Banche venete, rimborso bond per pochi: beffa del PD in un video

Obbligazionisti subordinati delle due banche venete sbeffeggiati da un video del PD, in cui vengono rassicurati. Ma il ristoro spetterà a pochi, ecco a chi e perché.

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Obbligazionisti subordinati delle due banche venete sbeffeggiati da un video del PD, in cui vengono rassicurati. Ma il ristoro spetterà a pochi, ecco a chi e perché.

Oltre al danno, la beffa. Ne sanno qualcosa gli obbligazionisti subordinati delle due banche venete salvate dal governo a giugno e che si sono sentiti rassicurare di recente da un video pubblicato dal PD, secondo cui tutti i detentori dei bond avrebbero diritto al rimborso.

Nulla di più falso. D’altra parte, lo sappiamo, la politica è spesso l’arte della mistificazione. Ascoltate bene cosa sostiene questo spot al minuto 2.35: “Chi ha investito in obbligazioni subordinate verrà risarcito, l’80% del ristoro sarà a carico del fondo di solidarietà…, il 20% a carico di Banca Intesa”.

Dunque, nessuno vi avrebbe perso, sempre secondo gli autori del video: non i risparmiatori, inclusi gli obbligazionisti subordinati, né i correntisti. E persino i lavoratori delle due banche, si sente nel video, non saranno licenziati, ma avverranno solo esuberi su base volontaria. Che dire, l’optimum. Lo stato, iniettando 5 miliardi per salvare i due istituti, non solo salverebbe questi ultimi, ma sosterrebbe indirettamente il credito alle imprese. (Leggi anche: Bond senior banche venete, guadagni a 2 cifre sulle spalle dei contribuenti)

I limiti per chiedere il rimborso dei bond subordinati azzerati

Peccato, che la realtà sia ben diversa da quella raccontata nel video. Non è assolutamente vero, infatti, che tutti gli obbligazionisti subordinati verranno ristorati. Potranno pretendere il rimborso solo quanti abbiano acquistato i bond prima del 12 giugno 2014, data in cui è stata varata la direttiva europea per le banche, quella che ha istituito una nuova disciplina sui salvataggi, che prende il nome di “bail-in”. E oltre al principio temporale è stato introdotta un’altra limitazione: bisogna avere acquistato tali titoli solo allo sportello. Quanti lo avessero fatto, ad esempio, per via telematica, non potranno avanzare alcuna richiesta di rimborso.

Ci si chiederà del perché di tali due limitazioni. La prima può spiegarsi con l’espressione latina “ignorantia legis non excusat”, vale a dire che dopo il varo della direttiva Brrd, chiunque avrebbe avuto modo di conoscere le conseguenze dell’acquisto di obbligazioni subordinate. E il secondo criterio è legato alla presunzione di raggiro per quanti abbiano acquistato allo sportello, magari su proposta poco informata da parte di un funzionario.

Non abbiamo finito. Siete tra quanti abbiano acquistato i bond subordinati delle due banche venete prima del 12 giugno 2014 e allo sportello? Ebbene, è altresì necessario che nell’anno 2015 abbiate guadagnato un reddito lordo non superiore ai 35.000 euro. Come dire, che siete stati truffati, ma avete goduto di un reddito “strabiliante” di 35.001 euro, al lordo delle tasse, per lo stato italiano non avete diritto al ristoro automatico, dovendo eventualmente esperire una lunga e costosa azione legale contro l’istituto di emissione e dimostrando di essere stati vittime di “misselling”, espressione gergale gentile per “raggiro”. A conti fatti, non più del 10-15% della platea degli obbligazionisti subordinati gode dei requisiti per ottenere il rimborso. (Leggi anche: Banche venete, truffa pagata dai contribuenti)

Figli e figliastri con le banche, che confusione!

E che dire di quanti abbiano acquistato in buona fede le obbligazioni subordinate della Popolare di Vicenza e/o di Veneto Banca dopo le dichiarazioni di Alessandro Penati, presidente di Quaestio Capital Management, la Sgr del Fondo Atlante, che rassicurava nella primavera dello scorso anno sul rilancio dei due istituti, grazie proprio alla nascita dell’ente? Erano gli stessi mesi, in cui il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, parlava di crisi bancaria finita tra garanzia pubblica sugli Npl e le due operazioni di sistema con Atlante I e Atlante II. Non sarebbe anche questo un raggiro ai danni dei risparmiatori, alcuni dei quali hanno ingenuamente riposto eccessiva fiducia sui tentativi (tutti falliti) del governo di mettere in sicurezza il sistema bancario? (Leggi anche: Crisi banche venete, Atlante rischia chiusura)

Ad aggravare la percezione di ingiustizia concorre il caso MPS. La banca senese è stata salvata dallo stato con un intervento pubblico che arriverà fino a 5,3 miliardi, di cui 3,8 miliardi di ricapitalizzazione diretta e 1,5 miliardi per l’acquisto di azioni frutto della conversione delle obbligazioni subordinate. I detentori di questi titoli subiranno la conversione in azioni ordinarie al prezzo di emissione di 8,65 euro, ma potranno successivamente rivenderle al Tesoro a 6,49 euro ciascuna, ovvero al 25% in meno.

Questa sarà la perdita massima impartita ai bond subordinati MPS, quando quelli delle due banche venete sono stati azzerati. Figli e figliastri, insomma, in un’Italia dove non si capisce più chi abbia diritto a cosa e quali rischi gravino a carico di chi. Resta solo la beffa di un video, che nel fare propaganda in favore del decreto del governo è finito per trasformarsi in un boomerang per la maggioranza.

P.S.: Ringraziamo lo studio Di Rella per la gentile segnalazione del contenuto del video e delle discrepanze con la realtà normativa legata ai rimborsi.

 

 

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