Beppe Grillo contro il vilipendio: post senza commenti sul suo blog per tutelarsi

Beppe Grillo torna a parlare del vilipendio e ne chiede l'abolizione per l'ennesima volta.

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Beppe Grillo torna a parlare del vilipendio e ne chiede l'abolizione per l'ennesima volta.

Beppe Grillo sul suo blog torna a parlare del vilipendio, reato che descrive come un monito a non criticare il Presidente della Repubblica. Ma il confine che esiste tra critica costruttiva e offesa è talmente labile da non poter essere tracciato. L’articolo 278 della nostro Codice Penale, che recita testualmente “Offese all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. Chiunque offenda l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni“, è un articolo che nella maggior parte dei paesi democratici non esiste, e proprio per questo il comico genovese ne chiede l’abolizione. “Nell’Italia repubblicana esiste un reato che richiama l’assolutismo monarchico e la figura di Luigi XIV: il vilipendio del presidente della Repubblica.” scrive Grillo sul suo blog in un post intitolato “Napolitano senza commenti” perchè per la prima volta nella storia del blog non sarà permesso commentare il post, proprio per evitare possibili denunce. “Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia per una critica al Presidente della Repubblica? Allora, per difendersi, l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite. Dita bloccate sulla tastiera. Commenti oscurati. Questo post, per evitare denunce a chicchessia sarà, per la prima volta nella storia del blog, senza possibilità di commento. In futuro, magari, diventerà la regola per tutta la Rete in Italia.” è specificato nel post. “Nell’Italia repubblicana esiste un reato che richiama l’assolutismo monarchico e la figura di Luigi XIV: il vilipendio del presidente della Repubblica. L’articolo 278 del Codice penale lo riporta “Offese all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica. Chiunque offenda l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con lareclusione da uno a cinque anni“. Il reato di vilipendio deriva dal Codice Rocco del periodo fascista. Nel ventennio si tutelava dal delitto di lesa maestà la figura del re e di Mussolini, dal dopoguerra i presidenti della Repubblica. Il reato di vilipendio non è qualcosa rimasto sulla carta, a monito. È stato invocato innumerevoli volte, spesso dai partiti a scopi politici, e anche applicato. Il confine tra critica e vilipendio (“considerare vile“) è materia più indefinibile del sesso degli angeli.

Inoltre un cittadino, perché il presidente della Repubblica sarà il primo dei cittadini, ma sempre cittadino rimane, non può essere più uguale degli altri di fronte alla legge. Invito il Presidente della Repubblica a chiedere l’abolizione dell’articolo 278 sconosciuto nella maggior parte delle democrazie occidentali.”. In questo modo inizia il post sul blog di Beppe Grillo, con un estratto da un post precedente, “Il vilipendio ai tempi di internet”, a riprova di quanto questo argomento stia a cuore al leader del Movimento 5 Stelle.  

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