Banche: sofferenze crollate di 22,5 miliardi in un anno, ma ecco perché risaliranno

Sofferenze bancarie crollate di un quarto nel 2017, ma potrebbero risalire in queste settimane. E per famiglie e imprese italiane sarà più difficile ottenere un prestito.

di , pubblicato il
Sofferenze bancarie crollate di un quarto nel 2017, ma potrebbero risalire in queste settimane. E per famiglie e imprese italiane sarà più difficile ottenere un prestito.

Secondo l’ultimo rapporto mensile dell’Abi, nel mese di dicembre del 2017 le sofferenze nette delle banche italiane sono scese a 64,3 miliardi di euro, segnando un calo di 22,5 miliardi in un anno, ovvero di quasi il 26%. Adesso, incidono per il 3,71% degli impieghi complessivi, giù dal 4,89% di un anno primo. Tenendo conto, però, che i crediti erogati a famiglie e imprese sono stati pari a 1.366 miliardi a dicembre, l’incidenza delle sofferenze nette sui prestiti al settore privato sale al 4,7%, vale a dire che, pur al netto delle svalutazioni, un prestito su venti risulta ancora malato, una percentuale relativamente elevata.

Va da sé, infatti, che non siano gli oltre 400 miliardi di prestiti erogati alla Pubblica Amministrazione e a enti pubblici stranieri a pesare sulla montagna delle sofferenze bancarie.

Per quanto certamente positivo, il trend dell’ultimo anno non segnala tanto un miglioramento delle condizioni di famiglie e imprese, bensì è frutto più che altro delle maxi-cessioni di crediti deteriorati da parte degli istituti per fare pulizia nei bilanci. Lo scorso anno, infatti, dovrebbero essere stati ceduti a terzi Npl (“Non performing loans”) per un controvalore di circa 25 miliardi.

Crisi banche, BCE invoca mercato elettronico per Npl

Le ripercussioni imminenti sul credito

Attenzione ai risultati di questi primi mesi dell’anno, perché potrebbe accadere che le sofferenze iscritte a bilancio da parte delle banche italiane improvvisamente s’impennino. Perché? Ragioni tecnico-contabili. Dal prossimo mese di aprile, quasi certamente la BCE e la Commissione europea introdurranno a marzo una stretta sui crediti dubbi (“addendum”). Quelli di nuova iscrizione, emersi dai prestiti erogati da quest’anno, dovranno essere coperti integralmente; in 2 anni, qualora sprovvisti di garanzie, in 7 anni se coperti. Per le banche dell’Eurozona significa criteri ben più restrittivi di quelli odierni, in quanto dovranno accantonare più capitale sui prestiti a rischio (scaduti, inadempienze probabili e sofferenze). Per anticipare tale svolta e minimizzare l’onere futuro, gli istituti potrebbero decidere di classificare come deteriorati più crediti possibili per questo primo trimestre, prima che scatti la nuova normativa.

In questo modo, sui nuovi Npl portati allo scoperto non sarebbero tenute ad accantonare più capitale di quanto non facciano oggi. Un trucchetto contabile, che durerà poche settimane e lascerà inevitabilmente il passo alle nuove regole, che si preannunciano dolorose non solo e non tanto per le banche, ma specie per famiglie e imprese.

Dovendo minimizzare più di prima il rischio di esporsi verso clienti inadempienti, le banche faranno le pulci a chiunque chiederà loro un prestito, specie se una piccola impresa o una famiglia a basso reddito. Il problema potrebbe porsi, in particolare, proprio in Italia, dove il tessuto economico è caratterizzato per il 95% proprio da imprese di piccole dimensioni, le meno solide sul piano delle garanzie. Il colpo potrebbe essere accusato anche dalla ripresa economica, perché se le banche stringessero i cordoni della borsa dopo averli faticosamente appena riaperti, il rischio di “credit crunch” diventa concreto e con esso un rallentamento della già flebile crescita.

Sulle banche italiane in arrivo doppia mazzata UE su bond e Npl

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,
>