Bankitalia, nome governatore in settimana: ecco perché Renzi uscirà sconfitto

Il prossimo governatore dei Bankitalia sarà nominato in settimana. Le quotazioni dell'uscente Ignazio Visco si riducono, ma Matteo Renzi è ben lungi dal portare a casa una vittoria.

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Il prossimo governatore dei Bankitalia sarà nominato in settimana. Le quotazioni dell'uscente Ignazio Visco si riducono, ma Matteo Renzi è ben lungi dal portare a casa una vittoria.

Sarebbe questione di qualche giorno e il nome del prossimo governatore di Bankitalia sarà reso pubblico dal governo, dopo che sarà convocato un apposito Consiglio dei ministri per il venerdì 27. A quel punto, il Consiglio superiore di Palazzo Koch fornirà il proprio parere e successivamente il Quirinale firmerà il decreto di nomina. Questa sarebbe la tempistica e questi i passi che dovranno essere seguiti.

D’altra parte, il mandato di Ignazio Visco scade formalmente il 31 ottobre e una proroga non appare né credibile, né auspicabile, in quanto segnalerebbe una impasse politica inopportuna per tutte le parti coinvolte. (Leggi anche: Perché il caso Bankitalia rafforza Gentiloni e indebolisce Renzi)

Quanto ai nomi, avanzano quelli di Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitali, e di Fabio Panetta, uno dei tre vice-direttori dell’ente. Entrambi rappresentano una soluzione interna all’istituto, compromesso tra quanti invocano una rottura con il recente passato (Matteo Renzi e i suoi uomini) e quanti, al contrario, sostengono la linea della continuità istituzionale (Palazzo Chigi e Quirinale). Le quotazioni di Visco appaiono in forte calo di giorno in giorno, non fosse altro per essere stato bocciato dalla maggioranza dei deputati con la mozione del PD di una settimana fa.

Avere impedito a Visco di ottenere un secondo mandato può considerarsi un successo per il segretario del PD, ma non lo sarebbe affatto. Le reazioni indignate quasi unanimi nel mondo politico (all’infuori della cerchia renziana) e tra stampa, economisti e istituzioni hanno confermato quanto sembrava già essere emerso nitidamente dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ovvero che il cosiddetto “establishment” ha mollato Renzi e adesso confida nel più “saggio” premier Paolo Gentiloni. Ora, in tempi di “populismi”, l’essersi inimicati i poteri costituiti potrebbe apparire una mossa vincente, senonché non funzionerebbe così nel caso di Renzi e a spiegarlo è stato con parole chiare il manager televisivo Paolo Freccero, peraltro uomo da sempre vicino al centro-sinistra.

Renzi ha bisogno dei poteri “forti”

Il problema di Renzi sarebbe, in soldoni, il seguente: egli ha utilizzato una forte dose di “violenza” verbale contro l’establishment per rendere allettanti le sue riforme, cosa che apparve funzionale proprio all’establishment stesso, in cerca da anni di figure in grado di coniugare capacità riformatrice e consenso.

Con il flop referendario di un anno fa, seguito dal crollo del PD anche alle elezioni amministrative di giugno, Renzi ha dimostrato ampiamente di essere non più funzionale a tale progetto, in quanto la sua persona repelle gli elettori di tutti gli altri schieramenti e persino di una parte dello stesso PD. Con l’attacco a Bankitalia, egli avrebbe confermato la sua tendenza distruttrice e la scarsa prevedibilità, elementi che hanno irrimediabilmente allontanato i famosi poteri “forti”.

L’alternativa per Renzi d’ora in avanti sarebbe di giocare sul terreno della contesa elettorale con Beppe Grillo da una parte e il tandem Silvio Berlusconi/Matteo Salvini dall’altra per conquistare consensi tra i delusi e gli arrabbiati. Tuttavia, tale operazione non gli sarebbe affatto possibile, perché a differenza degli altri leaders citati, egli si è costruito un’immagine di politico vicino all’Europa, che piaccia o meno viene percepita da molti italiani quale causa principale dei nostri guai, e in mano proprio all’establishment. Il tentativo di mostrarsi critico verso Bruxelles negli ultimi mesi del suo governo, in chiave referendum, non ha ottenuto alcun riscontro alle urne, anzi avrebbe anche accresciuto il disgusto di chi non lo aveva mai votato, considerandolo patetico, opportunista e ridicolo. (Leggi anche: Bankitalia, dubbi su Visco anche da Berlusconi)

Renzi rischia boomerang su Bankitalia

Il caso Bankitalia si sta trasformando in boomerang per il segretario del PD, accendendo nuovamente i mai sopiti riflettori sulla crisi delle banche italiane, che nel migliore dei casi (per Renzi) sarebbe stata gestita male dall’ex sindaco fiorentino. Poco importa che il suo braccio destro Maria Elena Boschi abbia invitato il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, a un confronto televisivo sul tema, rivendicando di non avere mai posseduto alcuna banca, che il padre sia stato dirigente di quella Banca Etruria commissariata dal suo governo, che migliaia di risparmiatori sarebbero stati salvati e altrimenti avrebbero perso tutto; nell’immaginario collettivo, Boschi e Renzi equivalgono a banche, o meglio, a interessi personali/politici nelle banche.

Il fatto che il segretario democratico si sia svegliato da mesi di inabissamento mediatico proprio sulla vicenda Bankitalia non farebbe che consolidarne l’immagine di uomo sensibile solo a questo capitolo.

Adesso, il peggio che potrebbe accadere per Renzi sarebbe una riconferma di Visco, scenario che quasi certamente non si avvererà, in quanto segnerebbe la fine del governo Gentiloni sulla rottura con il Nazareno. L’ex premier otterrà una simbolica vittoria di Pirro, potendo rivendicare a vuoto di avere “mandato a casa” Visco. Lo aiuterà forse, almeno in questo, la tempistica, venendo la nomina del nuovo governatore a pochi giorni dalle regionali in Sicilia, le quali indeboliranno ulteriormente la leadership di Renzi, rendendo i suoi attacchi armi ancora più spuntate. E stia attento il segretario PD, perché da convocato dalla Commissione inchiesta sulle banche, Visco potrebbe a fine mese usare espressioni pesanti contro il suo governo, addebitandogli la cattiva gestione della crisi e creando un clima del tutto tossico intorno ai vertici democratici. (Leggi anche: Caso Bankitalia, su Visco Renzi ha trasformato in tifo riflessione necessaria)

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