Berlusconi e l’abbraccio mortale con l’Europa che egli stesso odia(va)

Silvio Berlusconi seguita con una linea politica suicida e apparentemente incomprensibile, in balia di dirigenti che stanno azzerando i consensi di Forza Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Silvio Berlusconi seguita con una linea politica suicida e apparentemente incomprensibile, in balia di dirigenti che stanno azzerando i consensi di Forza Italia.

Silvio Berlusconi non c’è più. Interviene ogni tanto tra lo scetticismo della sua sparuta base e ignorato dai più in politica, come tra i media. Non è più il dominus della situazione, non determina alcunché e per la prima volta dal suo ingresso in politica di 25 anni fa, va contro il vento del consenso. Mai come in questa fase l’opinione pubblica italiana è stata euro-scettica, sfiduciata da una UE strabica, molto tempestiva nell’esprimere giudizi al vetriolo contro Roma e lentissima nell’assumersi le responsabilità che le spettano. Come accade in questi giorni con la nave Diciotti, in sosta al porto di Catania e che a bordo ospita 177 migranti salvati dalla Guardia Costiera, non fatti scendere – minori a parte – dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, volendo costringere Bruxelles ad adoperarsi per una redistribuzione tra gli stati membri. Anziché intervenire per sbrogliare la matassa, la UE risponde che “le minacce non portano da nessuna parte”, reagendo al vice-premier Luigi Di Maio, secondo il quale l’Italia bloccherà i 20 miliardi di finanziamenti all’Europa nel caso in cui otterà un aiuto concreto sul tema immigrazione.

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E che fa il numero due di Forza Italia, quel Antonio Tajani fresco di nomina come vice-presidente del partito? Inveisce contro il governo, sostenendo che le minacce ridurrebbero la credibilità del nostro Paese, allontanando la ricerca di una soluzione. Tutto questo, mentre il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, l’azzurro Gianfranco Miccichè, attraverso un tweet definisce “stronzo” il ministro dell’Interno, formalmente un “alleato”, accusandolo di fare soffrire 150 persone per raccattare “100 voti in più”. Senonché, gli elettori azzurri starebbero con Salvini e non l’europeismo ostentato e, a dir il vero, un po’ ridicolo di molto dirigenti di Forza Italia. Ridicolo, perché fino a poco tempo fa era proprio il partito di Berlusconi che raccoglieva il consenso degli euro-scettici in Italia, seppure moderato da posizioni ufficiali più accomodanti di quelle della Lega verso Bruxelles.

Come dimenticare che sempre Berlusconi sostenne e continua a sostenere di essere stato vittima di un “golpe” ordito dall’Europa ai danni del suo ultimo governo, che cadde nel novembre 2011, travolto dalla crisi dello spread? L’ex premier è lo stesso di “Kapò”, della critica all’euro con annessa proposta di emissione di una moneta parallela, degli affondi contro i commissari, etc. Cosa resta di questo Berlusconi che abbiamo conosciuto per circa un ventennio? L’ombra di un uomo anziano, in balia di dirigenti a caccia di uno spazio politico ristretto, ma possibilmente sicuro, in cui muoversi. Se ciò equivale a curvare di 180 gradi e a fingersi europeisti, nessun problema. L’importante per Forza Italia oggi come oggi è distinguersi dalla Lega per attirare il voto di un fantomatico elettorato “moderato”, come se lo fosse stata mai la base a cui si sono radunati i consensi sin dal ’94. Come se fossero stati “moderati” gli attacchi a giudici, capi dello stato, Europa, cancellerie straniere, mercati finanziari, giornalisti, a Confindustria, etc.

Berlusconi non è più sé stesso

E’ assai probabile che in un lampo di lucidità sia lo stesso Berlusconi a rendersi conto di essersi tagliato gli attributi per fare un dispetto al coniuge. Il vecchio leone, che da sempre ha suscitato amore e odio con la sua indubbia e proverbiale capacità di comunicare e di fiutare da che parte tirasse l’aria e che aveva mostrato grande flessibilità nell’adattarsi a ogni situazione politica, oggi è diventato un agnellino nelle mani di cattivi consiglieri, gli stessi che hanno contribuito a far crollare il 23% raccolto ancora nel 2013 al 14% del marzo scorso e al 7-8% assegnato dai sondaggi a Forza Italia in queste settimane. Che senso ha estinguersi per non darla vinta a chi, comunque la si veda, è riuscito con le proprie forze e autonomamente a portare un partito del 3% al 17% delle ultime politiche e al 30% dei sondaggi attuali? A voler volare di fantasia, sembra che Berlusconi sia stato preso in ostaggio da tempo e al suo posto sia stato messo un impostore, che volutamente ogni tanto si affaccia alle cronache politiche con esternazioni atte a danneggiare l’immagine del vero Cavaliere, imprigionato da qualche parte.

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Sarà anche per questo che il Cavaliere non parla, non interviene più per dire la sua sulle questioni salienti dell’agenda politica, anche perché è consapevole che avrebbe due scelte dinnanzi a sé: seguire la sincerità e l’istinto ed esprimersi nei toni e nella sostanza in maniera non dissimile da Salvini, oppure distinguersi, ricorrendo a un linguaggio che non gli sarebbe proprio, maggiormente incline alla cultura tecnocratica e “anti-populista”, ma finendo per essere assimilato al PD. Sbaglia chi crede nella Lega che l’alleato abbia in mente un piano per sgambettare Salvini. Avendo affidato Forza Italia al buon e impalpabile Tajani, sta segnalando ampiamente di non credere ad alcun rilancio possibile degli azzurri. Del resto, è stato il maestro della comunicazione politica nell’era delle televisioni, mentre in quella di internet soccombe ampiamente di fronte a grillini e leghisti. Ogni stagione ha il proprio uomo, ma certo è che sarebbe potuta finire molto meglio per colui che aveva fondato e guidato la Seconda Repubblica su posizioni di rottura del sistema, dividendo per 20 anni l’Italia tra berlusconiani e anti-berlusconiani. Al vecchio leone manca persino l’istinto di sopravvivenza, come se avesse deciso di lasciarsi morire (politicamente parlando) di pseudo-europeismo e tardo-moderatismo.

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Argomenti: Politica, Politica italiana