Berlusconi condannato. E ora cosa succederà?

L'ex premier non rischia il carcere, ma diventa incandidabile. Scontro in arrivo in Parlamento sull'ineleggibilità. A partire da settembre il governo Letta potrebbe essere sistematicamente sulla graticola.

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L'ex premier non rischia il carcere, ma diventa incandidabile. Scontro in arrivo in Parlamento sull'ineleggibilità. A partire da settembre il governo Letta potrebbe essere sistematicamente sulla graticola.

Con la conferma in Cassazione della condanna a 4 anni per frode fiscale, l’ex premier Silvio Berlusconi si trova ad affrontare la fase più difficile del suo cammino politico e personale. Sebbene sia stata annullata e rinviata in appello la parte della condanna relativa all’interdizione dai pubblici uffici – ma al solo fine di rideterminare la pena – già oggi il leader del centro-destra rischia l’impossibilità di fare politica (Berlusconi condannato ma la Cassazione rinvia l’interdizione dai pubblici uffici).  

Sentenza Processo Mediaset Cassazione: le conseguenze giuridiche

La cosiddetta Legge Severino di un anno fa, infatti, esclude che possano candidarsi persone condannate a una pena di almeno due anni per reati non colposi e per i quali la pena massima sia almeno di quattro anni. E al Senato arriverà molto presto la richiesta di ratifica della condanna del Cavaliere, che dovrà essere vagliata dalla Giunta per le immunità. Essa potrà adeguarsi alla sentenza, facendo decadere Silvio Berlusconi dalla carica di senatore, oppure potrebbe rigettare l’istanza, ma aprendo uno scontro senza precedenti con la Magistratura. Nel primo caso, invece, lo scontro sarebbe feroce tra PD e PDL e l’unica vittima, oltre al paese, di questa guerra tra i due partiti sarebbe il governo Letta, il cui destino sembra già segnato.   LEGGI – LA REAZIONE DEI GIORNALI ESTERI  

Servizi sociali o arresti domiciliari: cosa sceglierà il Cavaliere?

Anche senza fare previsioni sullo scenario della decadenza dalla carica di senatore, la comminazione della pena a 4 anni di fatto impedisce all’ex premier di fare politica. Non andrà in carcere, perché tre anni gli saranno abbuonati per l’indulto del 2006 e relativo ai reati commessi in precedenza e trattandosi di un solo anno residuo di pena da scontare (legge Simeoni) e a maggior ragione riguardando un ultra-settantenne, il Cavaliere potrà decidere entro trenta giorni se scontare l’anno ai domiciliari o in affidamento ai servizi sociali.

Nel primo caso, egli non potrà muoversi di casa, rilasciare interviste, insomma, fare politica; ma anche nel secondo la vita politica non gli sarebbe possibile, perché sarebbe impegnato obbligatoriamente un tot ore al giorno a svolgere servizi sociali. Niente comizi, niente viaggi in Italia, quel che dovrebbe fare un leader, specie in campagna elettorale. Esiste ancora un’unica scappatoia teorica per Berlusconi: la grazia o l’amnistia. La prima dovrebbe essere firmata dal presidente Giorgio Napolitano, su proposta del premier Enrico Letta. Politicamente, non sembra uno scenario realizzabile, perché già prima della sentenza il Quirinale aveva escluso tale possibilità e anche perché metà Parlamento insorgerebbe, con il PD che esploderebbe nel giro di poche ore, essendo l’atto avallato dal “suo” premier. D’altronde, il discorso pronunciato a caldo dal segretario Gugliemo Epifani è stato di una durezza senza tentennamenti contro l’avversario politico, chiarendo che il PD è già pronto a ratificare la condanna in Parlamento.   GUARDA – LA REAZIONE DEL POPOLO DEL WEB  

L’ “indirizzo” del presidente Napolitano

Ieri, nel comunicato inviato subito dopo la lettura della sentenza, Napolitano ha fatto accenno a una possibile e immediata riforma della giustizia. Qualcuno ha interpretato tali parole come il tentativo del capo dello stato di indicare ai partiti in messaggio cifrato cosa fare: riformare i codici e, come sempre accade in questi casi, promulgare un’amnistia. Ma se in teoria sembra fattibile, in concreto è impossibile. Il PD non avrebbe la forza, politicamente parlando, di acconsentire a una tale strategia che riabiliti il “nemico” Berlusconi e gli stessi numeri non sarebbero in Parlamento dalla parte dei favorevoli alla grazia generalizzata. E allora? Lo scenario certo è l’intensificarsi dello scontro nelle prossime settimane tra tutto il centro-destra da una parte (inclusi Lega Nord e Fratelli d’Italia) e il fronte avversario, ossia il PD, in testa. E sebbene ciascuno dei due principali partiti cerchi di passare all’altro la palla dell’apertura della crisi di governo, questa sarà inevitabile dopo le vacanze estive. A settembre o al massimo ad ottobre, un qualsiasi pretesto porterà certamente alla caduta del governo Letta. Saranno le settimane coincidenti con molta probabilità con l’esecuzione della condanna nei confronti di Berlusconi e subito dopo, entro l’anno, arriverà la mazzata della riquantificazione della pena accessoria. Il paese resterà scoperto politicamente proprio nei mesi in cui s’ipotizza una ri-esplosione della crisi finanziaria europea, dopo le elezioni federali tedesche del 22 settembre.

E’ lo scenario peggiore che sarebbe mai potuto capitare all’Italia. Non facciamoci illusioni, né rassereniamoci dalle dichiarazioni rassicuranti di circostanza dei vari esponenti politici. Il paese andrà incontro alla fase più caotica e potenzialmente catastrofica dal Secondo Dopoguerra. E se arriveranno nuove elezioni in autunno o nella primavera del 2014, queste saranno caratterizzate da toni da guerra civile senza precedenti.

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