Berlusconi divorzia dai suoi elettori con la voglia di proporzionale

Confindustria boccia il ritorno al proporzionale dell'Italia, parlando di rischio "consociativismo" e "immobilismo". Una stoccata evidente alla proposta di Silvio Berlusconi sulla legge elettorale.

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Confindustria boccia il ritorno al proporzionale dell'Italia, parlando di rischio

Discorso a tutto campo quello di oggi a Roma del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, davanti a una platea di 3.000 imprenditori. Concentrato sull’esigenza di crescita e richiamando la politica a non offrire visioni “fantasiose” per il rilancio dell’economia italiana, egli ha anche invitato a prepararsi alla fine del “quantitative easing”, con il varo di un piano di privatizzazione e il consolidamento del debito pubblico attraverso l’emissione di titoli a lunghissima scadenza (Matusalem bond).

Ma non ha mancato Boccia di sconfessare la “vocazione al proporzionale” di alcuni partiti in questa fase, che ha definito “fatale” per l’Italia, in quanto riaprirebbe una stagione di immobilismo e consociativa.

Il monito sembra certamente indirizzato al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che è l’unico nel panorama politico odierno tra le principali formazioni a spingere per un ritorno a un sistema di voto proporzionale, pur con l’introduzione di una soglia di sbarramento del 5% per escludere dal Parlamento i partiti più piccoli. (Leggi anche: Riforma elettorale, Mattarella si appella ai partiti)

Confindustria e Berlusconi, un amore mai nato

Tra Confindustria e l’ex premier non è mai corso buon sangue. Come dimenticare la litigata furiosa tra l’allora capo del governo uscente in piena campagna elettorale a inizio 2006 nel Veneto con alcuni membri del direttivo di Confindustria, come Diego Della Valle? L’oggetto del contendere erano i risultati (magri) dei cinque anni di esecutivo.

Più in generale, non è la grande industria la spina dorsale dell’elettorato berlusconiano, più che altro caratterizzato dalla folta presenza di partite IVA e piccola imprenditoria, almeno fino a quando Forza Italia viaggiava su percentuali superiori al 20%. Tuttavia, almeno stavolta Boccia potrebbe avere colto nel segno, facendosi portavoce di timori non solo dei grandi industriali del Belpaese, bensì pure di quel mondo imprenditoriale minuto, che da oltre venti anni guarda con simpatia al centro-destra. (Leggi anche: Renzi e Berlusconi pronti a governare insieme)

Proporzionale passo indietro agli anni Ottanta

Una legge elettorale è, anzitutto, l’esatta sconfessione di quanto Berlusconi abbia seminato dal 1994 ad oggi sul piano dell’immaginario collettivo.

Essa implica non la vittoria certa di un partito o coalizione di partiti, ma l’apertura a urne chiuse di trattative tra formazioni anche antitetiche tra loro, che fino a qualche ora prima si sono fatte campagna elettorale l’una contro l’altra, al fine di varare un governo insieme. Difficilmente, infatti, pur con uno sbarramento al 5%, alle condizioni attuali l’Italia vedrebbe nascere con il voto una maggioranza compatta.

Il proporzionale ci riporterebbe alla stagione poco gloriosa degli anni Ottanta, quando serviva un pentapartito per tenere in vita un governo, con la conseguenza che ciascuna forza della maggioranza chiedeva e otteneva benefici clientelari per sé, a carico del bilancio pubblico. Fu il periodo del boom del debito, raddoppiato in appena un quindicennio, oltre che dell’immobilismo, ovvero della difesa dello status quo. (Leggi anche: Berlusconi e Renzi tornano a inciuciare)

Berlusconi non ha più ambizioni politiche

Non che la Seconda Repubblica del maggioritario prima (1994-2006) e del Porcellum dopo (2006-oggi) si sia mostrata più avveduta. Le coalizioni sono state eterogenee, il clientelismo è proliferato, le leadership si sono rivelate vuote di contenuti concreti, i programmi dei partiti libri dei sogni inconcludenti e l’immobilismo è rimasto una costante, complice una classe politica autoreferenziale. Certo è, però, che tornare alla pratica delle trattative macchinose per dare vita a un governo non ci catapulterebbe in avanti, a meno di non immaginare che lo sbarramento sia tale da incentivare i piccoli partiti a fondersi con altre formazioni maggiori, dando vita realmente a un assetto di stampo tedesco, dove al governo federale non vi sono mai più di due partiti.

Berlusconi sta progressivamente perdendo il contatto con la sua base. Più le percentuali di Forza Italia scendono, più sembra rintanarsi in una logica di pura conservazione del presente e di rappresentanza non più delle grandi istanze del ceto medio di questi decenni, bensì di risposte a bisogni immediati, come l’aumento a 1.000 euro al mese delle pensioni minime o dentiere e cure veterinarie gratis.

 Se è vero che il proporzionale gli consentirebbe un’autonomia di manovra dopo il voto, che altrimenti non avrebbe, d’altra parte essa sancirebbe la fine dell’ambizione stessa a vincere le prossime elezioni. La sua sembra diventata solamente una battaglia di retroguardia. (Leggi anche: Pensione minima a 1.000 euro, promessa di Berlusconi)

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