Bitcoin, prezzi volatili e a -36% in una settimana: cosa aspettarci?

Prezzi dei Bitcoin volatili e poco prevedibili. Cosa accade alla moneta digitale e cosa dovremmo attenderci in futuro?

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Prezzi dei Bitcoin volatili e poco prevedibili. Cosa accade alla moneta digitale e cosa dovremmo attenderci in futuro?

Essere passati in poche sedute da 1.165 a 747 dollari è stato un vero shock per il mercato dei Bitcoin, la moneta digitale più importante al mondo, che dopo avere segnato un roboante +122% nel 2016, diventando l’asset più redditizio dell’anno, dall’inizio del 2017 ha perso già oltre il 20% del suo valore, il 36% dal picco segnato poco più di una settimana or sono e scendendo fino ai minimi da inizio dicembre.

Cosa sta succedendo? Gli investitori hanno reagito male a un “warning” lanciato la settimana scorsa dalla People’s Bank of China, la banca centrale cinese, che ha chiarito come i Bitcoin non possano considerarsi una valuta e, pertanto, non potranno circolare alla sua stregua nella seconda economia del pianeta. Non solo, Pechino ha ammonito sull’anomalo andamento delle quotazioni della “criptomoneta”, sostanzialmente minacciando di intervenire per evitare che questo nuovo mercato da 14-16 miliardi di dollari diventi un’occasione per speculare al ribasso sullo yuan.

La valuta cinese ha chiuso il 2016 con la peggiore performance degli ultimi 22 anni (-7%) e anche in queste prime battute del 2017 si mostra debole, testando sostanzialmente il cambio di 7 contro il dollaro. Si può notare come in corrispondenza all’indebolimento della valuta cinese vi sia un rafforzamento dei prezzi dei Bitcoin. Come mai? Tra l’80% e il 90% delle negoziazioni quotidiane sul mercato della moneta digitale si ha in Cina, con punte del 98% nelle sedute del boom. (Leggi anche: Bitcoin, crollo del 20% sul warning cinese)

Mercato Bitcoin poco liquido

In poche parole, gli investitori cinesi si sbarazzerebbero degli yuan e punterebbero sui Bitcoin per sfuggire sia alla debolezza del cambio, sia ai controlli sui capitali, varati da Pechino nelle settimane scorse e che impongono investimenti individuali su assets stranieri per un massimo di 50.000 dollari all’anno, al fine di frenare la fuga dei capitali, in corso da almeno un anno e mezzo.

La volatilità dei Bitcoin è sempre stata molto alta. Di seduta in seduta, ma anche nel corso di una stessa seduta, i prezzi fluttuano anche del 15-20%, potenzialmente minacciando i capitali investiti.

Come mai? Perché il mercato dei Bitcoin è poco liquido. Le unità emesse ammontano attualmente a circa 16 milioni e stando alle regole previste sin dal suo debutto nel 2009, verranno emesse anche in futuro a ritmi prestabiliti e fino a un massimo complessivo di 19 milioni di unità. (Leggi anche: Bitcoin, prezzi esplosivi e crollo improvviso: che succede?)

 

 

 

 

Scambi concentrati essenzialmente in Cina

La scarsa offerta di Bitcoin rende il mercato di dimensioni ridotte, anche se potenzialmente ne sostiene i corsi. L’altro grande problema con la moneta digitale è che, come dicevamo, le contrattazioni sono per lo più concentrate in Cina e, quindi, risentono delle vicissitudini di una sola, per quanto grande, economia.

Non essendo possibile forzare l’offerta, l’unico modo per sperare in una minore volatilità futura, ovvero in una maggiore prevedibilità nella direzione dei prezzi, sarebbe di ampliare l’uso dei Bitcoin sul piano geografico e della platea degli usufruitori. Qualche piccolo passo in avanti si è compiuto nelle ultime settimane con l’India, che avendo ritirato dalla circolazione l’86% del contante, ha spinto numerosi investitori al suo interno a puntare sulla moneta digitale per sfuggire ai controlli del Fisco. Tuttavia, il mercato indiano rappresenta appena l’1% delle negoziazioni quotidiane e per quanto queste pare che siano finanche raddoppiate, il loro numero non sembra sufficiente ancora per ampliare le dimensioni degli scambi giornalieri. (Leggi anche: Bitcoin, prezzi verso i 1.000 dollari grazie all’India?)

Serve differenziare geograficamente il mercato

Solo con un’ampia accettazione dei Bitcoin in aree come USA ed Europa, sarebbe possibile allargarne le dimensioni, rendendo più stabili i prezzi e meno soggetti a singoli episodi. A tale proposito, il fattore convenienza potrebbe essere dirimente nel prossimo futuro. Oltre ad essere le operazioni del tutto anonime, per cui sfuggenti ai controlli fiscali e giudiziari, la moneta digitale farebbe risparmiare tempo e costi per le conversioni valutarie, necessitando mediamente di un paio di ore e comportando un costo nell’ordine dell’1-2% del valore della transazione, contro le 72 ore richieste per una valuta ordinaria da scambiare in banca e per un costo fino al 10-15%.

Intendiamoci, i volumi massimi negoziabili saranno sempre gli stessi, in ogni caso, ma almeno si potrà ambire a scambi più diffusi nel pianeta e tali da rendere meno minacciose le misure di volta in volta paventate in uno o nell’altro paese. (Leggi anche: Bitcoin, investire nella moneta digitale sempre più popolare)

 

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