Berlusconi calendarizza la crisi di governo: ultimatum a Letta

Berlusconi getta la maschera, almeno tra i suoi, e decide per la linea dura. Il governo cadrà, se entro dieci giorni il Pd non gli garantirà l’agibilità politica.

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Berlusconi getta la maschera, almeno tra i suoi, e decide per la linea dura. Il governo cadrà, se entro dieci giorni il Pd non gli garantirà l’agibilità politica.

Falchi contro colombe. Una guerra nella guerra. L’ultima battaglia, stando a un retroscena illustrato da Repubblica, è stata giocata ieri sera in una movimentatissima riunione tra i leader del Pdl. A vincere sono stati Daniela Santanché e compagnia bella. I falchi, appunto. La crisi di governo è oggi più vicina che mai.    

L’ultimatum a Letta

Repubblica riferisce di un Silvio Berlusconi sempre più arrabbiato e impaziente, sordo ai consigli della Gelmini e di Cicchitto, che fin qui hanno recitato la parte delle colombe. Su di lui aleggia lo spettro della legge Severino, per la quale sarebbe automaticamente decaduto, a meno di contorsionismi interpretativi. Aleggia anche lo spettro del 9 settembre, data in cui la Giunta dell’Immunità deciderà se farlo decadere o meno. E poi ci sono gli altri processi, la reticenza di Napolitano a concedere la grazia e così via. Berlusconi ha accolto i suggerimenti dei falchi e ha deciso per un ultimatum a Letta e al suo Governo. Se entro dieci giorni non verranno dato garanzie circa un’interpretazione della Legge Severino favorevole al Cav, il Pdl toglierà la fiducia all’esecutivo. Repubblica, a dire il vero, parla di “mettere in discussione” la legge, ma le modifiche necessarie (vedi retroattività) richiederebbero troppo tempo. Si tratta di un ultimatum irricevibile. In primo luogo, configurerebbe un Pd completamente prostrato di fronte a Berlusconi e non è detto che tutti i democratici muoiano dalla voglia di immolarsi per il loro nemico storico. Secondariamente, non si sa bene in che modo il Partito Democratico possa spingere per un’interpretazione pro-B della legge Severino. L’obiettivo di Berlusconi è dunque solo uno: andare al voto prima possibile e sistemare la faccenda da solo, prima che della sentenza sull’interdizione ai pubblici uffici e prima della delibera della Giunta (che realisticamente, vedi Caso Previti, richiederà almeno qualche mese).

   

La corsa contro il tempo

Il nemico di Berlusconi non è la sinistra, non è il Movimento 5 Stelle, non è la magistratura. E’ il tempo. Già “illustri” commentatori del centrodestra lo hanno dato per spacciato. In primo fila c’è Feltri, che lo ha addirittura rimproverato di non essere fuggito all’estero quando poteva farlo (Berlusconi non ha più il passaporto). Il leader del Pdl, cosciente che il tempo è il suo vero nemico, avrebbe giù stilato una sorta di calendario. Avrebbero già una data la caduta del Governo, la nascita di Forza Italia, le elezioni (quella a dire il vero è solo una stima). Un piano che sa di amarcord, visto che Berlusconi intende replicare l’unico momento veramente glorioso della sua vita politica: il 1994. Avrebbe già deciso di fare un videomessaggio stile discesa in campo (con la casella del nemico occupato dai magistrati e non dai comunisti) e di ripristinare nomi e sigle di venti anni fa. “Non possiamo stare al Governo con i nostri carnefici”, questo avrebbe ripetuto ieri sera alla riunione Silvio Berlusconi. Per carnefici intende il Pd?

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