Banche Vacillanti in aiuto dei Governi

L'Economist mette in dubbio il salvataggio "dalla porta di servizio" escogitato dalla BCE, sottolineando il pericoloso abbraccio tra banche in difficoltà e i governi in crisi

di Carmen Gallus, curatrice Dall'Estero, pubblicato il
L'Economist mette in dubbio il salvataggio

The Economist – Era sembrata un’idea geniale molto semplice. Dare alle banche accesso illimitato a finanziamenti a 3 anni della BCE, e non ci sarebbe voluto molto più di una gomitata e di una strizzatina d’occhi per far loro acquistare le obbligazioni dei paesi Europei periferici in difficoltà, al posto della BCE. Per chi è troppo semplice per leggere tra le righe, il Presidente Francese Nicolas Sarkozy, è stato esplicito: “Ciascuno Stato può rivolgersi alle sue banche, che avranno la liquidità a disposizione”

 

L’idea, tuttavia, sembra essere stata geniale solo a metà. Qualche ora dopo che Sarkozy esortava le banche a salvare i governi, l’Autorità Bancaria Europea (EBA) pubblicava i risultati del suo stress test aggiornato, secondo cui le banche Europee hanno bisogno di raccogliere € 115 miliardi di capitale supplementare, principalmente per compensare una caduta nel valore della loro partecipazione nei titoli di stato emessi dai paesi periferici Europei in crisi.


Le banche con i più grandi deficit di capitale sono le Spagnole, Greche e Italiane. Per molte potrebbe essere necessario ricorrere a fondi di salvataggio governativi per aumentare il capitale, creando un circolo vizioso di governi che salvano le loro banche, che a loro volta devono tirare fuori dai guai i governi. Le banche Italiane, per esempio, avranno bisogno di € 15 miliardi di capitali aggiuntivi, tra le quali UniCredit, la più grande banca Italiana, che detiene circa € 40 miliardi di debito pubblico Italiano e ha bisogno di raccogliere quasi € 8 miliardi di capitale. Le banche Spagnole hanno bisogno di € 26 miliardi. Nemmeno il cuore dell’Europa è stato risparmiato. Le banche della Germania, il più grande paese creditore della zona euro, hanno bisogno di capitale aggiuntivo e Commerzbank, la seconda più grande banca Tedesca, può anche trovarsi a chiedere aiuto al governo per riempire € 5,3 miliardi di buco nel suo bilancio.

 

Pochi mesi fa, le banche nei paesi periferici erano ben felici di riempire i loro caveau con obbligazioni emesse dai loro stessi governi. La maggior parte delle banche dei periferici vedevano i loro costi di finanziamento salire, e non avevano altra scelta che acquistare titoli di stato con rendimenti altrettanto elevati. “Che altro posso fare”, ha detto il capo di una grande banca italiana, in relazione alle sue grandi partecipazioni nei titoli di Stato Italiani.

 

Il loro ardore si è raffreddato a partire dalla fine di ottobre, quando l’EBA ha chiesto alle banche di accantonare capitale in più contro la possibilità di perdite in titoli di Stato della zona euro. Alcuni banchieri ora temono che i loro commercialisti possano costringerli al “mark to market” delle loro partecipazioni, e a mettere da parte capitale se i prezzi delle obbligazioni cadono. Questo impedirebbe alle banche di giocare d’azzardo per salvarsi, facendo grandi scommesse sulle obbligazioni.


Le banche dei paesi più ricchi saranno ancora meno inclini a dare una mano. “Le banche estere si sono preparate a sostenere grandi costi per vendere il debito ‘tossico’ estero sovrano, così l’idea ora di ricaricarselo sembra fantasiosa”, dice Jon Pace, analista di Nomura.

 

I governi che sperano in una mano d’aiuto nei mercati obbligazionari forse dovranno guardare oltre le loro banche vacillanti.

 

Articolo originale: Staggering to the rescue

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