Blockchain: ecco dove si trova la prima smart city al mondo

Daimaruyu, che ingloba tre quartieri, raggruppa al suo interno un valore pari a 135 miliardi di yen, il 10 per cento del Pil giapponese.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Daimaruyu, che ingloba tre quartieri, raggruppa al suo interno un valore pari a 135 miliardi di yen, il 10 per cento del Pil giapponese.

Parliamo quotidianamente di criptovalute, informandovi sull’andamento del mercato avendo come punto di riferimento la classifica stilata da Coinmarketcap.com. Quando citiamo le criptovalute, spesso ci dimentichiamo della tecnologia che sta alla base di esse, vale a dire la blockchain, letteralmente “catena di blocchi”, un – prendiamo in prestito la definizione fornita dal sito blockchain4innovation.it – “database condiviso, decentralizzato, distribuito e criptato con precise regole di sicurezza. Sulla base di quella che viene identificata come una nuova forma rivoluzionaria di democrazia, è nata la prima smart city mondiale. Curiosi di sapere dove?

Un intero quartiere basato sulla blockchain

Daimaruyu, distretto tra i più importanti di Tokyo, compreso tra la Tokyo Station, una delle stazioni più importanti della capitale giapponese insieme alla Shinjuku Station, e il Palazzo Imperiale. In totale, l’area misura 120 ettari ed è contraddistinta da imponenti grattacieli. Il distretto Daimaruyu non è uno qualunque ed è proprio per questo motivo che è stato scelto per avviare la rivoluzione smart dettata dalla tecnologia blockchain. In questo spazio “ristretto” sorgono i quartier generali di 16 tra le più grandi aziende del mondo. Il Sole 24 Ore, nel suo articolo di approfondimento, fa un paragone con le city più famose al mondo, New York e Londra. Rispettivamente, quest’ultime sono la sede di 17 e 19 quartier generali. Non è un caso nemmeno che Daimaruyu, che ingloba tre quartieri, raggruppi al suo interno un valore pari a 135 miliardi di yen, cifra che rappresenta il 10 per cento del Pil giapponese.

Il futuro delle criptovalute

La blockchain, realizzata da Fujitsu, consente ai “partecipanti” di condividere data e smart contracts. Niente Bitcoin dunque, per un progetto che può sfruttare la presenza di qualcosa come 4.300 uffici distribuiti complessivamente in 106 grattacieli. Qualcosa di enorme, quanto l’importanza di un’infrastruttura chiamata a fare da apripista ad un futuro ormai segnato, sia con le criptovalute sia senza.

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Argomenti: Bitcoin, Economie Asia

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