Beppe Grillo, caccia ai traditori e ai commenti scomparsi

Sui commenti è giallo ma quello che non è un mistero è la spaccatura interna al Movimento 5 Stelle dopo il voto per Grasso al Senato

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Sui commenti è giallo ma quello che non è un mistero è la spaccatura interna al Movimento 5 Stelle dopo il voto per Grasso al Senato

Sul suo blog Beppe Grillo parla di “questione chiusa” in merito all’elezione di Pietro Grasso al Senato ma è evidente che questo è vero solo in parte: la nomina è confermata ma le dinamiche del voto (con l’appoggio della candidatura di alcuni senatori grillini) hanno aperto una voragine in cui continuano a fare eco i commenti degli elettori e dei simpatizzanti del Movimento 5 Stelle. Beppe Grillo si era suo subito esposto in maniera coerente ribadendo che gli eletti del Movimento 5 Stelle non sono altro che portavoce dei cittadini e che quindi devono sempre e comunque agire nel rispetto del regolamento del movimento (da loro firmato). “Le votazioni in Aula sono decise a maggioranza. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze”.  

Movimento 5 stelle spaccato: la doppia (anzi tripla) faccia dei grillini

La polemica sul web è partita. Molti elettori hanno fatto partire una vera e propria caccia al traditore (alcuni dissidenti hanno confessato ricorrendo a motivazioni apparentemente nobili ma che di base non fanno che aggrapparsi alla politica del “meno peggio” invocando il rischio di vedere in poltrona Schifani). Sul fatto che Schifani e Grasso non si equivalgano dal punto di vista personale del resto non ha dubbi neppure chi, come Ornella Bertorotta, ha confermato la scheda bianca al ballottaggio come segno di protesta contro gli apparati che rappresentano entrambi (Beppe Grillo, con D’Alema sette anni di inciuci). Parte della stampa ha colto la palla al balzo per etichettare, in maniera poco originale, Beppe Grillo come un dittatore. La questione invece è molto più semplice e attiene al rispetto delle regole: questo concetto è primario perfino rispetto a quelle che saranno le conseguenze per chi ha preso iniziativa privata. Del resto basta scorrere i commenti nel blog di Beppe Grillo per rendersi conto che il problema del Movimento 5 Stelle, quello che rischia di logorarlo dall’interno, non è “la dittatura di Grillo” ma proprio l’eccessiva democrazia che porta tutti a dire tutto e il contrario di tutto. Si va dalla richiesta di dimissioni immediate al “condanno ma perdono” fino alle giustificazioni e ai messaggi di solidarietà per un compromesso che alcuni (forse ex Pd pentiti) ritenevano comunque necessario. Francesco Molinari è arrivato a condannare le “reazioni isteriche” del suo leader. La vexata quaestio è sempre la stessa: c’è un compromesso che si può considerare accettabile in nome della possibilità di apportare riforme? Va detto peraltro che il candidato di bandiera Luis Orellana non è stato tradito all’inizio: l’affaire Grasso infatti è nato al ballottaggio contro Renato Schifani.  

Il giallo dei commenti censurati sul blog di Beppe Grillo

I commenti pubblicati sul blog di Beppe Grillo in merito alla vicenda (descritta nel post “Trasparenza e voto segreto”) sono oltre 10 mila ma c’è anche chi sostiene che molti di questi, vedi in particolare quelli più ostili al leader genovese, siano “misteriosamente” scomparsi. Se così fosse sarebbe però difficile stabilire il criterio di censura usato visto che certamente tra i commenti visibili non mancano quelli di critica al presunto rigidismo di Grillo. Secondo alcune testimonianze ad essere cancellati sarebbero stati i commenti critici più votati dagli utenti.  

M5S: beato isolamento o coraggioso compromesso?

Censura o no, dimissioni o no, quello che sarebbe da capire è la linea da seguire tutte le volte che si presenti la scelta tra un’ipotesi inaccettabile e una meno allarmante: scegliere il meno peggio o continuare nella politica dell’isolamento a tutti i costi anche quando sembra controproducente nell’immediato? Del resto quanta vita avrebbe avuto un governo del Pd con Schifani al Senato?    

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Argomenti: Politica