Bersani attacca Renzi: non parla alla sinistra, si occupi di contenuti

L'ex segretario risponde al sindaco di Firenze e chiede che parli della sua idea di partito e non si occupi solo della sua immagine. E annuncia: ci saranno 4-5 candidati

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L'ex segretario risponde al sindaco di Firenze e chiede che parli della sua idea di partito e non si occupi solo della sua immagine. E annuncia: ci saranno 4-5 candidati
Si scaldano i motori dentro al Partito Democratico, in vista delle primarie per la scelta del nuovo segretario. Dopo un lungo silenzio estivo, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha di fatto lanciato la sua candidatura, conquistando la platea della Festa del PD di Genova e quelle più insidiose in Emilia-Romagna. E il fiorentino non ha risparmiato nemmeno in questi ultimi suoi interventi la dirigenza del partito, promettendo alla base di annullare le correnti se vincerà le primarie.

La risposto di Bersani

La risposta dell’ex segretario, Pierluigi Bersani, non si è fatta attendere, invitando Renzi a parlare di contenuti e della sua idea di partito e di evitare di procrastinare i vizi di questo ultimo ventennio, quando i partiti sono stati considerati niente di più che appendici dei loro leader.
Ma Bersani fa intendere che Renzi non sarebbe rappresentativo della sinistra del PD, che non può essere declassata a “componente”, ma “deve essere il lievito del PD”. E annuncia: quando saranno ufficializzate le candidature, esse saranno 4-5. Ci sarà una maggioranza e una o più minoranze.
Non fa “outing”, invece, Bersani sul candidato che intende sostenere, anche se pare naturale che la convergenza alla fine vi sia su Gianni Cuperlo, che sta cercando di recuperare il consenso tra gli ex DS, insidiato a dir il vero da Pippo Civati, ex renziano, che rappresenta l’ala dura del partito anti-larghe intese col PDL e favorevole a un governo con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

I sostenitori di Renzi

Ma la lista dei sostenitori di Renzi si allunga di giorno in giorno e paradosso vuole che accanto al sindaco di Firenze si schierino proprio i “rottamati”, nel tentativo di salvare il proprio destino politico in caso di vittoria del “rottamatore”.
Trattasi di Walter Veltroni (aveva persino rinunciato a candidarsi in Parlamento a febbraio, dopo il siluro proprio di Renzi), Piero Fassino, Leoluca Orlando, Enzo Bianco, Dario Franceschini e Beppe Fioroni. Il paradosso ha coinvolto anche gli ex popolari della Margherita, il cui candidato al Quirinale, Franco Marini, era stato fatto fuori non più tardi di quattro mesi e mezzo fa sempre dal rottamatore.
Primo appuntamento formale sarà il 20-21 di settembre, quando l’assemblea nazionale dei democratici è chiamata a fissare le regole per le candidature, il congresso e le primarie per la segreteria. Bersani ha già posto un paletto: votano alle primarie per il segretario del PD solo gli elettori democratici, mentre per la premiership tutti coloro che si richiamano al centro-sinistra.

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