Beppe Grillo torna alla ‘decrescita felice’, il Movimento 5 Stelle sequestra l’Italia

Il fondatore del Movimento 5 Stelle manda un "vaffa" dei suoi a tutti gli altri partiti, alleati del PD compresi, attaccandoli per l'assenza di idee e svelando di puntare nuovamente sulla ricetta ambientalista anti-crescita.

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La sconfitta patita dal Movimento 5 Stelle alle elezioni regionali è stata pesante e dopo un tentativo iniziale di sviare l’attenzione mediatica sull’esito del referendum, i dirigenti hanno dovuto prendere atto di avere perso circa i due terzi degli elettori rispetto alla tornata del 2015. Scomparsi al nord e ridotti al lumicino nel centro-sud, i senatori pentastellati si sono riuniti l’altro ieri nella sala Nassiryia con il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, e in streaming con loro si è collegato il fondatore Beppe Grillo. E’ stata l’occasione per serrare i ranghi nel bel mezzo di grosse divisioni sul futuro del movimento e dello stesso governo.

La bella morte del Movimento 5 Stelle, già quasi estinto per irrilevanza politica

Il comico genovese ha stigmatizzato l’uso che in Italia s’intenderebbe fare delle risorse europee attinte tramite il “Recovery Fund”, sostenendo che se l’obiettivo diventasse di “raddoppiare il pil”, non servirebbe a niente, perché in Paradiso “il pil è a zero, all’inferno è a mille”. Ha sostenuto la necessità, dunque, di una svolta ambientale che non insegua la crescita economica e di garantire a tutti un reddito universale congruo per il solo fatto di esistere. Ha proseguito sostenendo che “a sinistra hanno poche idee, a destra non ne hanno, noi ne abbiamo qualcuna”, lanciando l’idea di un confronto con Confindustria per spiegarle che alcune cose fanno male all’ambiente.

Nelle stesse ore, dialogando in collegamento telefonico con il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, in occasione della tavola rotonda dal titolo “Ideas for a new world”, sempre Grillo attaccava il ruolo delle democrazie, ragionando che funzionino meglio le dittature e ammettendo di non credere nella democrazia rappresentativa, bensì in quella diretta e invocando semmai l’estrazione a sorte come metodo per la scelta dei parlamentari.

Imbarazzante per chi ha abboccato al taglio dei parlamentari, confidando che fosse una proposta genuina dei grillini per rafforzare l’efficienza delle Camere.

Modello Venezuela per l’Italia

Dalle due conversazioni, emerge che Grillo è tornato in campo, avendo colto l’estrema difficoltà del momento per l’M5S. Per rinvigorire gli animi, sta riesumando gli slogan cari al popolo pentastellato e ai duri e puri, ma questo non farà che aumentare le tensioni con il PD e prolungare la paralisi dell’azione di governo. Il concetto espresso sulla “decrescita felice” appare il modo furbo con cui i 5 Stelle cercheranno di affievolire la portata della crisi, mettendo in forse il significato degli indicatori economici ufficiali. Nella pratica, implicano il forte rischio che ancora più di quanto non abbiano fatto in oltre due anni di governo, essi ignorino la necessità di sostenere la crescita per creare occupazione e migliorare i redditi, optando definitivamente per la svolta assistenziale. Un assaggio di questa visione lo stiamo ricevendo in questi mesi con l’alluvione di sussidi alle varie categorie e l’assenza totale di un’agenda per il rilancio post-Covid.

Possiamo concordare o meno con il pensiero di Grillo e dei parlamentari M5S, ma hanno almeno il merito di svelare le cose per come stanno: essi sono estranei alla cultura occidentale improntata al capitalismo e vorrebbero sperimentare per l’Italia un nuovo modello economico, caratterizzato dall’egualitarismo, dall’ambientalismo e dal trasferimento massiccio delle risorse a favore dell’assistenza, stangando chi produce e lavora. Chiamiamolo pure “modello Venezuela” o “chavista”, l’importante è capirne la direzione e non chiudere gli occhi per ragioni di puro opportunismo politico al destino tragico che ci attende, se i grillini continueranno a “sequestrare” l’azione di governo per impedire a chicchessia di riformare l’Italia e renderla più competitiva, efficiente e libera sul piano economico. Gli elettori hanno iniziato a capire a chi si erano affidati nel 2018, il palazzo finge che si tratti di boutade.

L’origine “chavista” del Movimento 5 Stelle e il rischio Venezuela per l’Italia

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