Berlusconi al Quirinale è uno scenario molto realistico, ecco perché

La volontà di Forza Italia di aiutare la maggioranza giallo-rossa sulla legge di Bilancio non sarebbe improvvisata. E dietro non vi sarebbe solo lo scambio su Mediaset.

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Lo scenario di Silvio Berlusconi al Quirinale

Forza Italia si dice disponibile a collaborare con la maggioranza “giallo-rossa” sulla legge di Bilancio, sebbene il suo leader Silvio Berlusconi abbia ribadito che è e resterà all’opposizione del governo Conte. Tre deputati azzurri non l’hanno presa bene e hanno annunciato l’addio al partito e l’ingresso nella Lega. Tra loro c’è Laura Ravetto, volto molto noto del mondo berlusconiano. Giorgia Meloni e Matteo Salvini notano con irritazione e diffidenza lo scambio in atto che si starebbe verificando in Parlamento: collaborazione di Forza Italia da un lato ed emendamento anti-scalata dall’altro.

Quest’ultimo, presentato da Valeria Valente del PD al Senato prevede il “congelamento” per sei mesi di ogni tentativo di controllo posto in essere da un soggetto straniero nel settore delle telecomunicazioni. In altre parole, si tratterebbe a tutti gli effetti di una norma “ad aziendam”, volta a tutelare Mediaset dal rischio di scalata ostile di Vivendi, dopo che i francesi hanno vinto i ricorsi nei tribunali europei contro il piano del Biscione di trasferire la sede legale in Olanda. Improvvisamente, le TV di Berlusconi sono diventate nuovamente contendibili.

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Il sogno del Quirinale

Ma l’ex premier guarderebbe più lontano. Non è mai stato un mistero che il suo sogno sin da quando era l’inquilino di Palazzo Chigi fosse di ritrovarsi un giorno al Quirinale. Dopo la sua cacciata dal governo nel novembre 2011 e ancor di più dopo l’espulsione dal Senato nel 2013 a seguito della condanna sul caso Mediatrade, più che un sogno è apparso sempre più un’utopia. I consensi per Forza Italia non hanno fatto che scendere e la centralità del Cavaliere nella politica italiana è venuta assai meno.

Eppure, il destino sa essere beffardo. Tra 14 mesi, il Parlamento dovrà scegliere il successore di Sergio Mattarella e nessuno ha con certezza i numeri per imporre alcunché agli altri. PD e Movimento 5 Stelle da soli sono lontani dalla maggioranza assoluta e hanno bisogno almeno dei renziani per farcela. Le opposizioni di centro-destra da sole non andranno da nessuna parte. Ed ecco che a tornare centrali saranno proprio i centristi di Forza Italia e di Italia Viva. Senza di loro, non si potrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

Sempre i numeri di fotografano una realtà ben più avvincente di quella che da mesi immaginiamo. Centro-destra, renziani e parlamentari del Gruppo Misto, oltre che i delegati delle regioni che spetterebbero al centro-destra, in tutto arriverebbero fino a un massimo di circa 550 voti su un totale di 1.008. In terza lettura, quando servirà la maggioranza assoluta dei componenti, sarebbero in grado di eleggere il nuovo capo dello stato. PD e Movimento 5 Stelle da soli con i rispettivi delegati regionali arriverebbero a quota 443, includendo i senatori a vita. Insieme al composito Misto e al Gruppo per le Autonomie, arriverebbero a circa 530 e ce la farebbero. Con i renziani compatti, invece, ce la farebbero senz’altro.

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Il cerino in mano a Renzi

Immaginiamo di essere nei panni di Matteo Renzi. Cosa ci premerebbe fare in occasione dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica? Cercheremo un accordo con piddini e grillini su un nome che convinca tutti o cercheremo di portare a casa il massimo del bottino, mandando al Quirinale un “nostro” uomo? Non dimentichiamoci che il fiorentino è mosso da spirito di vendetta contro il suo ex partito, così come dalla volontà di ritagliarsi uno spazio politico autonomo, pur con numeri assai bassi. Un Berlusconi capo dello stato sarebbe uno smacco storico inimmaginabile per il centro-sinistra e i grillini, una vendetta clamorosa che ne sancirebbe una sconfitta senza precedenti.

Per la prima volta nella Seconda Repubblica, i post-comunisti non eleggerebbero uomo a loro gradito e rimarrebbero senza cariche istituzionali.

Berlusconi, poi, da massima carica dello stato avrebbe modo di fare il lavoro sporco contro quella che anche i renziani ritengono essere la magistratura politicizzata. Data l’età – sarebbe eletto a 85 anni suonati – con ogni probabilità lascerebbe l’incarico dopo qualche anno. Certo, la sua elezione sarebbe così scioccante politicamente, che il governo Conte non rimarrebbe in carica un secondo di più. A quel punto, i renziani passerebbero all’incasso e alle elezioni cercherebbero di beneficiare dal tracollo dei grillini e del PD. Il Cavaliere ha sette vite come i gatti e lo si dà per (politicamente) morto da tanto tempo. Forse, è così. Forse, sarebbe opportuno dare un’occhiata al pallottoliere, perché ci dice che potremmo vederne delle belle. Altro che Trump contro Biden e riconteggi negli USA!

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