Bitcoin, prezzi e domanda volano in India per riciclare il contante vietato

I Bitcoin in India si pagano fino a oltre 100 dollari in più delle quotazioni internazionali. Come per l'oro, gli indiani cercano un modo per riciclare le banconote messe fuori corso dal governo.

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I Bitcoin in India si pagano fino a oltre 100 dollari in più delle quotazioni internazionali. Come per l'oro, gli indiani cercano un modo per riciclare le banconote messe fuori corso dal governo.

L’India ha annunciato il mercoledì scorso e con un preavviso di poche ore di avere messo fuori corso legale le banconote dal taglio maggiore, quelle da 500 e 1.000 rupie, corrispondenti pressappoco a 6 e 12 euro. Queste rappresentano l’86% del denaro contante circolante nel sub-continente asiatico e il 20% del suo valore. L’obiettivo del governo di Nuova Delhi è di stanare l’evasione fiscale, costringendo i possessori di questi biglietti, che si considerano usati per attività illecite o per transazioni non segnalate al Fisco, a presentarsi in banca per scambiarli con banconote dal taglio più piccolo o con altre di nuova emissione. Fatto sta, che negli ultimi giorni si starebbe registrando un boom sia dei prezzi che di domanda dei cosiddetti Bitcoin, la moneta digitale decentralizzata. (Leggi anche: Lotta al contante, pericoloso imitare la nuova misura in India)

Il segnale che il divieto di uso delle vecchie banconote da 500 e 1.000 rupie stia coincidendo con un improvviso interesse degli indiani per la “criptomoneta” lo inviano un paio di dati. Anzitutto, l’app per smartphone Zebpay, utilizzata per scambiare rupie contro Bitcoin, è stata scaricata negli ultimi due giorni a un ritmo del 20-30% in più rispetto al trend precedente, oltrepassando i 100.000 downloads.

I Bitcoin in India valgono fino a 100 dollari in più

Altro dato, la piattaforma digitale indiana per lo scambio di Bitcoin segna un prezzo di mercato per ciascuna unità della più famosa moneta digitale di 55.405 rupie, ovvero pari a 818 dollari, quando il prezzo di chiusura di oggi è stato sul piano internazionale di 711 dollari.

Cosa significa? Che gli indiani starebbero comprando Bitcoin a premio di oltre 100 dollari per unità, quando agli inizi di settembre, spiega Charles Hayter, ceo e fondatore di Crypto Compare, le quotazioni indiani risultavano a premio di non oltre una ventina di dollari. (Leggi anche: Bitcoin, saldo attivo da inizio 2016)

 

 

 

Bitcoin sovraprezzato come l’oro in India

E per quale ragione un indiano dovrebbe “strapagare” un Bitcoin e aumentarne anche la domanda? La risposta sarebbe forse semplice: cerca un modo per evitare di presentarsi in banca con banconote non più utilizzabili per i pagamenti cash e che al di sopra di un certo ammontare sarebbero segnalate al Fisco, il quale a sua volta aprirebbe un’indagine per scoprirne la provenienza.

Il fenomeno delle quotazioni eccessive sta riguardando anche l’oro, che viene acquistato in questi giorni persino a prezzi doppi di quelli vigenti sui mercati internazionali. Chi compra Bitcoin o oro starebbe, quindi, mettendo anche in conto di perdere una percentuale del denaro investito, pur di sbarazzarsene e “ripulirlo”. (Leggi anche: Oro, prezzi esplosi fino a 2.300 dollari in India)

Bitcoin è rifugio da tensioni geopolitiche

In realtà, le perdite non è detto che vi saranno con la criptomoneta, le cui quotazioni sono esplose nell’ultimo anno del 114%, arrivando a un picco di oltre 768 dollari a pochi giorni dal referendum sulla Brexit. I Bitcoin si stanno giovando, infatti, proprio delle tensioni geo-politiche internazionali di questi mesi e che non mancheranno nemmeno nei prossimi. D’altronde, l’esplosione del fenomeno si ebbe nel 2012 con la crisi del debito in Grecia e l’applicazione del primo “bail-in” a Cipro, che mise in fuga i capitali dall’isola e segnò una profonda sfiducia tra gli investitori per l’ordine finanziario internazionale. (Leggi anche: Bitcoin, prezzo s’impenna con la Brexit)

Difficile, tuttavia, che il boom della domanda indiana impatti le quotazioni internazionali della moneta digitale, visto che il relativo mercato ammonta a quasi un millesimo di quello globale, scambiandosi nel sub-continente asiatico la media di 500 Bitcoin al giorno. E, tuttavia, quel 2% della popolazione, che deterrebbe la stragrande maggioranza delle banconote da poco vietate, potrebbe rivolgersi al nuovo business. Nessuno s’illuda che l’economia sommersa, pari al 20-25% del pil indiano, sparisca per effetto di un provvedimento del governo.

 

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