Bersani avverte Renzi sulla riforma del Senato: non chiederci la disciplina di partito

Pierluigi Bersani attacca il premier Matteo Renzi sulla riforma del Senato: "non ci si chieda la disciplina di partito".

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Pierluigi Bersani attacca il premier Matteo Renzi sulla riforma del Senato:

Al rientro dalle ferie estive, la politica italiana torna a dibattere sul tema caldo delle riforme istituzionali. Fa discutere, in particolare, quella che riguarda il nuovo Senato, che stando a quanto approvato in prima lettura alle Camere, non sarebbe più eletto direttamente. E all’interno dello stesso PD è polemica, perché l’ala di sinistra del partito chiede di modificare proprio l’art.2 della riforma, che per il premier Matteo Renzi sarebbe inemendabile. Intervenendo a Radio Anch’io, l’ex segretario Pierluigi Bersani ha avvertito l’inquilino di Palazzo Chigi che appellarsi alla disciplina di partito davanti alla Costituzione è fuori discussione, “nessun partito lo ha mai fatto nella storia d’Italia”. Precisa, però, di essere favorevole all’impianto della riforma, ma che ciascun senatore risponde alla propria coscienza. Una stoccata al premier, che non si è mostrato ad oggi realmente disponibile a modificare l’articolo nelle parti più contestate dalla minoranza interna, oltre che dalle opposizioni.

Senato elettivo o no?

Bersani attacca l’idea che il Parlamento sarebbe per la stragrande maggioranza dei suoi componenti nominato “a tavolino” dai segretari di partito, smentendo che sul listino bloccato si sia trovato un compromesso. Nei giorni scorsi, infatti, si era ipotizzato che la minoranza dem avrebbe accettato il listino bloccato sulla legge elettorale (l’Italicum), mentre Renzi avrebbe aperto sull’eleggibilità del Senato. Sempre nei giorni scorsi, il presidente del Senato, Piero Grasso, aveva precisato che a suo avviso l’articolo della riforma, oggetto di numerose proposte di modifica, sarebbe emendabile, con ciò allarmando il governo sui tempi per la sua approvazione, dato che tra poche settimane inizierà anche la sessione di bilancio, che occuperà gran parte dei lavori parlamentari fino alla fine dell’anno.

Il groviglio Senato-Italicum

Renzi punta all’approvazione senza modifiche della riforma del Senato e delle altre istituzionali e nel più breve tempo possibile. Per lui, sarebbe un atto di forza politica e gli consentirebbe di minacciare seriamente le urne, nel caso in cui le elezioni amministrative dovessero dare esito negativo per il PD, nella primavera prossima. Con il Senato riformato e non più elettivo, infatti, l’Italicum entrerebbe in vigore, cosa non altrimenti possibile, visto che la legge elettorale è stata modificata solo nella parte riguardante la Camera, proprio in previsione della non eleggibilità dei senatori. Ma senza una legge elettorale nuova in vigore, le regole del voto sarebbero basate su un proporzionale puro e nel caso di “incidente” di percorso per il governo, quasi certamente le Camere non sarebbero sciolte, ma il capo dello stato dovrebbe dare vita a un governo di scopo, magari transitorio, finalizzato ad approvare la nuova legge elettorale. Il premier teme questo scenario, anche perché la vitalità del suo governo è meno robusta di quanto si creda, specie al Senato, dove i numeri della maggioranza sono deboli e sul filo di lana. D’altra parte, con il listino bloccato, la minoranza interna al PD sa che sarà spazzata via al prossimo giro, perché Renzi non inserirà alcun nome a lui indigesto tra i “nominati”.  

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