BCE rivoluzionaria tra lancio di una “bad bank” e ipotesi di cancellazione del debito

La gravità della crisi in corso è tale, che la BCE sta abbattendo a poco a poco tutti i tabù sin qui esistenti nell'Eurozona e ipotizza la nascita di una "bad bank", mentre si discute ormai apertamente di cancellazione dei debiti a bilancio.

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La gravità della crisi in corso è tale, che la BCE sta abbattendo a poco a poco tutti i tabù sin qui esistenti nell'Eurozona e ipotizza la nascita di una

Il “bail-in” è entrato in vigore solamente nel gennaio 2016 e già sarebbe pronto ad essere cestinato. La BCE sta prendendo in seria considerazione l’ipotesi di istituire una “bad bank” europea, nella quale fare confluire i crediti deteriorati di tutte le banche nell’Eurozona. A resistere sarebbe la Commissione UE, che pressata da alcuni governi non troverebbe positivo rinunciare, pur provvisoriamente, alla nuova disciplina sui salvataggi bancari, quella che vieta agli stati di accollarsi le passività degli istituti, se non prima abbiano partecipato a ripianare le perdite (nell’ordine) gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, gli obbligazionisti senior e, infine, i titolari dei conti correnti e deposito per giacenze sopra i 100.000 euro.

Ma l’esplodere della crisi economica per via dei “lockdown” imposti dai governi per contrastare il diffondersi della pandemia ha stravolto gli scenari, con l’Eurotower già scesa in campo con il varo di nuovi stimoli straordinari, infrangendo tra l’altro il tabù della “capital key”, la regola che lega gli acquisti dei bond alle dimensioni economiche degli stati dell’area, in relazione al “PEPP”, il programma emergenziale da 750 miliardi di euro.

Il salvataggio dell’Italia passa dalla BCE, gli scenari sono due e uno è drammatico

La fine del “bail-in”

Adesso, un altro tabù sta per essere almeno momentaneamente accantonato e per ragioni che sembrano fin troppo chiare: se le banche, alle quali viene concessa ormai liquidità a fiumi e a tassi negativi dalla stessa BCE, non erogano prestiti alle imprese e alle famiglie, spaventate dall’idea di dover coprire le perdite sui prestiti andati in malora, le economie nell’Area Euro rischiano di implodere con esiti sconvolgenti per la stessa sopravvivenza della moneta unica.

Già a marzo, l’istituto ha rinviato gli stress test e allentato le richieste future sugli indici patrimoniali, al fine di rasserenare i sistemi bancari e indurli a concentrarsi sulla loro attività ordinaria.

Tuttavia, l’esperienza della crisi del 2008-’09 insegna che con il ripiegamento dell’economia, il tasso di NPL tende a impennarsi e con esso la prospettiva per le banche di dovere ricorrere a costose ricapitalizzazione per coprire le svalutazioni. In previsione di ciò, difficilmente presterebbero denaro. La Grecia è il paese più esposto, perché deve ancora smaltire NPL pari al 35% del totale dei crediti erogati, circa 10 volte la media europea. L’accumularsi di nuovi farebbe esplodere le banche elleniche, con conseguenze inimmaginabili sulla già fragilissima economia domestica. E l’Italia ha ancora NPL per il 6,7%, una quota anch’essa nettamente superiore alla media del Continente, dove i crediti a rischio complessivamente valgono già oltre 500 miliardi di euro.

A proposito di tabù, starebbe per saltare quello apparentemente più granitico: la cancellazione dei debiti iscritti a bilancio della BCE. Due economisti francesi hanno pubblicato un appello in tal senso sul quotidiano Le Monde. Trattasi di Laurence Scialom e Baptiste Bridonneau di EconomiX. L’istituto ha acquistato titoli di stato per 2.262 miliardi di euro al 31 marzo scorso, attraverso il programma noto come “quantitative easing”. Questi bond, tra cui 382 miliardi di BTp, ammontano al 20% del pil dell’Eurozona. Un paio di settimane fa, il governatore Christine Lagarde è arrivata a smentire che questa soluzione stia prendendo piede, ma sostanzialmente facendo intendere che qualcuno ai piani alti ne discuta seriamente, altrimenti non ci sarebbe stata ragione per compiere una tale affermazione.

Come avverrebbe la cancellazione dei debiti

Pensate che l’ex maggioranza “giallo-verde” debuttò nel maggio 2018 proprio con questa proposta, poi accantonata per la reazione durissima che ricevette sui mercati finanziari. Dopo meno di due anni, l’idea viene carezzata da quanti fiutano il rischio che l’esplosione dei debiti a carico degli stati quest’anno possa portare a una loro insostenibilità nel tempo.

Come avverrebbe eventualmente la cancellazione per mano della BCE? Si rincorrono diverse ipotesi. Una sarebbe di strizzare l’occhio alle tendenze con l’obbligo per i governi di utilizzare un importo pari alla quota cancellata per favorire la transizione delle loro economie verso la svolta “verde”.

Non è escluso, però, che si opti per una soluzione solo apparentemente moderata, in sé ugualmente rivoluzionaria. La BCE trasformerebbe tutti i titoli di stato detenuti in una sorta di maxi-bond perpetuo o a lunghissima scadenza, pretendendo dai debitori emittenti un interesse annuo molto basso. I debiti formalmente resterebbero tali per gli stati, ma questi non dovrebbero preoccuparsi di rinnovarli alla scadenza e la loro spesa per interessi diminuirebbe significativamente, migliorando i conti pubblici nazionali. Inoltre, con il passare degli anni sarebbe l’inflazione a smaltirne il peso rispetto ai pil, rendendoli sempre più insignificanti.

La “cancellazione” mascherata del debito da parte della BCE

Solamente due mesi fa, nessuno avrebbe anche solo immaginato che saremmo arrivati a tanto. Anzi, il Patto di stabilità era ancora formalmente in vigore e il rispetto dei vincoli di bilancio considerato indispensabile per non cedere al lassismo fiscale. Il Coronavirus ha irrotto nel dibattito europeo come un terremoto di magnitudo 10, una catastrofe imprevista e imprevedibile, che minaccia l’esistenza dell’euro e dell’Unione Europea stessa. Si capisce meglio, quindi, come sia stato possibile, in così breve tempo, mettere in discussione alcuni dei tabù, non solo europei.

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