Bitcoin, quotazioni su nuovi record: rivoluzione digitale, non tulipani olandesi

Quotazioni dei Bitcoin sopra i 5.200 dollari, ai nuovi massimi storici. Dobbiamo ancora credere che si tratti solamente di una bolla speculativa?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni dei Bitcoin sopra i 5.200 dollari, ai nuovi massimi storici. Dobbiamo ancora credere che si tratti solamente di una bolla speculativa?

Nuovi record per i Bitcoin, le cui quotazioni nella tarda mattinata di oggi sono salite fino a un massimo di 5.226,75 dollari, superando il precedente massimo storico di inizio settembre, quando era stata sfondata la soglia dei 5.000 dollari. Raggiunto tale picco, però, la moneta digitale aveva subito un repentino e marcato ripiegamento, scendendo alla metà del mese scorso fin sotto i 3.000 dollari. Da allora, una costante risalita ai valori record odierni, segno che nessuna minaccia ad oggi sarebbe stata in grado di fermare la corsa dei prezzi. Quali sarebbero gli ingredienti del successo della “criptomoneta”, che prima del crollo di settembre era stata definita una “truffa” dal ceo di JP Morgan, Jamie Dimon? Com’è possibile che il divieto di ICOs in Cina e il ventilato contrasto agli acquisti di Bitcoin in Russia non ne abbiano scalfito le quotazioni?

Partiamo da una doverosa precisazione. Le ICOs vietate in Cina potrebbero persino avere incentivato gli acquisti di Bitcoin, dopo una prima fase di crollo per ragioni più psicologiche che pratiche. Queste operazioni sono utilizzate spesso per raccogliere il denaro necessario (in cambio di Bitcoin o altre monete digitali) al lancio di una nuova moneta digitale. In pratica, lo stop di Pechino potrebbe avere indebolito la concorrenza ai Bitcoin, considerando che oggi come oggi di “criptomonete” se ne contino oltre un migliaio.

Gli attacchi dei banchieri non stanno intaccando la credibilità o le aspettative sui Bitcoin, in quanto chi vi investe vuole tenersi al di fuori proprio del circuito finanziario “tradizionale”. E’ accaduto lo scorso anno in India con la “demonetizzazione” avviata dal governo Modi, sta accadendo ancora oggi in Venezuela e Zimbabwe, due economie alle prese con crisi da carenza di beni e di fiducia verso il sistema dei cambi ufficiale. Piccoli, ma significativi segnali di un mondo che cambia in fretta, scioccando le banche centrali, che fino a pochi mesi fa erano convinte di detenere il monopolio dell’emissione di moneta, un dogma che sta venendo vistosamente meno, suscitando paure, ansie e interrogativi. (Leggi anche: Bitcoin, tempesta perfetta superata)

Solo bolla speculativa?

Il successo dei Bitcoin non sarebbe stato possibile senza la rivoluzione digitale che ne è alla base. Parliamo di “blockchain”, quel registro informatico, che consente agli utenti di scambiarsi moneta digitale e di avere traccia delle transazioni, restando anonimi. Proprio l’anonimato spinge sempre più investitori a entrare su questo mercato, non senza remore per le scarse tutele nei casi di furti informatici, ma sarebbe sbagliato proseguire sulla strada della demonizzazione del mondo delle criptomonete, accusandolo di coprire traffici illeciti e criminali pericolosi. Sarebbe come prendersela con la BCE, che stampa euro utilizzati spesso per acquistare droga, armi, per pagare prostitute, etc.

Lo spettro agitato dal mondo finanziario tradizionale è quello dei tulipani dell’Olanda nel diciassettesimo secolo. Allora si arrivò a pagare un bulbo di tulipano più di una casa. Tutti compravano confidando che le quotazioni crescessero, ben consapevoli che stessero strapagando, fino a quando non si registrarono i primi cali, che divennero crolli e mandarono in rovina quanti vi avessero speculato. Possibile un simile destino per i Bitcoin? Certamente, così come per ogni altro asset slegato dai suoi fondamentali. Alzi la mano chi crede oggi che sarebbe idoneo un rendimento del 2-2,20% di un BTp a 10 anni o che ritenga che prestare denaro al governo tedesco fino alla scadenza dei 7-8 anni con rendimenti negativi (in perdita!) sia un’operazione sensata! Chi investe nei Bitcoin fugge anche da questo mondo fittizio, caratterizzato da scarsa trasparenza e legami sempre più flebili tra prezzi di mercato e reali valori sottostanti. Paradossale che chi dipinge le monete digitali come una gigantesca bolla del secolo siano gli stessi che approvino o che agevolino personalmente la vera grande bolla del secolo: quella obbligazionaria! (Leggi anche: Comprare Bitcoin per la vecchiaia, pensiero di chi lo ha in tasca)

 

 

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Argomenti: Altre economie, Bitcoin, bolla finanziaria, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia

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