Board BCE, le frasi di Draghi a cui stare attenti

Riunione della BCE oggi. A cosa dobbiamo stare attenti alla conferenza stampa di Draghi? L'inflazione nell'Eurozona è già al 2%, ma la stretta sui tassi è vicina?

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Riunione della BCE oggi. A cosa dobbiamo stare attenti alla conferenza stampa di Draghi? L'inflazione nell'Eurozona è già al 2%, ma la stretta sui tassi è vicina?

Si tiene oggi il secondo board dell’anno della BCE, che arriva dopo che l’inflazione nell’Eurozona è salita a febbraio al 2%, centrando sostanzialmente in pieno il target fissato dall’istituto dopo che era stato mancato da circa quattro anni. La rapida ascesa dei prezzi nell’area sta creando scompiglio, con richieste da parte dei “falchi” di uscire al più presto dal piano di acquisti mensili di assets (quantitative easing), che a partire dal mese prossimo sarà già tagliato a 60 miliardi. L’appuntamento, pur interlocutorio, sarà interessante per capire cosa dirà il governatore Mario Draghi alla conferenza stampa delle 14.30 e, in particolare, come eventualmente inizierà a mutare linguaggio sugli stimoli.

Il primo fattore a cui guardare sono le previsioni macroeconomiche per l’Eurozona. A dicembre, l’inflazione era attesa mediamente all’1,3% per quest’anno, all’1,5% per il 2018 e all’1,7% per il 2019. Tuttavia, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha avvertito che potrebbe salire già all’1,8% quest’anno, data l’accelerazione dei prezzi maggiore delle attese negli ultimi mesi. (Leggi anche: Quantitative easing, tedeschi chiedono uscita da acquisti bond)

Il riferimento ai tassi futuri

Una revisione delle stime decisamente al rialzo sarebbe da considerare un segnale favorevole al “tapering”, ovvero al ritiro graduale degli stimoli monetari non tra molto tempo. E’ assai probabile, però, che Draghi sposti l’accento sull’inflazione “core”, quella calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, che risulta ancora inferiore all’1%. Egli potrebbe affermare che la rapida ascesa dell’inflazione dalla fine dell’estate scorsa sarebbe dovuta essenzialmente al recupero delle quotazioni del petrolio e che tale effetto dovrebbe venir meno nel corso dell’anno, specie verso la fine del 2017.

In generale, il governatore dovrebbe mantenere l’impegno a mantenere una politica monetaria “molto accomodante” e “tassi bassi ancora a lungo”, segnalando ai mercati di non essere intenzionato ad attuare una svolta da qui a breve. Tuttavia, proprio in riferimento ai tassi, potrebbe venire meno la “forward guidance” degli ultimi tempi, consistente nel mantenere i tassi futuri “ai livelli attuali o più bassi”. Se ciò avvenisse, le probabilità di ulteriori tagli dei tassi svanirebbero, ma non per questo aumenterebbero le chance di un imminente stretta. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi prova ad allontanare la svolta)

Transizione lenta verso la stretta

A tale proposito, il mercato degli “overnight interest swaps” stima probabile al 24,5% un rialzo dei tassi a settembre, percentuale che sale al 40,6% per dicembre e che supera il 50% per il marzo 2018 (55,8%). Gli analisti principali, però, si mostrano più cauti. Goldman Sachs stima che la svolta non arriverà prima del tardo 2019, Morgan Stanley ritiene che la BCE non cambierà politica fino a tutto il 2018.

In effetti, se la Federal Reserve è stata da esempio per come ha gestito il passaggio da stimoli senza precedenti alla stretta, i passi che la BCE dovrà compiere per uscire dal QE e dai tassi zero saranno lenti e molto attenti. Gli acquisti di titoli di stato, Abs, covered bond e corporate bond cesseranno ufficialmente a fine anno, ma è probabile che dal gennaio 2018 non saranno interrotti bruscamente, bensì estesi a dosi decrescenti, fino ad annullarsi del tutto al giugno dell’anno prossimo. (Leggi anche: Draghi sotto pressione: tapering o scalone?)

Rialzo dei tassi tra due anni?

Dalla fine del QE al primo rialzo dei tassi dovrà passare tempo, non meno di sei mesi, al fine di fare digerire al mercato tale transizione. Se l’inflazione nell’Eurozona dovesse continuare a sostare intorno al target, la prima stretta arriverà dopo quasi otto anni a inizio 2019 e sarà probabilmente molto lenta, magari non ai livelli attuali della Fed, ma tra un rialzo dei tassi e l’altro passerebbero certamente diversi mesi.

Concludendo, il linguaggio di oggi di Draghi in conferenza stampa resterà accomodante, con l’accento posto sulla necessità di rianimare l’inflazione “core”, pur venendo forse meno il riferimento a tassi futuri più bassi e tra stime macro più ottimistiche per il triennio in corso. Non siamo all’annuncio di un’imminente svolta, ma alla preparazione di esso.

 

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