Bankitalia ha riserve espropriabili da 1.000 miliardi per tagliare il debito pubblico?

Le riserve della Banca d'Italia fanno gola al governo. Non solo oro, anche altri 900 miliardi di euro in attività di diversa natura. Possono servire per abbattere il debito pubblico?

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Le riserve della Banca d'Italia fanno gola al governo. Non solo oro, anche altri 900 miliardi di euro in attività di diversa natura. Possono servire per abbattere il debito pubblico?

Fa discutere il disegno di legge presentato dalla maggioranza giallo-verde per ridurre l’indipendenza della Banca d’Italia all’atto delle nomine e ricondurle tutte sotto il potere di governo e Parlamento. La principale preoccupazione degli analisti, per fortuna non (ancora) dei mercati, risiede nella prospettiva che il controllo di Via Nazionale da parte della sfera politica possa essere il preludio per l’uscita dell’Italia dall’euro.

Ma ieri, il vice-ministro dell’Economia, Laura Castelli, pur smentendo una simile volontà da parte dell’esecutivo, anzi chiarendo che a sua avviso si farebbe tanto rumore sui “minibot” per “spaventare”, ha ammesso di ritenere doveroso non solo che lo stato attinga a piene mani ai dividendi della Cassa depositi e prestiti (nessuna obiezione in merito), quanto anche ai soldi di Bankitalia, notando come “quelli di prima” non li abbiano utilizzato inspiegabilmente, ma ciò non significa che non si dovrebbe farlo oggi.

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Di quali soldi parla? Ricordiamoci che questa maggioranza esordì 13 mesi fa con quel contratto di governo, che tra i punti essenziali inizialmente prevedeva la richiesta alla BCE di cancellazione di 250 miliardi di euro del nostro debito pubblico. Sappiamo che con il “quantitative easing”, l’Eurosistema delle banche centrali ha acquistato titoli di stato, tra cui circa 375 miliardi di BTp. Di questi, 320 sono effettivamente nei forzieri di Bankitalia, a cui vanno sommati altri 73 miliardi di altri assets, ossia Abs, covered e corporate bond.

Cosa sono le riserve di Bankitalia?

Ma l’attivo patrimoniale di Palazzo Koch ammontava al 31 dicembre scorso a 968 miliardi. Non solo bond governativi, quindi, quanto anche altre attività, tra cui obbligazioni diverse e oro. Le riserve auree ammontano a 2.452 tonnellate e alle quotazioni attuali varrebbero circa 97 miliardi di euro, oltre 9 in più da inizio anno. Poi, esistono attività in valuta, che al loro valore netto si aggirano sui 37 miliardi. Trattasi del riflesso dei saldi della bilancia commerciale italiana. In pratica, quando l’Italia esporta più di quanto importa verso il resto del mondo extra-Eurozona, in cassa le entrano dollari, sterline, yen, etc.

Viceversa, se con un paese registra un disavanzo commerciale, come nel caso della Cina, le attività in quella valuta tendono ad assottigliarsi per la necessità di Bankitalia di liquidarle per offrire la specifica valuta ai residenti, affinché possano acquistare beni, servizi e capitali.

Anche sottraendo i quasi 400 miliardi di assets italiani acquistati da Bankitalia per conto della BCE, restano attività per 575 miliardi di euro, qualcosa come quasi un terzo del nostro pil. Parte del governo vorrebbe mettervi le mani per abbattere il debito pubblico. La logica sembrerebbe irreprensibile: se abbiamo da una parte alti debiti e dall’altra elevate attività, perché non usare le seconde per ridurre i primi?

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Il fatto, benché ne dicano alcuni esponenti pentastellati, è che queste attività non sono nella disponibilità dello stato, né in Italia e né altrove, tranne che nei regimi non propriamente liberali (vedi Turchia e, soprattutto, Venezuela). Non si tratta solo di un problema di natura formale – si pensi allo scontro con la BCE che condurrebbe una iniziativa di esproprio da parte del governo e alla tempesta finanziaria che infurierebbe ai danni dei nostri titoli di stato, obbligazioni private e mercato azionario – quanto di tenuta del sistema economico-finanziario nel suo complesso.

L’esproprio di Bankitalia farebbe male all’economia italiana

Se il governo si appropriasse in un qualche modo di quell’oltre mezzo trilione di euro di attività, escludendo i quasi 400 miliardi di bond per i quali già un anno fa ha dovuto compiere un passo indietro, Bankitalia rimarrebbe sostanzialmente impossibilitata ad operare. Ad esempio, non avrebbe più valute straniere per le importazioni e il commercio con i terzi paesi si arresterebbe. E si consideri che gli attivi delle banche centrali fungono da garanzia sui mercati della moneta.

Poiché Bankitalia fa parte di un complesso di 19 banche centrali nazionali, non le verrebbe consentito di liquidarli per ragioni di bilancio spicciole.

Un simile passo equivarrebbe a uscire dall’euro. E qui verrebbe il bello: senza attività, la banca centrale di Via Nazionale tornerebbe a stampare lire senza alcuna credibilità sottostante, non disponendo più di riserve auree e di altra natura a loro garanzia. Anche nel caso in cui l’esproprio fosse limitato o anche solo minacciato formalmente, il danno reputazionale sarebbe fatto. Nel migliore dei casi, daremmo l’immagine di un paese finanziariamente disperato, cosa che per fortuna non è. E lo spread divamperebbe, mentre i capitali accentuerebbero la loro fuga dall’Italia.

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