BCE, le 3 tappe di Draghi prima di lasciare il testimone a Lagarde

Mario Draghi lascerà la BCE tra meno di 4 mesi e sarà succeduto come governatore da Christine Lagarde. Ecco le 3 tappe che lo condurranno alla scadenza del mandato.

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Mario Draghi lascerà la BCE tra meno di 4 mesi e sarà succeduto come governatore da Christine Lagarde. Ecco le 3 tappe che lo condurranno alla scadenza del mandato.

E’ già scattato il conto alla rovescia per la fine del mandato di Mario Draghi come governatore della BCE. Da poco più di una settimana sappiamo che il suo successore sarà Christine Lagarde, attuale direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Una scelta, quella dei capi di stato e di governo dell’Eurozona, in sostanziale continuità con l’ottennale in corso e che è stata apprezzata sinceramente dall’italiano.

Ma questi ultimi mesi in prossimità di scadenza saranno tutt’altro che formali. Da qui al passaggio di consegne si terranno 3 board del Consiglio dei governatori: il 25 luglio, il 25 settembre e il 24 ottobre.

Draghi al Fondo Monetario, poltrona che conta per l’Italia

Tra un paio di settimane, la BCE con ogni probabilità annuncerà il taglio dei tassi sui depositi “overnight”, ad oggi al -0,4%. Di quanto? Le aspettative sono di 10 punti base (0,1%), per cui il saggio verrebbe abbassato al -0,50%. Per mettere tutti d’accordo nel board ed evitare che la misura espansiva colpisca ulteriormente le banche dell’area, costrette a pagare Francoforte per parcheggiarvi la liquidità in eccesso, si vocifera più o meno apertamente che possa introdursi un sistema a scaglioni, vale a dire che le riserve vengano esentate dal tasso negativo fino a un certo ammontare, così come da anni avviene in Svizzera.

A settembre, invece, debutterà la prima asta T-Ltro con il nuovo ciclo annunciato nei mesi scorsi e che durerà fino al marzo 2021, tramite aste con cadenza trimestrale. Le condizioni sono state già comunicate: tasso d’interesse minimo del -0,3% e massimo dello 0,1%, stanti gli attuali tassi overnight e di riferimento a cui sono legati. Denaro a costo nullo o persino negativo, che fluirà essenzialmente nel sud, cioè in Italia e Spagna, visto che le banche del nord già posseggono la quasi totalità dei 1.800 miliardi di eccesso di liquidità depositati presso la BCE.

Nuovo ciclo di QE?

Al board di settembre o, al più tardi, a quello di ottobre, cioè a pochi giorni dall’addio a Francoforte, Draghi proverà a lasciare in eredità alla Lagarde l’ultimo suo “colpaccio”: il ripristino degli acquisti netti di assets con il “quantitative easing”, sospesi solamente alla fine del 2018.

La riattivazione dipenderà dai dati macro. Se l’inflazione dovesse indebolirsi nei prossimi mesi, allontanandosi dal target di poco inferiore al 2%, il QE2 sarebbe quasi una certezza, specie se nel frattempo dovesse rallentare anche la congiuntura economica nell’area e montassero le tensioni sulla Brexit, con l’uscita del Regno Unito dalla UE programmata tra il 31 ottobre e l’1 novembre, in coincidenza con il cambio della guardia alla BCE.

Draghi costringe il successore a tenere l’Italia nell’euro

Su quest’ultimo punto, Draghi dovrà decidere entità e condizioni degli acquisti. Il limite del 33% del singolo debito sovrano detenibile e quello del 25% per ciascuna emissione non dovrebbero ostacolare il QE2, visto che Goldman Sachs ha calcolato in 400 miliardi i titoli di stato ancora acquistabili sotto le regole vigenti e in altri 400 quelli per i corporate bond. In tutto, quindi, la BCE disporrebbe di una potenza di fuoco di oltre 800 miliardi, più che sufficiente per garantire l’attuazione di un programma mensile da 30-40 miliardi per almeno un altro anno.

Infine, Draghi monitorerà le variazioni del cambio euro-dollaro da fine luglio, quando quasi certamente anche la Federal Reserve taglierà i suoi tassi. Quale effetto prevarrà sui mercati? Se l’euro dovesse rafforzarsi, minaccerebbe la stabilità dei prezzi nell’Eurozona, indebolendo ulteriormente i prezzi dei beni importati. Questo scenario complicherebbe anche la ripresa dell’area, colpendo le esportazioni, accrescendo le probabilità che i nuovi stimoli vengano varati.

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