Bitcoin, prezzi a +35% dai minimi di gennaio: stavolta è attesa per la SEC

Bitcoin di nuovo sopra i 1.000 dollari e vicini ai massimi dell'anno, mentre una decisione in America potrebbe rafforzarne ulteriormente le quotazioni.

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Bitcoin di nuovo sopra i 1.000 dollari e vicini ai massimi dell'anno, mentre una decisione in America potrebbe rafforzarne ulteriormente le quotazioni.

I prezzi dei Bitcoin si sono riportati sopra i 1.000 dollari, arrivando ieri a quasi 1.054 dollari, segnando un rialzo di quasi il 36% rispetto ai minimi di chiusura toccati a gennaio, quando avevano registrato in una settimana un tonfo del 35% a meno di 776 dollari. Da allora, la risalita è stata pressoché costante e ciò che sta impressionando positivamente è l’ottima reazione del mercato alle restrizioni introdotte al trading in Cina, dove è stata imposta una commissione minima sulle transazioni e non è più consentito operare con la leva finanziaria, di fatto disincentivando la domanda di moneta digitale. La liquidità si è di molto ristretta e fino al 90%, secondo i dati ufficiali delle stesse piattaforme di trading.

Eppure, i prezzi continuano a salire e si avvicinano ai 1.130 dollari, il livello massimo dal novembre 2013, toccato oltre agli inizi di gennaio, quando i Bitcoin avevano appena messo alle spalle un’annata da incorniciare con un +122%. (Leggi anche: Bitcoin: trading più difficile in Cina, ma prezzi meno volatili)

La SEC avallerà un Etf sui Bitcoin?

Cosa sta contribuendo a sostenere le quotazioni della “criptomoneta”? Il mercato è in attesa che la SEC (“Securities and Exchange Commission”), la Consob americana, decida sulla richiesta dei fratelli Winklevoss di potere dare vita a un Etf sui Bitcoin.

Chi sono i Winklevoss? Già canottieri olimpici e appartenenti a una famiglia benestante, sono reduci da una dura battaglia legale contro Mark Zuckerberg sulla proprietà intellettuale del social network Facebook e tre anni e mezzo fa hanno presentato alla SEC una domanda per istituire un Etf sulla moneta digitale più famosa al mondo, ma da allora si sono visti rinviare la risposta per una dozzina di volte.

L’ultima scadenza, entro cui la vigilanza americana dovrà esitare un accoglimento o un respingimento, è l’11 marzo. Da qui a poco più di un mese al massimo, quindi, sapremo se a Wall Street si potrà operare sui Bitcoin, tramite un Etf, ovvero un fondo d’investimento, che si limita a replicare l’andamento degli assets sottostanti, in questo caso sarebbe la moneta digitale. (Leggi anche: Bitcoin, trading lento e prezzi stabili)

Bitcoin meno legati al mercato cinese

Quante sono le probabilità che la SEC dica di sì? Gli investitori sono divisi. Da un lato, la vigilanza ha una politica conservativa e improntata più alla difesa di chi investe che all’apertura verso nuove forme di investimento. D’altro canto, alcune delle principali obiezioni ai Bitcoin, in termini di sicurezza informatica, di trasparenza, di volatilità dei prezzi e di concentrazione del trading sul mercato cinese sembrano superate, anche alla luce degli ultimi eventi.

Se tra dicembre e gennaio, fino al 98% degli acquisti arrivava dalla Cina, le nuove misure imposte da Pechino alle piattaforme nazionali avrebbero ridotto sia la liquidità, sia l’eccessiva dipendenza di questo mercato dagli investitori cinesi, una ragione in più per gli USA per cercarsi di accreditare quale nuovo epicentro della moneta digitale.

Nessuno ha realmente idea di cosa deciderà la SEC, anche se l’ottimismo non appare molto diffuso, essendo poco probabile che i vigilanti USA vogliano esporsi al rischio di venire indicati quali responsabili di eventuali perdite patiti dai piccoli investitori. Lascia ben sperare, tuttavia, anche la decisione della banca centrale degli Emirati Arabi Uniti, che all’inizio di gennaio, nel vietare ogni forma di pagamento digitale, ha escluso dal divieto proprio i Bitcoin, segnalando un occhio benevolo per una forma di trading, che sta diventando sempre più popolare. (Leggi anche: Bitcoin, previsioni legate al dollaro)

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