Berlusconi presidente: centro-destra crede nella vittoria elettorale e punta sui collegi

Silvio Berlusconi medita un ritorno pieno in campagna elettorale per le politiche e la scommessa sta tutta nell'en plein sui seggi assegnati con il maggioritario. Si parte con le regionali in Sicilia.

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Silvio Berlusconi medita un ritorno pieno in campagna elettorale per le politiche e la scommessa sta tutta nell'en plein sui seggi assegnati con il maggioritario. Si parte con le regionali in Sicilia.

Il Rosatellum ha riacceso le speranze di vittoria del centro-destra. La riforma della legge elettorale deve ancora essere approvata al Senato, dove i numeri non sarebbero scontati, ma grazie al consenso di Forza Italia e Lega Nord, dovrebbe passare senza grossi problemi. E paradossalmente, nonostante sia stata proposta dal PD e prenda il nome del suo capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, ad avvantaggiarsene finirebbe per essere proprio la coalizione di Silvio Berlusconi, che sta pensando a utilizzare il vecchio brand “Berlusconi presidente”, da inserire nel simbolo di Forza Italia e forse anche in quello che verrebbe utilizzato per i collegi uninominali.

Gli esperti di marketing gli avrebbero garantito che da sole, queste due paroline varrebbero 2 milioni di voto, ovvero qualcosa come circa il 5% dei consensi. Numeri, che sommati al 15% di cui Forza Italia viene accreditata, porterebbero gli azzurri intorno al 20% e potenzialmente l’intera coalizione di centro-destra intorno al 40%. (Leggi anche: Rinascita politica di Berlusconi a 81 anni)

La grande scommessa di Silvio

E il rischio che si tratti di voti sottratti agli alleati, ovvero che alla fine si traduca in un gioco a somma zero per la coalizione, non vi sarebbe, trattandosi di elettori delusi e spaesati, che da anni non si recano più ai seggi, ingrossando le file dell’astensionismo. Certo, si tratterebbe di una mossa astuta, considerando che quel “presidente” non sarebbe riferito alla figura del premier, bensì alla leadership nel partito. Poco importa, perché se fosse davvero in grado di spostare voti, fungerebbe da ago della bilancia per assegnare la vittoria a una delle tre coalizioni in campo. E chissà che non ritorni anche un po’ di quel vento anti-berlusconiano, che a sinistra ha sempre spinto molti elettori a muoversi da casa e a recarsi alle urne.

La grande scommessa di Berlusconi è duplice: recuperare almeno parte dei delusi per superare Matteo Salvini e confermare la leadership nel centro-destra; godere di un effetto esponenziale per la quota dei seggi assegnata con l’uninominale. A differenza che con il proporzionale, infatti, avere anche solo pochi punti in più potrebbe fare scattare tanti seggi ulteriori.

Ad Arcore, si ragiona sui numeri e s’ipotizza il “cappotto” in Sicilia e Veneto, dove alla Camera sono complessivamente in gioco 37 su 231 seggi con l’uninominale. Qualcosa di simile accadrebbe anche in Campania, per cui risulta essenziale per il centro-destra restare unito e sfruttare a proprio favore anche il minimo venticello, perché il risultato sarebbe positivo in misura più che proporzionale. (Leggi anche: Parlamento di nominati resta con Rosatellum)

PD in affanno

Il PD sta cercando di recuperare le alleanze a sinistra, ma se gli scissionisti di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema riuscissero a ottenere consensi non marginali in Sicilia, dove alle regionali del 5 novembre corrono con un loro candidato (Claudio Fava, dato dai sondaggi non distante dal democratico Fabrizio Micari), questi potrebbero pensare di giocarsela da soli, facendo perdere parecchi seggi al PD con l’uninominale e sperando di superare lo sbarramento con la quota proporzionale, ottenendo il duplice risultato di restare in Parlamento e di punire l’odiato segretario dem, Matteo Renzi.

Anche su questo scenario farebbe affidamento il centro-destra, che spera così di diventare competitivo persino nelle regioni rosse, dove la sinistra riscuote storicamente consensi importanti, che stavolta non finirebbero automaticamente al PD. La differenza inizierebbe a farla tra poco più di un paio di settimane proprio le regionali siciliane. Per i sondaggi sarebbe nettamente in testa Nello Musumeci, sostenuto da Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, Forza Italia e UDC e inseguito dal pentastellato Giancarlo Cancelleri. Se qui il centro-destra dovesse vincere, lo smottamento dentro e attorno al PD porterebbe a un movimento sismico negativo per Renzi. Alleati formalmente fedeli come Angelino Alfano potrebbero abbandonarlo o lo farebbero i suoi uomini di Alternativa Popolare, in cerca di poltrone più sicure per le prossime elezioni politiche. (Leggi anche: Governo Berlusconi, non fu golpe nel 2011)

 

 

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