Belpietro licenziato e sostituito da Feltri, Libero diventa renziano?

Maurizio Belpietro licenziato da direttore di Libero, al suo posto Vittorio Feltri, che potrebbe tenere una linea più filo-renziana.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Maurizio Belpietro licenziato da direttore di Libero, al suo posto Vittorio Feltri, che potrebbe tenere una linea più filo-renziana.

Maurizio Belpietro trascorre oggi la sua ultima giornata alla guida di Libero, il quotidiano di cui è direttore dal 2009. Al suo posto arriverà Vittorio Feltri, una delle firme più note nel panorama giornalistico italiano e considerato quasi un guru per il centro-destra. L’avvicendamento, però, scuote proprio l’attuale opposizione non grillina, perché pare che il Gruppo Angelucci, proprietario della testata, abbia cacciato Belpietro per la sua linea intransigente contro il governo Renzi, nonché per l’appoggio a leader come Matteo Salvini e Giorgia Meloni, da tempo in contrasto anche con l’ex premier Silvio Berlusconi. Feltri ha annunciato, invece, che voterà “sì” al referendum costituzionale, di fatto schierandosi in favore delle riforme di Renzi, contro le quali Libero ha tenuto ad oggi una linea più che dura. Vista così, pare proprio che uno dei principali quotidiani vicinissimi al centro-destra italiano si stia spostando verso l’area governativa. Nulla di particolarmente eclatante, se la scelta fosse solo il frutto delle decisioni della proprietà, mentre si aprirebbe un vero giallo, qualora fosse conseguenza anche di una qualche irritazione degli ambienti vicini ad Arcore. A dire il vero, di recente Feltri ha preso le distanze da Berlusconi, consigliandogli di ritirarsi una volta per tutte dalla politica e sostenendo che non si sarebbe arreso all’idea di essere finito come leader. Allo stesso tempo, ha affermato che Renzi non gli piace, ma che almeno a fare le cose ci prova. Vedremo sin dalla giornata di domani se la linea editoriale del quotidiano cambi a tale punto da spingersi fino al sostegno del governo. Sarebbe un divorzio sia dall’altra testata del centro-destra, Il Giornale, sia dai propri lettori, che certamente non approverebbero un cambio così drastico di impostazione. Certo è, invece, che in vista del referendum costituzionale, Renzi e il suo governo avranno molto bisogno di una stampa per lo più ossequiante, perché i primi sondaggi mostrerebbero un vantaggio a favore dei contrari. Convincere la base ad andare a votare “sì” non sarà semplice, specie se da qui all’appuntamento il premier avrà inanellato una serie di sconfitte, dalle amministrative all’Italicum. Su quest’ultima, infatti, pende la decisione della Corte Costituzionale, che si vocifera che all’inizio di ottobre, a ridosso proprio del referendum, potrebbe parzialmente bocciare la riforma della legge elettorale, giudicandola in contrasto con la Carta su nodi come le preferenze e l’assegnazione del premio di maggioranza.  

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Argomenti: Politica