Bitcoin rivede la soglia dei 40.000 dollari, ecco le ragioni del boom dei prezzi di domenica

Boom delle quotazioni a doppia cifra per la "criptovaluta", in ripresa ai massimi da metà giugno. C'entrano Musk e Cina.

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Boom di Bitcoin

Un boom a doppia cifra per la quotazione di Bitcoin nella seduta di domenica. Il prezzo è risalito in area 39.000 dollari, ai massimi da sei settimane. Soltanto agli inizi della settimana scorsa, era sceso sotto la soglia dei 30.000 dollari. Siamo ancora lontani dal record di 65.000 dollari toccato in aprile. Tuttavia, in una sola giornata il mercato della “criptovaluta” più popolare al mondo è cresciuto di 114 miliardi, in termini di capitalizzazione.

La notizia è che non sembra essere accaduto alcunché di clamoroso per giustificare un simile boom per Bitcoin. E come spesso accade in questi casi, le cause sono da ricercarsi in un mix tra fattori tecnici e rumor. Anzitutto, il CEO di Tesla ha cambiato ancora una volta idea. A inizio anno aveva annunciato che la società avrebbe accettato Bitcoin in pagamento per la vendita di auto elettriche, mentre a maggio aveva fatto un passo indietro sui timori per l’impatto ambientale che il “mining” avrebbe sul pianeta. E adesso, ci ha ripensato: poiché il “mining” starebbe diventando sempre più pulito, grazie all’utilizzo crescente di energie rinnovabili, Tesla riapre ai Bitcoin.

Le “estrazioni” di Bitcoin avvengono grazie a un numero elevatissimo di calcoli complessi al computer, i quali richiedono l’uso intenso di energia elettrica. La Cina ha finora inciso per quasi i due terzi della produzione complessiva e notoriamente il paese è un produttore di energia “sporca”, sebbene vi siano grosse differenze tra provincia e provincia. In quelle ricche di acqua, ad esempio, prevale la produzione di energia idroelettrica a basso costo. E non possiamo escludere che gran parte del “mining” si concentri proprio qui.

Nello stesso tempo, il CEO di Twitter, Jack Dorsey, ritiene che la “criptovaluta” assumerà un ruolo cruciale per la sua società in futuro.

Come mai questo cambio repentino di giudizio su Bitcoin? Paradossalmente, il divieto imposto dalle autorità cinesi al “mining” e al trading di questa valuta digitale starebbe sostenendone l’appeal. Poiché la produzione di energia nel Dragone asiatico avviene perlopiù attraverso centrali a carbone, più si estraggono Bitcoin fuori dalla Cina, minore il loro impatto ambientale.

E c’è lo “short squeeze”. Dopo essere sprofondati sotto 30.000 dollari, i prezzi sono tornati ad essere appetibili. La risalita avrebbe convinto parte degli investitori ribassisti a liquidare le posizioni corte per limitare le perdite. Dunque, chi aveva scommesso contro Bitcoin starebbe acquistando per non soccombere al mercato. Un fenomeno che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi con le azioni “meme”.

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