Banche venete, ma quale salvataggio? Intesa si prende gratis solo la parte buona

Le banche venete saranno salvate con i soldi delle tasse dei contribuenti, non da Intesa-Sanpaolo, che in questo gioco recita il ruolo di asso piglia-tutto. Ma è mai possibile che paghi sempre Pantalone?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le banche venete saranno salvate con i soldi delle tasse dei contribuenti, non da Intesa-Sanpaolo, che in questo gioco recita il ruolo di asso piglia-tutto. Ma è mai possibile che paghi sempre Pantalone?

Il cda di Intesa-Sanpaolo ha approvato il piano di “acquisizione” di parte delle attività della Popolare di Vicenza e Veneto Banca, le due banche venete, che rischiano oggi di essere oggetto di risoluzione. Per la cifra simbolica di un euro, Ca’ de Sass rileverebbe le attività commerciali e la rete, consentendo ai due istituti la continuità aziendale, ma ponendo paletti ben precisi. Anzitutto, non si sobbarcherebbe il peso dei crediti deteriorati, stimati in circa 10 miliardi di euro e nemmeno di quelli in bonis ad alto rischio e delle obbligazioni subordinate. Inoltre, l’istituto guidato da Carlo Messina ha voluto chiarire di non voler farsi carico nemmeno delle questioni di natura legale e relative alla vecchia gestione, pretendendo anche che l’operazione non impatti sui suoi ratios patrimoniali e sulla politica dei dividendi. Infine, dei 12.000 addetti, 4.000 verranno posti in esubero.

In sostanza, Intesa-Sanpaolo subordina il piano all’assenza di ripercussioni sul proprio capitale, perché nel caso emergesse un calo del suo Cet 1 (capitale sugli attivi), non sarebbe disposta a colmare tale “buco” con un aumento e l’operazione salterebbe. Né saranno intaccati gli interessi dei suoi azionisti, i cui dividendi staccati resteranno in linea con quelli previsti dal piano industriale. Non a caso, ieri le azioni della banca piemontese hanno chiuso con un rialzo del 2,5%.

Definire il piano di Intesa un salvataggio è a dir poco ridicolo. L’operazione di Ca’ de Sass, se fosse implementata, sarebbe geniale sotto il profilo industriale, ma non avrebbe nulla a che vedere con un salvataggio propriamente detto, in quanto lo stato italiano resterebbe col cerino in mano delle due banche venete. (Leggi anche: Cosa guadagnerà Intesa Sanpaolo dall’acquisizione a 1 euro)

Perdite in arrivo per azionisti e obbligazionisti subordinati

Già, perché nulla è stato deciso ieri sugli 1,25 miliardi di capitali privati, che la Commissione europea pretende che i due istituti reperiscano al più presto per colmare la carenza di capitale, senza i quali scatterebbe il meccanismo del “burden sharing”, con perdite a carico di azionisti e obbligazionisti subordinati.

In realtà, comunque vada, per queste due categorie di investitori ci sarebbero speranze quasi a zero di non essere intaccate dalle perdite. Le obbligazioni subordinate dei due istituti valgono 1,2 miliardi, l’importo guarda caso necessario richiesto dalla UE per ricapitalizzare. Insieme agli azionisti dovranno accollarsi, infatti, l’onere derivante dalla cessione dei crediti deteriorati a prezzi inferiori a quelli di iscrizione a bilancio, ovvero al netto delle svalutazioni.

Ad essere risparmiati con ogni probabilità saranno gli obbligazionisti senior, così come quasi certamente anche i titolari di conti correnti superiori ai 100.000 euro. Solo gli obbligazionisti subordinati che dimostrino di essere stati vittime di “misselling”, ovvero di abusi in fase di acquisto dei bond, potrebbero essere almeno parzialmente rimborsati con un fondo pubblico. Evidente, però, che non potrebbero attingervi quanti abbiano acquistato i titoli sul mercato secondario, cioè da altri privati. Per il resto, l’ipotesi azzeramento va per la maggiore e saranno dolori per i piccoli investitori. (Leggi anche: Banche venete, con la liquidazione bond subordinati azzerati)

Pagheremo noi contribuenti

I crediti deteriorati e le obbligazioni subordinate verrebbero appioppati a una “bad bank”, mentre lo stato dovrebbe garantire con 5-6 miliardi per gli assets non ceduti. Insomma, il contribuente dovrà salvare un’altra banca, con buona pace di quanti vorrebbero che le perdite del sistema bancario non vengano scaricate sul bilancio pubblico.

Che le cose stiano così lo segnalerebbero anche le parole del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che nel rassicurare sul fatto che si troverà una soluzione per le due banche venete e per MPS diversa dal “bail-in”, ha anche ricordato come l’Italia sia il paese che meno ha utilizzato soldi pubblici negli anni scorsi per salvare le sue banche, anzi che lo avrebbe fatto “troppo poco”, ritrovandosi adesso in questa situazione di difficoltà. Come dire, se i contribuenti degli altri paesi sono stati già sacrificati all’altare del sistema bancario, non si vede perché quelli italiani dovrebbero essere risparmiati. Saranno le nostre tasse a salvare Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non Intesa-Sanpaolo, che giustamente cerca di spuntare in questa fase il massimo risultato possibile. Guai se non lo facesse; peccato che non lo stesso possa dirsi di chi dovrebbe rappresentare i contribuenti, ovvero governo e Parlamento. (Leggi anche: Crisi banche, come il governo vuole salvarle con i soldi dei contribuenti)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Italia

I commenti sono chiusi.