BCE, dopo Draghi in corsa il tedesco Weidmann per la successione. E l’Italia potrebbe appoggiarlo

Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, potrebbe diventare il successore di Mario Draghi alla guida della BCE con la benedizione dell'Italia. Ma restano diversi ostacoli alla sua eventuale nomina.

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Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, potrebbe diventare il successore di Mario Draghi alla guida della BCE con la benedizione dell'Italia. Ma restano diversi ostacoli alla sua eventuale nomina.

Il mandato di Mario Draghi come governatore della BCE è agli sgoccioli. Tra poco più di cinque mesi, l’italiano concluderà gli otto anni previsti per la carica e già tra qualche mese, concretamente dopo le elezioni europee, i capi di stato e di governo dell’unione monetaria dovranno concordare sul nome del successore. Il tedesco Jens Weidmann, governatore della Bundesbank, resterebbe in corsa e con probabilità nemmeno così irrilevanti come si è portati a credere.

L’uomo non gode delle simpatie di gran parte degli stati membri dell’Eurozona. Quelli del sud lo percepiscono troppo “falco” in politica monetaria e non gli sono giovate le battaglie di opposizione alla linea Draghi, ostentate fino a un paio di anni fa, quando ha cessato gli attacchi al governatore per lavorare più in silenzio, nel palese tentativo di non indisporre ulteriormente colleghi e governi, in vista della successione.

E se l’Italia appoggiasse il ‘falco’ tedesco come successore di Draghi alla BCE?

A riaprire la sua corsa è stata niente di meno che l’Italia a gennaio, quando il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dichiarò che il nome di Weidmann sarebbe stato preso in considerazione dal governo Conte per il dopo Draghi. Un assist al tedesco non di poco conto, perché il patto non scritto a Francoforte si fonda sull’intesa tra i grandi paesi dell’area. Senza l’avallo di Roma, sarebbe complicato anche per Germania e Francia fare da sole. Il successore di Draghi s’insedierebbe già con un potere di rappresentanza basso e ciò peserebbe sul suo mandato.

Gli ostacoli alla nomina di Weidmann

Ma gli ostacoli che si frappongono sulla strada per l’Eurotower di Weidmann sono diversi. Il primo è politico: la Germania ha già un suo candidato per la guida della Commissione europea, il bavarese Manfred Weber, che corre come Spitzenkandidat del PPE, la formazione di centro-destra a cui con ogni probabilità spetterà ancora la presidenza del governo UE. Due tedeschi a capo delle principali istituzioni comunitarie sarebbe troppo, tanto che Berlino ha nei mesi scorsi fatto trapelare l’intenzione di non candidare un suo uomo per la BCE.

Anche volendo superare tale ostacolo, magari attraverso un gioco di spartizione delle cariche che accontenti il grosso dei grandi paesi, resterebbero le sfide sul piano più prettamente di politica monetaria. Come verrebbe presa dai mercati la nomina di un governatore, che nel 2012 si oppose duramente al varo dell’“Outright Monetary Transactions” di Draghi, ossia il piano anti-spread per porre fine alla tempesta finanziaria ai danni di paesi come l’Italia?

Il rischio principale consisterebbe nell’eventualità che il mercato si spingesse a testare per la prima volta l’effettivo funzionamento dell’OMT, ad oggi mai attuato. Esso richiede che il governo dello stato in difficoltà sui mercati chieda assistenza alla BCE, in cambio del varo di un’agenda di riforme prescrittagli. Se Weidmann facesse intendere di non volersi attenere al “whatever it takes” del suo predecessore, sarebbe potenzialmente un colpo fatale per la stabilità dell’euro. E, poi, c’è la questione dei tassi. Weidmann vorrebbe alzarli, ma probabilmente non avrebbe dalla sua alcuna maggioranza per farlo, vista la debole congiuntura dell’Eurozona. Anzi, potrebbe ritrovarsi nella necessità o di tagliarli ulteriormente e/o di ripristinare il “quantitative easing”. In questo secondo caso, per ragioni tecniche gli si presenterebbe l’ipotesi di ampliare la quota di bond acquistabili dalla BCE per ciascuna emissione e in rapporto all’intero stock di debito di ciascuno stato, altrimenti non sarebbe possibile a lungo continuare ad acquistare Bund, sempre più quantitativamente carenti sul mercato.

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La vera domanda sarebbe, quindi, un’altra: vorranno i tedeschi sconfessare sé stessi dinnanzi all’opinione pubblica in Germania, tradendo il mandato per cui si sono sempre mostrati disponibili a battersi? Fiutando la necessità di un accomodamento monetario più marcato e più duraturo di quanto atteso fino a poco tempo fa, probabile che preferiscano lasciare che il lavoro “sporco” lo facciano gli altri, continuando a recitare il copione dei “falchi”.

Butterebbero a mare un’occasione forse unica, ma tant’è. Per l’Italia, invece, l’appoggio a Weidmann sarebbe il trucco per ottenere in cambio un peso maggiore in seno alla Commissione, specie se la Lega di Matteo Salvini davvero, come indicano i sondaggi, dovesse diventare tra le principali forze parlamentari a Strasburgo, forse dietro alla sola CDU-CSU della cancelliera Angela Merkel come numero di deputati.

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