Bitcoin: trading in Cina ora più difficile, ma prezzi meno volatili sopra 900 dollari

Il trading sui Bitcoin si fa più difficile in Cina, principale mercato della moneta digitale. Introdotta una commissione su acquisti e vendite ed eliminato il servizio di margine. Ma i prezzi non stanno cedendo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il trading sui Bitcoin si fa più difficile in Cina, principale mercato della moneta digitale. Introdotta una commissione su acquisti e vendite ed eliminato il servizio di margine. Ma i prezzi non stanno cedendo.

Il temuto crollo dei prezzi non c’è stato, ma i volumi negoziati di Bitcoin sono diminuiti fino al 90% in Cina, dopo che tre piattaforme di trading – BTCC, Huobi e OkCoin – hanno annunciato l’introduzione di una commissione dello 0,2% sia all’atto dell’acquisto che della vendita di moneta digitale nel paese asiatico. Nonostante ciò, le quotazioni si stanno mantenendo al di sopra dei 900 dollari, perdendo circa il 2,5% in un paio di sedute, ma nulla di drammatico, considerando che in appena una settimana, tra il 5 e il 12 gennaio scorso, i Bitcoin siano scesi di quasi il 36% fino a un minimo di 762 dollari, dopo che si erano portati ai massimi da oltre tre anni. (Leggi anche: Bitcoin: prezzi volatili, cosa aspettarci?)

L’annuncio non è caduto casuale, ma segue una dura reprimenda della People’s Bank of China, la banca centrale cinese, che nelle scorse settimane ha lanciato due ammonimenti contro l’uso di questa moneta digitale, non riconosciuta al pari delle valute ufficiali e avvertendo, ad esempio, che il servizio offerto dalle piattaforme locali di margine sul trading fosse “illegale”.

Niente margine e commissioni

Pertanto, i diretti interessati hanno sospeso tale servizio, per cui chi intende investire sul mercato dei Bitcoin dovrà depositare l’intero capitale, non potendo godere di quello che a tutti gli effetti era diventato un prestito in favore dell’investitore.

La vita si fa più dura, quindi, per il mercato dei Bitcoin, ma non è detto che esso ne risulterà fiaccato. La stabilità dei prezzi di queste ultimissime sedute (l’introduzione della commissione è stata annunciata domenica) lascia sperare in una riduzione della volatilità, che ad oggi è stata la causa principale del rischio accusato da quanti abbiano investito nella “criptomoneta”. (Leggi anche: Bitcoin, previsioni per il 2017)

 

 

Cina in allerta contro i Bitcoin

Se i movimenti dei prezzi si mostreranno più stabili, è persino probabile che nel tempo i Bitcoin inizieranno ad attrarre un nuovo segmento di investitori, quelli con profilo di rischio minore e desiderosi di puntare su un asset alternativo a quelli tradizionali e nuovo.

D’altronde, che le autorità in Cina abbiano preso di mira questo mercato è semplice da spiegare. Molti cinesi hanno utilizzato nei mesi scorsi i Bitcoin per investire indirettamente in dollari, liberandosi dello yuan sempre più debole, che non a caso ha chiuso il 2016 con un -6,5% contro il dollaro, peggiore risultato dal 1994, a fronte del +122% messo a segno dalla moneta digitale. Tra dicembre e novembre, le negoziazioni di Bitcoin in Cina erano arrivate a rappresentare il 98% del totale nel mondo. (Leggi anche: Bitcoin, ecco perché Pechino è preoccupata)

Bitcoin sopra i 1.000 dollari potrebbero attirare piccoli investitori

Per quanto i volumi negoziati siano del tutto ancora insufficienti a influire sul cambio cinese, la PBoC ha voluto giocare di anticipo per evitare che la forza dei Bitcoin diventi tale da offrire al mercato una seria e ampia alternativa agli assets locali tradizionali. Lo aveva fatto anche nel novembre del 2013, quando i prezzi esplosero oltre la soglia di 1.200 dollari e furono minacciate restrizioni al trading.

Niente margine sul trading e commissioni sugli acquisti e le vendite. In pochi giorni, il volto della “criptomoneta” è diventato meno libero. Se riuscirà a tenere testa a tali novità e magari pian piano a risalire fin sopra i 1.000 dollari, potremmo dare vita a una nuova narrazione nei prossimi mesi, ovvero di un mercato di attrazione verso quella miriade di piccoli investitori in cerca di assets non direttamente manovrabili dalle banche centrali e che ne tutelino la riservatezza, garantendo loro un anonimato ormai impensabile per qualsiasi alternativa. (Leggi anche: Bitcoin, previsioni legate al dollaro)

 

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