a distanza di appena un mese e mezzo dal terzo potenziamento degli stimoli monetari, noti come “quantitative easing”. Per questo, non sarebbero attese novità alla conferenza stampa del governatore Mario Draghi, che inizierà alle ore 14.30, 45 minuti dopo la pubblicazione del comunicato ufficiale dell’istituto sull’esito del board. Non per questo, l’appuntamento odierno è poco interessante per il mercato, alla ricerca di spunti a cui appigliarsi, dopo che l’inflazione nell’Eurozona è balzata dallo 0,6% all’1,1% a dicembre, con punte dell’1,7% in Germania.

Essendo stata l’accelerazione dei prezzi maggiore delle previsioni, come si comporterà la BCE? (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi sotto pressione: “tapering” o scalone?)

Difficile, a nostro avviso, che Draghi offra un mutamento di linguaggio rispetto a solo sei settimane or sono, altrimenti farebbe intendere quasi di essersi sbagliato l’8 dicembre scorso, quando ha esteso di 9 mesi la durata del QE. Per questo, prevediamo che il linguaggio resti “dovish”, ovvero improntato al riconoscimento che gli sforzi di Francoforte starebbero dando i loro frutti, ma evidenziando anche come restino “rischi al ribasso” sia per l’inflazione, esposta alle variazioni dei prezzi petroliferi sui mercati internazionali, sia per la crescita economica dell’area, anch’essa esposta alle incertezze dei prossimi mesi, tra cui presidenza Trump, Brexit ed elezioni in vari stati europei.

Draghi si appellerà alla Germania perché spenda di più?

Draghi dovrebbe sottolineare anche un altro dato, ovvero che l’inflazione di fondo, quella calcolata al netto delle componenti volatili come beni energetici e alimentari freschi, resta ancora stabilmente bassa nell’area, tanto che a dicembre risulta salita di appena un decimale di punto percentuale su base annua al +0,9%. Dunque, il governatore avrà buon gioco a sostenere che il balzo dell’inflazione generale a dicembre non sarebbe sintomatico del rischio di un surriscaldamento dei prezzi potenzialmente destabilizzante, visti gli stimoli ancora in corso. (Leggi anche: Quantitative easing a rischio, ecco perché)

Per il resto, è probabile che egli ribadisca l’appello più volte rivolto ai governi dell’Eurozona con margini fiscali tra le voci del bilancio pubblico di utilizzarli per sostenere la crescita dell’area.

Dalla sua, pur senza citarlo, Draghi avrebbe proprio la presidenza Trump, che debutta domani con il giuramento del presidente eletto, che ha promesso stimoli fiscali notevoli nell’arco dei quattro anni. Chiaramente, l’appello sarebbe quasi esclusivamente rivolto alla Germania, che ha chiuso anche il 2016 con un saldo fiscale attivo di circa l’1% del pil, per cui avrebbe spazio per tagliare le tasse ai contribuenti tedeschi e/o per aumentare la spesa pubblica, magari per le infrastrutture, potenzialmente così sostenendo le esportazioni degli altri partner dell’unione monetaria.

 

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