Berlusconi tratta con Di Maio, ma un governo tra centro-destra e 5 Stelle non regge

Silvio Berlusconi valuta ora seriamente l'ipotesi di un governo con il Movimento 5 Stelle e chiama Luigi Di Maio. Tuttavia, le ragioni dello stare insieme sarebbero davvero poche.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi valuta ora seriamente l'ipotesi di un governo con il Movimento 5 Stelle e chiama Luigi Di Maio. Tuttavia, le ragioni dello stare insieme sarebbero davvero poche.

Silvio Berlusconi si sta riprendendo almeno parte della scena che gli italiani gli hanno tolto il 4 marzo scorso, quando hanno affidato alla sua Forza Italia meno consensi della Lega e molti in meno di quelli attesi. Il flop ha generato uno smottamento nel centro-destra, tutto a favore di Matteo Salvini, divenuto in pochi giorni il dominus della coalizione. Domani, si aprono le danze sulle presidenze di Camera e Senato e il vertice di ieri tra i tre leader dello schieramento ha sancito l’accordo per ottenere la seconda carica dello stato, ovvero la guida di Palazzo Madama, lasciando Montecitorio al Movimento 5 Stelle. Dovrebbe essere Forza Italia ad eleggere un proprio uomo. Se non si trovasse una maggioranza assoluta nelle prime votazioni, basterà successivamente quella semplice per portare Paolo Romani o chi altri al più alto scranno tra i senatori, mentre alla Camera saranno sempre necessari i 316 voti.

Governo tra centro-destra e M5S, perché Berlusconi ora vuole allearsi con Di Maio

La spartizione delle presidenze delle Camere e delle Commissioni parlamentari riguarda 30 cariche in tutto, di cui centro-destra e M5S faranno la parte del leone, proprio grazie all’intesa. Impensabile solo fino a qualche settimana fa. L’ex premier punta a fare parte di un eventuale esecutivo nato dall’accordo tra Salvini e Luigi di Maio e ha persino chiamato nei giorni scorsi il candidato premier pentastellato, il quale si è negato al telefono, però. Tra i 5 Stelle, molti storcono il naso al solo pensiero di dovere governare con il “Caimano”, lo “psiconano”, il “pregiudicato”, il “condannato”, il male assoluto contro cui – è bene ricordarlo – il movimento di Beppe Grillo nacque oltre un decennio fa, salvo spostare la mira contro il PD negli ultimi anni, essendo stato il principale partito di maggioranza.

C’è anche molta tattica probabilmente nelle mosse del Cavaliere. Egli punterebbe a fare uscire Di Maio allo scoperto, verificando se abbia o meno la volontà di trattare con l’intera coalizione di centro-destra sul governo. Se la risposta fosse negativa, Salvini avrebbe tutta la legittimazione a cercare in Parlamento i voti necessari per potere governare senza il sostegno dell’M5S, tenuto conto che il leader leghista non avrebbe alcuna intenzione di rompere l’alleanza, ora che ne ha appena conquistato la leadership.

Incompatibili grillini e centro-destra

Aldilà dei reciproci tatticismi, un governo tra centro-destra e 5 Stelle appare davvero complicato immaginarlo. Esisterebbero punti in comune, come una gestione più energica del fenomeno immigrazione e della sicurezza. Anche nei confronti dell’Europa si avrebbero toni simili nella rivendicazione di maggiori spazi di sovranità nazionale e la lotta contro gli sprechi della Pubblica Amministrazione dovrebbe vedere entrambi gli schieramenti ancora su posizioni non così divergenti. Simile il discorso sulla riduzione degli stipendi della “casta”, anche se con accenti molto differenti da partito a partito.

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Ma con questa roba non ci si fa un governo, si potrà puntare tutt’al più a tirare a campare alcuni mesi. Resta il fatto che le visioni sulla politica fiscale siano diverse. I grillini si sono fatti interpreti non a caso di un’istanza come il reddito di cittadinanza, segnalando la volontà di una società più egualitaria, mentre il centro-destra, pur con sfumature non di poco conto al suo interno, pone perlopiù l’accento sull’esigenza di una maggiore efficienza dell’economia. Le tasse vorrebbero tagliarle sia gli uni che gli altri, ma i grillini solo alla classe media, sebbene in sé il concetto appare fumoso. Di “flat tax”, ammesso che sia realizzabile, non ne vorrebbero sentire nemmeno parlare.

E c’è il capitolo infrastrutture a rappresentare un possibile terreno di forte scontro. I parlamentari pentastellati sono in buona parte sostenitori del movimento “no tav”, così come si oppongono al gasdotto in Puglia e all’alta velocità in altre parti d’Italia. Non parliamo del Ponte sullo Stretto, opera da sempre evocata da Berlusconi e mai di fatto avviata. La divergenza è ideologica: i grillini sono rappresentanti di un’Italia diversa di quella del centro-destra, anche se alle ultime elezioni hanno pescato molto proprio tra l’elettorato di quest’ultimo, oltre che del PD. I temi dominanti dell’M5S sono l’ambiente, la difesa dei servizi pubblici essenziali, dei diritti civili, la legalità, l’uguaglianza, l’assistenza; insomma, un programma idealmente più vicino alla sinistra che non al centro-destra, anche se sui singoli temi abbiamo assistito negli anni a cambi anche repentini di opinione tra i leader del movimento, frutto anche del cinismo con cui essi cercano di massimizzare i consensi, sfruttando il loro carattere non ideologico.

Di Maio non può governare con Berlusconi

Aldilà di tutto, chiunque governasse con Berlusconi non potrebbe più presentarsi dinnanzi al nocciolo duro dell’elettorato grillino. Sarebbe percepito come alto tradimento di quel “vaffa” contro la cattiva politica, che nell’immaginario dei 5 Stelle ha sempre avuto proprio l’ex premier tra i principali obiettivi. Risulta già molto difficile per buona parte dei grillini della prima ora digerire un’eventuale alleanza di governo con Salvini, indisponendo quanti provengano da tradizioni politiche di centro-sinistra, figuriamoci la follia di stringere un accordo con il peggiore dei nemici, contro cui sono stati negli anni scagliati epiteti non sempre ripetibili. E allora, tutto potrà succedere anche domani stesso, nel caso in cui i franchi tiratori tra deputati e senatori grillini, approfittando del voto segreto, sfruttassero l’occasione per segnalare a Di Maio l’indisponibilità ad aprire scenari considerati osceni. Il centro-destra alla Camera potrebbe fare altrettanto, sostenendo qualche personalità più vicina al ragazzo di Pomigliano d’Arco e meno ostile a un accordo di governo, come lo sarebbe un duro e puro come Roberto Fico. Insomma, andiamoci molto piano con la fantasia e procediamo giorno per giorno, se non ora dopo ora.

La ragione della sconfitta di Berlusconi? Linea Mediaset e Gianni Letta

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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