Banche, salvataggio vicino per MPS: perché la Francia ora ci vuole aiutare?

Il salvataggio di MPS e delle altre banche italiane a carico dello stato ci sarà, perché la Francia, in particolare, ha interesse che al nostro paese non accada nulla di cattivo.

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Il salvataggio di MPS e delle altre banche italiane a carico dello stato ci sarà, perché la Francia, in particolare, ha interesse che al nostro paese non accada nulla di cattivo.

Si avvicina una soluzione pubblica per MPS. Il salvataggio a carico dei contribuenti italiani ci dovrebbe essere, anche se resta da vedere quale sarà il prezzo da pagare per la palese infrazione delle nuove regole sulla risoluzione delle banche in Europa, note come bail-in.

Ne sapremo di più dal 29 luglio in poi, data in cui saranno resi noti i risultati degli stress-test sui principali gruppi bancari dell’Eurozona, sottoposti alla vigilanza della BCE. In quell’occasione, Francoforte ci confermerà o meno quale sia il deficit di capitale per Siena. Poiché quasi certamente l’istituto non sarà in grado di ricapitalizzarsi autonomamente sul mercato, avrà bisogno del sostegno del Tesoro, dato che non è consentito che una grande banca resti sotto-patrimonializzata.

Avrà stupito non pochi la presa di posizione in favore dell’Italia del ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, il quale ha dichiarato prima dell’Eurogruppo di lunedì-martedì, che le regole vanno applicate con intelligenza e che bisogna essere solidali con il governo italiano.

Salvataggio banche italiane, gli interessi in gioco

Qualcuno potrebbe ipotizzare la costituzione di una sorte di asse Roma-Parigi per contenere le richieste ferree della Germania di andare avanti senza cedimenti con le nuove regole. Ma la solidarietà tra popoli latini non c’entra davvero nulla con la volontà della Francia di consentire all’Italia di salvare con denaro pubblico le sue banche.

L’Europa (tutta, senza eccezioni) teme che se una o più banche italiane dovessero essere costrette a imporre perdite anche agli obbligazionisti, si potrebbe scatenare una fuga dei capitali da Roma, che in breve tempo scatenerebbe una seconda ondata di attacco finanziario contro il Belpaese, mettendo a rischio la tenuta dell’euro in una fase già di grande fragilità anche della UE.

 

 

 

Crisi debito sovrano sarebbe sciagura per Europa

Si teme, in particolare, che gli investitori tornino a vendere azioni e titoli del debito pubblico e privato degli italiani. Se ciò accadesse, le ripercussioni negative sarebbero a carico anche di chi è esposto verso l’Italia.

E casualmente, le banche francesi posseggono ben 250 miliardi di euro di BTp. Si tratta di una montagna di debito pubblico tricolore nelle mani degli istituti transalpini, che rischia di trascinare nel baratro anche la finanza francese.

E sempre casualmente, l’ex banchiere centrale Lorenzo Bini-Smaghi, oggi presidente di Société Générale, si è speso nei giorni scorsi in favore di un salvataggio pubblico delle banche italiane, chiedendo anch’egli flessibilità nell’esecuzione delle nuove regole.

Quasi 380 miliardi in gioco

Attenzione, però, perché anche le stesse banche tedesche sono esposte ai nostri titoli di stato per 83,2 miliardi, tre volte in meno delle concorrenti francesi, ma pur sempre per un importo elevato. La sola Deutsche Bank possiede 11,76 miliardi del nostro debito sovrano. E quelle spagnole detengono BTp per 44,6 miliardi. Complessivamente, escludendo il nostro paese, le banche delle prime tre economie dell’Eurozona hanno in pancia quasi 380 miliardi di titoli di stato italiani, quanto basta per fare pressione sui rispettivi governi, affinché l’applicazione del bail-in sia meno rigida possibile.

Ancora una volta, quindi, la politica farà un passo indietro rispetto agli interessi reali in gioco e concederà all’Italia di infrangere le regole, gravando le finanze pubbliche di un onere, che potrebbe ammontare fino a 40 miliardi, il 2,5% del nostro pil. Debiti, che si accumuleranno sui 2.200 miliardi e passa già al nostro passivo.

 

 

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