Banconote e bancomat a rischio Covid, ecco perché con l’inverno il contagio cresce

Uno studio australiano lancia l'allarme pandemia con riferimento ai pagamenti in contante. Ed è boom di carte, anche in Italia.

di , pubblicato il
Paura covid e banconote

Gli scienziati australiano lanciano l’allarme. L’Australian Centre for Desease Preparedness (ACDP) ha trovato che il Covid resisterebbe sulle superfici di diversi materiali anche per settimane. In particolare, impiegherebbe fino a 28 giorni per morire sulla carta utilizzata per la stampa delle banconote e sul vetro dei dispositivi mobili e quello impiegato dagli ATM, le macchinette usate per fare bancomat, peraltro poco igienizzate rispetto al loro utilizzo. In generale, pare che il virus sarebbe più resistente sulle superfici lisce e meno su quelle porose come il cotone.

Altra scoperta non meno interessante riguarda le temperature: al raggiungimento dei 40 gradi Celsius, il virus morirebbe molto più velocemente, anche in meno di un giorno su alcuni tipi di superfici. Questa evidenza crea apprensione, perché denota la maggiore difficoltà di lottare contro la pandemia con l’arrivo dell’inverno, quando le temperature si abbassano ed evidentemente il Covid resiste più a lungo.

Pagamenti digitali e cashback 10%, ecco i rischi nascosti che arrivano dalle banche

Il tema è particolarmente caldo in Italia. Il governo ha predisposto un Piano Cashless per spingere i cittadini a ricorrere sempre più ai pagamenti elettronici per fare acquisti. L’obiettivo esplicito consiste nel combattere l’evasione fiscale, recuperando gettito prezioso con cui rimpinguare le casse dello stato. Al contempo, da mesi esiste anche una campagna martellante con cui le autorità scientifiche sconsigliano i pagamenti con banconote e monetine, sostenendo che sarebbero fonte di contagio.

Come nel resto del mondo, dal “lockdown” in avanti la percentuale di pagamenti effettuati con carta di credito o bancomat in Italia è aumentata considerevolmente, proprio per il timore delle famiglie di usare le banconote e forse anche per le maggiori difficoltà di muoversi per fare bancomat e prelevare il contante in banca o alla posta.

Negli USA, ad esempio, i negozi cashless, cioè che non accettano i pagamenti in contanti, sono aumentati dal 5% del periodo pre-Covid al 20% di settembre, ma con punte arrivate al 31% durante il “lockdown”. Un po’ per velocizzare le operazioni, un po’ per paura, quindi, anche gli americani stanno ricorrendo maggiormente alle carte di pagamento.

Verso una società cashless

Senza voler mettere minimamente in dubbio i risultati scientifici, bisogna chiedersi quanto di “propagandistico” vi sia in questa comunicazione mondiale volta a demonizzare il cash come fonte persino di contagio, dopo che per anni è stato tacciato di alimentare l’economia sommersa, oltre che le mafie e il terrorismo internazionale. In Francia, negli anni scorsi e a seguito degli attentati subiti ad opera di jihadisti, il governo dovette rimuovere l’anonimato garantito sino ad allora alle carte prepagate, perché si scoprì che numerosi pagamenti tra terroristi fossero avvenuti tramite questo strumento.

Cash sempre più nel mirino dei governi e della scienza, dunque. E dopo la Svezia, anche una grande economia come il Regno Unito sembra avviata a liberarsi del contante. Entro 10 anni, Londra si aspetta che i pagamenti digitali ammonteranno al 90% del totale. Il Covid starebbe semplicemente accelerando questa tendenza. Anche in Italia, pur risultando 24-esimi su 27 stati UE per pagamenti elettronici, la strada sembra tracciata. Il piano del governo punta su incentivi e lotterie per spronare ad abbandonare banconote e monetine, mentre già dal luglio scorso la soglia massima per pagare in contante è scesa a 2.000 euro. Dal 2022 scenderà ancora a 1.000 euro.

App e sito Unicredit down, ecco perché eliminare il contante sarebbe una follia

[email protected] 

Argomenti: ,