Bce allarme debolezza crescita. Goldman Sachs: fuga dai Btp

Fuga da BTp, Goldman Sachs vende quasi tutto dopo l'allarme BCE su crescita debole; in Grecia nuova stangata sulle pensioni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Fuga da BTp, Goldman Sachs vende quasi tutto dopo l'allarme BCE su crescita debole; in Grecia nuova stangata sulle pensioni
Se ancora c’era qualche dubbio, gli ultimi dati lo confermano: i nostri titoli di stato sono sempre di più acquistati solo da istituti bancari e investitori italiani, mentre le banche straniere si sono in gran parte già sbarazzate di loro. L’ultima notizia in tal senso arriva niente di meno che da Goldman Sachs, la banca d’affari americana, che in questi giorni ha presentato alla Sec i dati sull’ultimo trimestre. Ebbene, a fine giugno, la banca deteneva solo BoT e BTp per un controvalore di 191 milioni, in netta discesa dai 2,51 miliardi di di fine marzo. Un crollo del 92%, che segnala un accrescimento pressoché totale della sfiducia sul nostro Paese, quando nel primo trimestre si era registrata una tendenza all’acquisto.

Goldman Sachs vende quasi tutto

Il fattore temporale non è casuale: Goldman Sachs ha comprato quando i prezzi dei nostri titoli sembravano in recupero, da gennaio a marzo, mentre ha venduto quando essi sono ri-crollati, a beneficio dei loro rendimenti.
Il dato curioso è che si tratti della stessa banca a cui il governo Monti ha affidato il ruolo di advisor per l’eventualità che la Cassa Depositi e Prestiti si accolli tutte le quote del Tesoro presso le aziende pubbliche. In sostanza, il consulente è tra i primi a non avere fiducia sul sistema-Paese e i dati sono eloquenti.
Ma il dato dell’istituto americano non sono i soli a delineare la tendenza a una fuga dai nostri BTp. L’altro giorno ci aveva pensato la tedesca Commerzbank, che ha ridotto dell’8% a 11,2 miliardi complessivi l’esposizione verso i titoli Piigs. In particolare, i titoli italiani in suo possesso ammontano a 7,8 miliardi, 600 milioni in meno del trimestre precedente (-7%). Peggio è andata ai titoli spagnoli, di cui Commerzbank possiede 2,6 miliardi, 300 milioni in meno, pari a un -10%.
Ma a fronte della fuga degli investitori istituzionali stranieri dai nostri BTp, si registra un’avanzata delle nostre banche, che dall’inizio dell’anno ad oggi si sono esposte di ben 100 miliardi in più verso i nostri titoli, con ciò aggravando il legame non certo virtuoso tra debito sovrano e patrimonio bancario. In particolare, alla fine di giugno risultano in possesso degli istituti con sede in Italia titoli pubblici nostrani per un controvalore complessivo di 316,1 miliardi, in aumento dai 302,5 miliardi di maggio.
La diffusione di questi dati avrà inciso nella mattinata di oggi sull’andamento dello spread, che risale in apertura dai 439 punti base della chiusura di ieri per il decennale ai 450 bp, dopo pochi minuti dall’inizio delle contrattazioni. Così, il BTp a dieci anni rende il 5,885%, contro il 5,835% di ieri.

Bce: lenta ripresa del Pil

Pesano negativamente anche le analisi della BCE nel Bollettino mensile di agosto, che prevedono un calo del pil nell’Eurozona dello 0,3% nel 2012, seguito da una ripresa molto lenta, per un pil in crescita dello 0,6% nel 2013. Rispetto alle stime precedenti, si tratta di una previsione peggiore dello 0,1% e dello 0,4%, rispettivamente.
Ed è la stessa Eurotower a rimarcare come la crescita già “debole” rischia di essere messa ancora più a dura prova dall’intensificarsi delle nuove turbolenze sui mercati finanziari.
Se è vero che tra giugno ed agosto gli spread si sono ridotti per gli stati con rating Aaa, con un restringimento tra 20 e 40 punti per Francia, Olanda, Austria, Finlandia e Belgio, il divario si è ampliato per gli altri emittenti, in particolare, per Spagna e Italia, colpiti da una crisi di sfiducia e, soprattutto, la prima, per via delle difficoltà finanziarie delle sue regioni, a rischio default.
Preoccupazione è stata espressa dalla BCE sulla crisi dell’occupazione, con ulteriori perdite di posti di lavoro nell’ultimo trimestre sia nell’industria che nei servizi. Allarmante, poi,  il deterioramento del rischio credito delle imprese, con particolare attenzione al caso italiano (Bce esorta i Governi a essere pronti ad intervenire).

Grecia stangata pensioni

Le borse in calo segnalano anche una crescente preoccupazione per il caso della Grecia, alle prese in questi giorni con il varo di nuove misure di austerità, per complessivi 11,5 miliardi, pari al 5% del pil ellenico.
Il governo di Antonis Samaras sta limando gli ultimi provvedimenti, anche se la quadra non sembra ancora essere stata trovata tra i tre partiti che compongono la sua inedita ed eterogenea maggioranza. In queste ore si continua a trattare sulle pensioni, con gli ex-comunisti di Foutis Kouvelis che tentano di ammorbidire i tagli sulle pensioni. Si parla di un innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, mentre sembra sicuro l’aumento del numero minimo degli anni di contributi, necessari per assicurarsi una pensione minima di 400 euro mensili. La contribuzione minima dovrebbe passare da 15 a 20 anni, ma al contempo pare che siano confermate le indiscrezioni sui tagli agli assegni, che si preannunciano più generali di quanto non sembrassero all’inizio. Sebbene le ipotesi e i numeri in discussione siano diversi, si parla di tagli a partire dai 700 euro mensili e pari al 3% tra questo importo e i 1.000 euro. Oltre i 1.000 euro fino a 1.400 euro si andrebbe verso un taglio del 5% e del 10% per la parte superiore dell’assegno. Un’altra ipotesi vorrebbe che i tagli salissero fino al 15% per gli assegni superiori ai 2.000 euro al mese.
Non meno traumatico potrebbe essere il ridimensionamento del colossale settore del pubblico impiego, i cui stipendi e contributi assorbono oggi l’11,8% del pil. L’obiettivo del governo sarebbe di tornare ai livelli del 2001, quando i dipendenti pubblici pesavano per il 10,4% della ricchezza nazionale. Tali cifre imporrebbero tagli per circa 3 miliardi.
Tutte queste misure dovrebbero essere presentate al vertice dell’Eurogruppo di ottobre, mentre hanno già ottenuto un ok preliminare da parte dei commissari della Troika, i quali rimarranno ad Atene sino alla loro approvazione definitiva in Parlamento.
Tuttavia, preoccupa e molto la crisi, con il pil previsto in calo tra il 10 e l’11% nel biennio 2012-2013, contro una precedente previsione di un -4-5% da parte del Fondo Monetario Internazionale. Gli ultimi dati sull’occupazione sono tragici. A maggio, risultano senza lavoro 1,147 milioni di persone, 34 mila in più del mese precedente, per una percentuale pari al 23,1%, in netta crescita dal 16,8% del maggio 2011. Per non parlare dell’occupazione giovanile: più di un giovane su due è senza lavoro.
L’arrivo delle nuove misure non potranno che sortire un effetto depressivo sull’economia, con il rischio che a settembre si vada incontro a un crescendo di tensioni sociali incontrollate. Anche per questo cresce lo scetticismo di quanti pensano ormai che l’abbandono dell’Eurozona da parte di Atene sia solo questione di mesi e che subito dopo dovrà essere gestito il default vero e proprio.

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Argomenti: Crisi Euro

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