Banche, riforma popolari: terremoto giudiziario in arrivo per governo Renzi?

Sulle banche italiane possibile un imminente terremoto giudiziario, che riguarderebbe il governo Renzi. Parliamo della riforma delle banche popolari di inizio 2015.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sulle banche italiane possibile un imminente terremoto giudiziario, che riguarderebbe il governo Renzi. Parliamo della riforma delle banche popolari di inizio 2015.

La crisi delle banche italiane resta la croce del governo Renzi, che da mesi tratta con l’Europa un salvataggio di alcuni istituti a carico dello stato, ma senza infliggere perdite sugli obbligazionisti subordinati e senior. La Commissione europea è contraria alla sospensione del bail-in, concedendo al nostro paese semmai la possibilità di intervenire pubblicamente, ma condividendo l’onere con gli investitori privati (“burden sharing”).

E se già con il crac di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti nel novembre scorso si sono registrate tensioni politiche abbastanza forti, concentrate sulla persona del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, componente del governo e figlia dell’ex vice-presidente di Banca Etruria prima del commissariamento avvenuto nel febbraio del 2014, adesso potrebbe arrivare un terremoto giudiziario dalle conseguenze devastanti per l’esecutivo.

Riforma banche popolari, il caso

Di che parliamo? Vi ricordate della riforma delle banche popolari, annunciata con decreto il 16 gennaio 2015? Con esso, il governo Renzi ha previsto un termine di 18 mesi, entro il quale questi istituti dovranno trasformarsi in società per azioni, se in possesso di attivi almeno pari a 8 miliardi di euro.

Che cos’è successo? Che nei giorni immediatamente precedenti al varo del decreto, in borsa si sono registrati movimenti anomali, ovvero una corsa all’acquisto e alla successiva rivendita, una volta uscita la notizia della nuova previsione di legge. Tra il 9 e il 22 gennaio, le azioni di Ubi Banca crebbero del 24%, quelle di Banca Etruria del 60%, del 32% di Banco Popolare, del 35% di Banca Popolare di Milano, del 31% della Popolare dell’Emilia Romagna, numeri nettamente superiori al +17% messo a segno nello stesso arco di tempo mediamente da tutte le banche quotate in borsa.

 

 

 

Sospetti su movimenti anomali in borsa

In quei giorni, l’Ingegnere Carlo De Benedetti acquistò azioni per un controvalore di 6 milioni di euro, realizzando plusvalenze per 600.000 euro, attraverso la controllata Romed. La Consob ha aperto da tempo un fascicolo e ha ascoltato proprio il patron del Gruppo L’Espresso, che non ha trovato niente di meglio che sostenere che di quel decreto “sapevamo tutti”. Parole, riprese qualche giorno fa dall’ex premier Massimo D’Alema, secondo cui l’Ingegnere avrebbe riferito che del varo del decreto aveva saputo direttamente da Palazzo Chigi.

Lo stesso premier Matteo Renzi a giugno è stato ascoltato dalla Vigilanza come persona informata sui fatti. Se dovesse essere appurato che vi fu una fuga di notizie, la quale avrebbe favorito alcuni investitori nei giorni precedenti al varo della riforma, il premier potrebbe leggere il suo nome iscritto nel registro degli indagati da parte della Procura di Roma (alla quale la Consob trasmetterebbe il fascicolo), con l’accusa di “insider trading”.

Nei mesi scorsi, un autorevole giornalista, peraltro del Corriere della Sera, Paolo Mieli, aveva messo in guardia dalla pubblicazione in piena estate di intercettazioni, che avrebbero riguardato proprio Renzi. Che abbiano a che fare con l’indagine avviata dalla Consob?

 

 

 

Governo indebolito su trattative banche con UE

Una cosa appare scontata, ovvero che nel caso fosse ufficializzata un’inchiesta giudiziaria a carico di un qualche esponente dell’esecutivo sui fatti di inizio 2015, la posizione negoziale del governo nei confronti dell’Europa sul tema banche sarebbe molto indebolita. Chi venisse accusato di avere agevolato qualche esponente amico nel mondo della finanza, difficilmente potrebbe ottenere da Bruxelles il via libera per un salvataggio pubblico, che sgravi totalmente gli investitori privati.

A quel punto, sorgerebbe il sospetto anche tra i più benevoli in Europa verso Renzi, che non si tratti di un’operazione, che privilegi alcuni soliti noti, a discapito dei contribuenti italiani. Sospetto più che legittimo, se si considera che ad essere salvata per prima sarebbe MPS, la banca che il PD indirettamente ha gestito fino al passato recentissimo, nominando i vertici della Fondazione, che controllando l’istituto, a sua volta nominava i dirigenti di Siena.

 

 

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Argomenti: bail in, Banche italiane, Crisi delle banche, Economia Europa, Economia Italia, Governo Renzi, Matteo Renzi