Bitcoin sfonda la barriera dei 500 miliardi e per Roubini non valgono nulla

Nuovi massimi storici per la moneta digitale, il cui prezzo quest'anno guadagna oltre il 277%. E arriva la prova di maturità.

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Bitcoin fino a oltre 28.000 dollari

Ieri, quotazioni ai nuovi massimi storici per il Bitcoin, quando hanno toccato i 28.222 dollari. E ancora stamattina viaggiano sopra i 27.000 dollari, segnando un rialzo di oltre il 277% da inizio anno. Per la prima volta da quando sono stati inventati nel 2009, la “criptovaluta” più importante al mondo ha superato il muro dei 500 miliardi di capitalizzazione di mercato. In pratica, adesso valgono meno di Alibaba e circa quanto Tencent, due tra i principali colossi mondiali, entrambi cinesi.

Eppure, proprio nel corso della giornata di ieri il prezzo dei Bitcoin è arrivato a perdere 1.500 dollari. Per i detrattori, è stato il segno della fatica dei corsi dopo la corsa di questi mesi. Viceversa, per altri l’andamento delle quotazioni starebbe provando la maturità raggiunta dalla moneta digitale. In effetti, la caduta di ieri ha coinciso con una fase di scarsa presenza degli investitori istituzionali sui mercati finanziari, a causa delle festività. La sola presenza dei piccoli investitori ha accentuato la volatilità, problema storico di questo asset dall’esistenza ancora breve.

Tuttavia, gli investitori istituzionali non hanno abbandonato affatto Bitcoin, semmai stanno in parte cercando di realizzare i guadagni come per qualsiasi altro asset. Sarebbe strano che non lo facessero, viste le plusvalenze virtuali a 3 cifre portare a casa in pochi mesi. Peraltro, gira voce che persino in questi ultimissimi giorni dell’anno, quando generalmente i portafogli finanziari non vengono più rimpolpati e malgrado il raggiungimento di ennesimi record, molti grossi investitori vogliano acquistare altri Bitcoin per esibire sul mercato nel 2021 di essersi buttati sulla “criptovaluta” già nel 2020, semmai senza offrire spiegazioni sui prezzi e la tempistica degli investimenti.

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L’ennesimo attacco da Roubini

E sempre in questi giorni sarebbe arrivata una prova importante per Bitcoin.

Ripple ha perso oltre il 55% del suo valore in poche sedute, a seguito dell’avvio di un’indagine della Federal Reserve, secondo la quale la moneta digitale dovrebbe essere trattata come un qualsiasi asset. Fino a poco tempo fa, questa notizia sarebbe bastata per scatenare l’inferno anche sul mercato dei Bitcoin, mentre stavolta non è stato così. Le brutte notizie non hanno coinvolto la “criptovaluta” più importante, segno che a possederla non siano più solamente piccoli investitori che si fanno prendere dal panico alla prima avversità.

Non tutti credono nei Bitcoin, però. Di certo, non Nouriel Roubini, che da sempre detesta le monete virtuali e che in questi giorni ha ribadito di non esservisi convertito, arrivando a definirle “shitcoins”. L’economista che previde la crisi finanziaria del 2008 sostiene che esse non abbiano alcun valore intrinseco, che non siano una riserva di valore stabile e che non posseggano alcuna caratteristica per poter anche solo essere considerate monete, in quanto non sarebbero neppure un mezzo di pagamento. Insomma, pura bolla speculativa e prezzi totalmente manipolati. Questi salirebbero semplicemente per effetto della credenza che continueranno a salire anche in futuro, ma senza che queste previsioni poggino su basi logiche.

Sarà, ma Roubini dopo il 2008 si è distinto per il suo catastrofismo incessante, come quando profetizzò la fine dell’euro nel 2012 con l’arrivo di una – a suo dire – “tempesta perfetta”. Due anni fa, rilanciava l’allarme, dichiarando che la moneta unica sarebbe collassata nel 2020 e che nel caso di una nuova crisi finanziaria, paesi come l’Italia non avrebbero più disposto di margini fiscali per reagire e sarebbero falliti, peraltro in assenza di sostegno della BCE. Tutte previsioni che non si sono verificate, anche perché Roubini ha dimostrato di avere sottovalutato la volontà “politica” a fondamento dell’Eurozona, mentre adesso starebbe sottacendo sull’interesse della grande finanza per ritagliarsi un piccolo spazio in cui muoversi lontano dalle manipolazioni delle banche centrali e dei governi.

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