Bitcoin sopra 50.000 dollari, c’entra il caos in Afghanistan?

La quotazione di Bitcoin torna sopra 50.000 dollari per la prima volta dopo tre mesi. E il ritorno dei talebani al potere c'entrerebbe.

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Bitcoin sopra 50.000 dollari

Il prezzo dei Bitcoin è tornato sopra la soglia dei 50.000 dollari per la prima volta dopo tre mesi. Il traguardo è stato superato nuovamente nella giornata di ieri e ancora stamattina la quotazione si attesta sopra tale livello. L’intera capitalizzazione è salita sopra 940 miliardi di dollari e tutto il mercato delle “criptovalute” viaggia sopra 2.100 miliardi.

Un grosso passo in avanti nelle ultime settimane. Pensate che Bitcoin valeva 32.000 dollari appena un mese fa. Da allora, un rialzo di circa il 60%. E da inizio anno, il saldo è positivo di oltre il 70%. In aprile, la quotazione aveva toccato il massimo record di 64.000 dollari. Di lì in avanti, il tonfo. La Cina ha annunciato una stretta regolamentare sul “mining” e le transazioni, ragione per cui la “criptovaluta” aveva ripiegato fin sotto 30.000 dollari.

Due le notizie che hanno trainato Bitcoin nelle ultime sedute. Anzitutto, Coinbase ha dichiarato che investirà nelle “criptovalute” 500 milioni di dollari e il 10% degli utili. E Paypal consentirà ai clienti di comprare, tenere e vendere Bitcoin. Tuttavia, non possiamo escludere che il nuovo boom sia trainato dal caos in Afghanistan, con il ritorno al potere dei talebani dopo 20 anni, a seguito del ritiro dell’esercito americano.

Corsa ai Bitcoin degli afghani

Kabul è precipitata nel terrore. Migliaia di cittadini, soprattutto donne, stanno cercando di fuggire dal paese per paura del ripristino delle forti restrizioni imposte a suo tempo dagli islamisti, se non di vere e proprie rappresaglie. Già prima che i talebani raggiungessero la capitale, lunghe file agli ATM e agli sportelli delle banche erano state registrate nelle principali città. Da giorni, il sistema di transazioni per regolare gli scambi con l’estero, noto come “hawala”, è stato sospeso.

I talebani restano nella “blacklist” del terrorismo internazionale e, dunque, nei fatti l’Afghanistan si trova sotto sanzioni.

L’impossibilità o l’estrema difficoltà di accedere ai dollari starebbero inducendo un numero crescente di afghani a comprare Bitcoin. E così, Chainanalysis ha trovato che l’Afghanistan sia salito al settimo posto nel mondo per grado di adozione della “criptovaluta”. Pensate che solamente un anno fa, non figurava neppure tra i primi 154 stati monitorati. Con un punteggio di 0,13, supera di gran lunga paesi come l’Italia (0,03) e sale alla pari del Regno Unito.

Sono relativamente pochi gli afghani in possesso di Bitcoin, anche perché l’arretratezza del sistema finanziario domestico costringe molte famiglie, specie nelle aree rurali, a detenere elevate scorte di liquidità per effettuare i pagamenti quotidiani. Ad ogni modo, qualcosa si starebbe muovendo nella direzione favorevole alle “criptovalute” e l’anonimato garantito da Bitcoin ai possessori incentiverebbe un numero crescente di afghani a guardare a questa realtà con sempre maggiore interesse. Sotto i talebani, sarebbe un nuovo modo di mettere in salvo almeno parte dei propri risparmi.

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