Banche, nazionalizzazione e bail-in light: ecco lo scenario inquietante a breve

La crisi di MPS è ormai senza sbocco e rischia di provocare un'ondata di nazionalizzazione delle banche italiane e di applicazione del bail-in light, ovvero con impatto meno brusco sugli obbligazionisti retail.

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La crisi di MPS è ormai senza sbocco e rischia di provocare un'ondata di nazionalizzazione delle banche italiane e di applicazione del bail-in light, ovvero con impatto meno brusco sugli obbligazionisti retail.

Quest’oggi, l’ad di MPS, Marco Morelli, è volato a Francoforte per parlare con il presidente della Vigilanza della BCE, Danielle Nouy, al fine di ottenere un rinvio della ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro, che se era considerato un piano velleitario già prima del referendum di domenica scorsa, ora che ha stravinto il “no” e che il governo Renzi sta per dimettersi, appare senza prospettive. L’intenzione del manager sarebbe di fare slittare l’operazione a gennaio, ma a questo punto avanza l’ipotesi sempre più nitida di una nazionalizzazione dell’istituto ad opera del Tesoro, rischio potenziale per altre banche, senza escludersi nemmeno l’applicazione di un bail-in light a carico degli investitori privati, ovvero azionisti e obbligazionisti subordinati.

Procediamo con ordine. MPS è riuscita a convertire bond subordinati in azioni per un controvalore di un miliardo. Restano da reperire capitali per 4 miliardi, necessari per l’aumento varato fino a 5 miliardi. Tuttavia, nessun grosso investitore sembra intenzionato a puntare su Siena, specie dopo l’esito del voto sulle riforme istituzionali. E il fondo sovrano del Qatar, con cui ancora formalmente la banca ha in corso una trattativa per 1,5 miliardi di investimenti, nei fatti si è defilato, fiutando il fallimento dell’intera operazione di salvataggio. (Leggi anche: Aumento MPS, conversione bond sarà un flop)

Probabile nazionalizzazione di MPS

Considerando, infine, che siamo alla fine dell’anno e che i capitali tendono a scarseggiare in questo periodo, nell’ipotesi più ottimistica la ricapitalizzazione di MPS sarebbe rinviata a gennaio. In realtà, è molto, molto probabile che non ci sarà, almeno non ad opera dei privati.

Il primo dossier, che il nuovo governo si troverà ad affrontare nelle prossime settimane non sarà, infatti, quello sulla legge elettorale, ma sui salvataggi bancari. E’ ormai diffusa la sensazione, che il Tesoro potrebbe presto intervenire per nazionalizzare l’istituto senese. Come? Le modalità sarebbero diverse: si spazia dall’iniezione diretta di capitali alla richiesta di aiuti all’ESM, il Fondo europeo di salvataggio. In ogni caso, bisognerà condividere le perdite con azionisti e obbligazionisti subordinati, anche se applicando un bail-in in versione leggera, come dicevamo prima. (Leggi anche: Obbligazioni MPS, bail-in è adesso)

 

 

 

 

Obbligazionisti subordinati azzerati e risarciti?

Lo scenario probabile sarebbe il seguente: il Tesoro impiega i 4 miliardi che mancano a MPS per mettersi in sicurezza, diventando temporaneamente (chissà per quanto) azionista al 50% della banca, dopo avere azzerato le azioni dei soci attuali e convertito in azioni le obbligazioni subordinate per un controvalore di altri 4 miliardi di euro.

Gli investitori individuali verrebbero risarciti con la creazione di un apposito fondo statale, sul modello di quanto accaduto con le quattro banche salvate un anno fa. Il prezzo di riacquisto dei titoli da parte dello stato potrebbe essere del 100% il loro valore nominale o inferiore, ma l’aspetto più importante è che i piccoli investitori non perderebbero tutto. Attenzione, però perché ad essere salvati, almeno in grossa parte, sarebbero solo quanti avessero acquistato i titoli all’atto della loro emissione o eventualmente prima del giugno 2014, data di recepimento dell’Italia della disciplina sul bail-in. E gli importi tutelati arriverebbero a 100.000 euro, non di più. (Leggi anche: Banche fallite, obbligazionisti subordinati sono stati cavie del bail-in)

Rischio contagio verso le altre banche italiane

Ora, questo schema potrebbe pure bastare a salvare MPS, ma rischia di creare il panico tra gli investitori delle altre banche italiane, verso cui potrebbe attecchire una sorta di contagio della crisi. Nessuno acquisterebbe più obbligazioni di alcun tipo degli altri istituti e ancora meno le azioni. Sarebbe una sciagura finanziaria, per evitare la quale avanza lo spettro di un salvataggio massiccio e sempre per mezzo dello stato, una Tarp italiana.

In altre parole, il Tesoro inietterebbe coattivamente capitali in tutte le principali banche gravate da crediti deteriorati, al fine di segnalare ai mercati la soluzione definitiva al problema delle sofferenze e della conseguente sotto-capitalizzazione del nostro sistema bancario. Dopo un certo lasso di tempo, una volta ripristinata la fiducia, i corsi azionari salirebbero e così pure quelli dei bond, consentendo allo stato di cedere le quote detenute, uscendo dal capitale delle banche. (Leggi anche: Crisi MPS, rischio contagio banche italiane)

 

 

Perdite bancarie a carico del debito pubblico

C’è un problema non indifferente in questo scenario: i fondi. Il Tesoro potrebbe trovarsi a impiegare decine di miliardi di euro (non meno di venti) per mettere in salvo le nostre banche, ma il costo immediato di questa operazione sarebbe la lievitazione del debito pubblico, sia che essa venisse finanziata con emissione diretta di BTp, sia che avvenisse con la richiesta di prestiti all’ESM.

Ci aspetta un trasferimento delle perdite dai privati allo stato, come da copione, quando ad esserci di mezzo ci sono le banche. D’altronde, ha dichiarato il governatore centrale austriaco Ewald Nowotny, l’Italia non ha aiutato pubblicamente le banche sinora, a differenza di altri paesi. Come dire, potreste iniziare a farlo presto. (Leggi anche: Tra bad bank e bail-in a pagare saranno gli italiani?)

 

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